Poggiatesta, secondo una ricerca sarebbero inadatti alle donne

Una ricerca universitaria avrebbe dimostrato come i poggiatesta delle auto non siano adatti a proteggere la salute delle guidatrici

9 novembre 2011 - 10:00

I poggiatesta sono una componente molto importante della dotazione di sicurezza di qualsiasi auto. Il loro compito è di proteggere il collo e la testa del guidatore e dei passeggeri dalle conseguenze che un urto molto violento può avere. Nel corso degli anni si sono evoluti anche loro, introducendo tecnologie come i poggiatesta attivi, che hanno diminuito ancora di più la possibilità di lesioni al collo e colpi di frusta. Secondo una recente ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati dal New York Times, i poggiatesta sarebbero però stati sempre progettati pensando solamente alla fisionomia maschile, ignorando quasi completamente quella femminile.

DIECI ANNI DI ANALISI – Anche se questo genere di ricerche spesso e volentieri lasciano il tempo che trovano, è interessante dare un'occhiata al metodo di ricerca usato e alle conclusioni che si sono tratte. Lo studio è stato condotto dall'Università della Virginia (USA) in collaborazione con l'Università di Navarra (Spagna). I due atenei hanno analizzato un elenco di incidenti automobilistici occorsi nell'arco di dieci anni (1998-2008) con al volante guidatori sia donne che uomini, con un'età media di circa 36 anni. Il risultato, confermato anche dall'American Journal of Public Health, ha evidenziato come nel 47% dei casi le donne avrebbero subito delle lesioni superiori a quelle dei guidatori uomini.

OPINIONI – Il risultato della ricerca dovrebbe dare da pensare, anche se alcune premesse andrebbero chiarite maggiormente. I crash test effettuati dalla Case per verificare il livello dei sistemi di sicurezza di un'auto spesso tengono in considerazione qualunque tipo di passeggero che potrebbe essere a bordo, anche se nel posto guida di norma si usa un manichino uomo 50percentile. I ricercatori parlano, quindi, di una struttura “andro-centrica” nella progettazione delle auto, ma andrebbero spiegati maggiormente i dettagli di una simile conclusione. Le due Università sono comunque partite dalla considerazione che, in media, il fisico di una donna è tendenzialmente più fragile di quello di un uomo. Questo è sicuramente un fattore di cui i produttori dovrebbero tenere conto e non abbiamo motivo di credere che così non sia già. Sempre secondo la ricerca, le donne tra i 30 e i 40 anni sarebbero tra le più soggette a lesioni (43%). La premessa è buona, ma poi forse alcuni dei dati pubblicati, e riportati anche da alcuni quotidiani nazionali, finiscono per fare una leggera confusione. Questo è il caso della rilevazione che l'età del veicolo ha un ruolo preponderante nei casi di lesioni delle guidatrici. Potremmo affermare che lo stesso vale per gli uomini e forse sarebbe il caso di fare uno studio concentrato sulle categorie e le età dei veicoli, visto che non si può paragonare il livello di sicurezza di un'auto moderna con una di dieci anni fa.

SOLUZIONI – In linea generale la ricerca ha senza dubbio una sua valenza e fornisce dei dati su cui sarebbe il caso di ragionare. Detto questo, però, bisogna considerare che le auto più recenti hanno sistemi di sicurezza (vedi i crash test che misurano l'efficacia dei sedili e del poggiatesta) che solo fino a pochi anni fa non erano nemmeno immaginabili e che un'analisi come quella condotta è influenzata dalla presenza dei veicoli piuttosto datati che, per forza di cose, sono meno sicuri di quelli attuali, a prescindere dal sesso di chi è al volante.

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