Prezzi di Stato per i carburanti: pro e contro dell’idea Faib e Fegica

Prezzi di Stato per i carburanti: pro e contro dell’idea Faib e Fegica

Faib e Fegica chiedono al Governo di ripristinare temporaneamente i prezzi amministrati dei carburanti per contrastare i rincari e tutelare i consumatori

 

Faib e Fegica chiedono al Governo di ripristinare temporaneamente i prezzi amministrati dei carburanti per contrastare i rincari e tutelare i consumatori

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1 Settembre 2026 - 10:03

Coi prezzi alla pompa altissimi (benzina 2,022 euro e diesel 2,130 euro), e il barile di petrolio sceso sotto 90 dollari, Faib e Fegica chiedono al Governo di ripristinare temporaneamente i listini di Stato per i carburanti. Niente mercato libero per qualche mese, ma un organo preposto che fissa i listini, come avveniva sino agli anni 1990. “È arrivato il momento di affrontare seriamente la questione per restituire ai cittadini quanto eroso da guerre e situazione internazionale”, dicono le organizzazioni di categoria dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti. L’auspicio è l’attivazione della clausola contenuta nella delibera CIPE, Comitato interministeriale per la programmazione economica: “Ha introdotto la liberalizzazione dei prezzi ma ha lasciato una strada aperta alla sospensione qualora le tensioni mettano i prezzi fuori controllo. Le norme per tornare almeno transitoriamente al prezzo sorvegliato (amministrato) esistono”.

PREZZI CARBURANTI: IL PROBLEMA DEI DECRETI

La politica di attenzione verso il sistema dell’energia, proseguono i sindacati, non può essere lasciato all’estemporaneità delle scelte assunte sull’onda dell’emozione. Continuare a intervenire sulle accise non risolve il problema.

“Esiste una certa ritrosia da parte di chi sta guadagnando (soprattutto da raffinazione) a ragionare in termini di economicità di sistema”. Morale: “Il Governo potrebbe gettare il cuore oltre l’ostacolo e attivare quella clausola contenuta nella delibera CIPE”.

PREZZI DI STATO PER BENZINA E DIESEL: VANTAGGI

A nostro giudizio, l’idea ha pro e contro. L’introduzione temporanea di prezzi amministrati per benzina e diesel offrirebbe una risposta immediata e calmierante al carovita che erode il potere d’acquisto delle famiglie e dei lavoratori pendolari.

Fissare i listini per via statale eliminerebbe le speculazioni della filiera e le ampie sproporzioni tra il costo effettivo del greggio al barile e il prezzo finale praticato alla pompa, specialmente nei momenti di forte tensione geopolitica internazionale.

Questa misura garantirebbe una maggiore stabilità e prevedibilità dei costi energetici, alleggerendo la pressione sui bilanci delle piccole e medie imprese, degli autotrasportatori e dei consumatori finali, i quali subiscono passivamente le oscillazioni estreme del mercato libero.

Inoltre, si supererebbe la logica dei decreti governativi e dei tagli temporanei delle accise, interventi costosi spesso giudicati inefficaci a incidere strutturalmente sulle dinamiche dei margini di raffinazione e distribuzione.

Prezzi di Stato per i carburanti in Italia

PREZZI DI STATO PER BENZINA E DIESEL: SVANTAGGI, E L’UE SI OPPORREBBE

Di contro, secondo noi, il ritorno ai prezzi statali dei carburanti comporterebbe forti distorsioni economiche e disincentivi strutturali per gli operatori del settore energetico. Il blocco o la fissazione autoritativa dei listini rischia di comprimere eccessivamente i margini operativi dei gestori degli impianti e delle compagnie petrolifere, penalizzando la competitività aziendale e scoraggiando gli investimenti privati in innovazione e transizione ecologica lungo la filiera.

Sul piano macroeconomico, un prezzo amministrato disconnesso dai reali costi di approvvigionamento internazionale può generare squilibri di bilancio per lo Stato, oltre a falsificare i segnali di prezzo che dovrebbero invece guidare i consumatori verso una maggiore efficienza energetica e una riduzione dei consumi di combustibili fossili.

Questa misura rischia inoltre di innescare tensioni con le normative comunitarie sulla concorrenza e sul mercato interno dell’Unione Europea, aprendo a potenziali contenziosi legali e scoraggiando gli operatori esteri dall’investire nel mercato italiano della distribuzione carburanti, con il pericolo concreto di inefficienze operative a lungo termine.

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