Pneumatici dagli scarti del riso: in Cina partono le vendite

Goodyear ha scelto l'Asia per il lancio ufficiale delle gomme prodotte da lolla di riso. Quando in Europa?

12 giugno 2015 - 12:46

Sembra difficile immaginare un produttore di pneumatici, come Goodyear, affidarsi alla lolla del riso (ovvero ad uno scarto) per costruire e mettere in commercio i suoi pneumatici. Eppure la Casa americana ci crede e sta investendo su questa operazione, destinata a trovare successo (si spera) nel mercato cinese.

I NUOVI ORIZZONTI – Lontano da noi, dal nostro quotidiano modo di conoscere i prodotti che ci circondano, c'è un mondo capeggiato dalla sperimentazione, dalla voglia di avanguardia, di futuro, di impiego estremo di elementi dalle mille risorse (tanto per fare un esempio, leggete cosa fa la Pirelli). Tutto ciò consente di immaginare che da elementi di scarto del riso si può progettare un pneumatico sicuro e performante. I progressi delle bioraffinerie e della cosiddetta “chimica verde”, senza i derivati del petrolio, stanno aprendo nuove possibilità; addirittura c'è chi studia come ricavare dalle biomasse (bucce d'arancia, canna, mais) anche carrozzerie, tessuti per interni e plastiche avanzate (la Goodyear non è sola in questa avventura).

IL PROGETTO DI GOODYEAR – L'Azienda americana non si è nascosta e ha già annunciato che questa nuova formula sarà destinata al mercato cinese. Perché? È stato scelto come culla di prova, si tratta infatti di un mercato curioso e attento. A meno che non si parli di pneumatici performanti, l'iter di proposizione di un pneumatico “nuovo” in molti sensi, è questo: prima di prendere “schiaffi” nel Vecchio Continente, meglio fare esperienza altrove…sempre poi per arrivare in Europa preparato al 100%! Perfezionato dall'equipe di Surendra Chawla, direttore R&D di Goodyear, il processo punta a derivare silice dalla cenere di lolla di riso, ovvero la buccia del chicco eliminata durante la lavorazione e spesso bruciata per generare elettricità o ridurre la quantità di scarti. Questo genere di silice viene estratto da anni, ma secondo Chawla “solo i processi più recenti hanno permesso di creare una tipologia con una qualità sufficiente da essere impiegata nei pneumatici”. A quanto pare, i benefici ottenuti da questo tipo di lavorazione sembrano diversi, infine, considerazione non da poco, la silice ottenuta dalla lolla richiede molta meno energia rispetto a quella ricavata dalla sabbia.

UNA MESCOLA, VARIE PERFORMANCE – Che tipo di pneumatico la Goodyear promette di offrire al mercato cinese? Entrando nel tecnico scopriamo che la silice viene usata come agente di rinforzo nelle mescole del battistrada; ciò vuol dire che rispetto al più tradizionale nerofumo, il composto riduce la resistenza al rotolamento e quindi i consumi. In più (sempre come riferito dalla Goodyear), la soluzione “può avere un impatto positivo sull'aderenza del pneumatico sul bagnato”. Questi pneumatici “green” sono stati studiati per due anni nel centro ricerche di Akron, in Ohio: la conclusione è che l'impatto sull'utilizzo della silice dal riso “è paragonabile a quello delle fonti tradizionali”.

PRONTI A PARTIRE – Ecco come la Goodyear sta gestendo la logistica degli pneumatici “green” ricavati dagli scarti del riso. Il Produttore americano ha stretto un accordo con la Yihai Food and Oil per l'approvvigionamento della silice “green”: i pneumatici verranno prodotti nello stabilimento di Pulandian, sulla costa orientale del Paese, per essere commercializzati a breve. L'azienda è già alla ricerca di altri fornitori e partner commerciali e, come si evince dalle parole di Richard Kramer, presidente e Ceo di Goodyear, l'entusiasmo è alto: “Questa nuova silice presenta numerosi vantaggi ambientali. Riduce la quantità di scarti da smaltire, richiede una minore quantità di energia per la sua produzione e contribuisce a rendere i pneumatici più efficienti dal punto di vista dei consumi”. La sfida futura? L'ha suggerita Chawla: “Un giorno potremo avere pneumatici interamente prodotti con risorse rinnovabili”. La strada è ancora lunga, ma restiamo, incuriositi, alla finestra. Dopo tutto, questa “terra” del mondo automotive è affascinante e per certi versi ancora inesplorata.

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