PSA-Opel: la Spagna è il Paese chiave per tagliare i costi

La Spagna è strategica per l'accordo Opel-PSA: è l'unico Paese dove i due "sposi" hanno stabilimenti. Le sinergie taglia-costi preoccupano i sindacati

24 febbraio 2017 - 17:06

La produzione di gruppi meccanici differenti a seconda dei marchi, siano essi motori, cambi e addirittura interi pianali, è diventata un tema di stretta attualità (leggi come la fantastica Alfa Romeo Stelvio condivide la piattaforma Giorgio con la Giulia). Gli automobilisti interessati alle vetture piccole e medie generalmente non sono infatti così appassionati da considerare un motore o il tipo di sospensioni come un fattore di scelta e così le Case cercano di tagliare i costi condividendo componenti e pianali. Le nozze PSA-Opel hanno obiettivi ambiziosi e le premesse per raggiungere il risultato sembrano esserci tutte ma uno stabilimento spagnolo di PSA è a rischio chiusura.

UNICITÀ SPAGNOLA La Spagna offre a Carlos Tavares, AD del gruppo PSA, l'opportunità di ridurre rapidamente i costi di sviluppo e produzione delle auto.

La Penisola Iberica è infatti l'unica area nella quale esistono impianti di produzione sia PSA sia Opel. Sarebbe quindi relativamente facile ottenere quei risparmi sui quali ha fatto leva Tavares per convincere gli investitori a sostenere il suo progetto di acquisizione del marchio tedesco. In effetti PSA ha 2 impianti e Opel uno; l'insieme dei tre impiega una forza lavoro complessiva di circa 13.000 addetti.

EFFICIENZA FA RIMA CON LICENZIAMENTI? L'impianto più piccolo è anche il più “antico”: si tratta dello stabilimento di Villaverde, nato negli anni '50. Questo sito, di proprietà del Gruppo PSA, sta funzionando al di sotto della sua capacità produttiva e costruisce un solo modello, la Citröen C4 Cactus (leggi l'intervista nella quale Anne Ruthmann spiega la C4 Cactus). Lo stabilimento è di limitate dimensioni perché è situato nell'area urbana di Madrid ed è da qualche tempo che ha un futuro incerto: l'attuale produzione è infatti frutto di un contratto per produrre esclusivamente la C4 Cactus ma era comunque candidato per produrre, alla fine di quest'anno o all'inizio del 2018, il restyling della vettura. Un elemento di incertezza c'è già perché l'anno scorso, a seguito di un calo della domanda della Cactus, 1.300 su 1.700 addetti hanno subito riduzioni temporanee dell'orario di lavoro e oggi Villaverde sta producendo a circa il 40% delle sue capacità, secondo quanto riportato da Autonews. La notizia della vendita di Opel a PSA ha quindi suscitato molto allarme: fonti sindacali hanno riferito a Reuters che la produzione potrebbe essere assorbita dal ben più grande impianto di Vigo o, a questo punto, dal sito Opel di Saragozza (sapevi che Opel e PSA collaboravano già per le crossover proprio a Saragozza?).

IRONIA DELLA SORTE Un altro fatto congiura contro Villaverde: l'entità PSA-Opel potrebbe spostare la produzione avendo due possibilità, Saragozza o Vigo, e questo aumenterebbe l'utilizzo della capacità produttiva degli impianti del nuovo Gruppo dal 70 % di oggi all'85%, secondo i calcoli di Reuters. Qualche licenziamento avverrà sicuramente ma la maggior parte dei risparmi dovrebbe derivare dalla messa in comune piattaforme e motori, enfatizzando al massimo accordi già presenti. Una piattaforma condivisa darà infatti vita a Saragozza, dopo l'estate, alla nuova C3 Picasso mentre Vigo produrrà l'utilitaria Opel Combo nel 2018.

Gli stabilimenti spagnoli non sono comunque gli unici a tremare: PSA ha dovuto confermare gli accordi precedentemente siglati da Opel per la Germania (nessun licenziamento fino alla fine del 2018 e investimenti nei siti produttivi fino al 2020). Iniziative analoghe sono state prese nel Regno Unito (leggi degli incontri con Theresa May perché le fabbriche di GM in UK sarebbero a rischio) e in effetti qualche timore nasce perché i salari pesano per il 15% del fatturato Opel contro il 10% di Psa, un dato da imputare all'ammazza-costi Tavares. Sarebbe politicamente imbarazzante chiudere stabilimenti in Francia e Germania, le patrie dei 2 marchi, e quindi la Spagna è ancor più a rischio. Parlando di fusioni e condivisione di piattaforme come non pensare poi a Sergio Marchionne? La sua presentazione Confessions of a Capital Junkie (la trovate in allegato) è un inno all'integrazione e riflette bene il suo pensiero, che lo ha portato a cercare accordi con molti e principalmente con GM (leggi perché GM teme le nozze con FCA). Alla fine le integrazioni saranno fatte e riguardano General Motors ma non FCA: e dire che il matrimonio PSA-Opel viene criticato dagli analisti per le troppe sovrapposizione nei modelli e per l'eccessivo radicamento in Europa!

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