Pneumatici dalla gomma "verde?: è l'ambiziosa mission di Michelin

Produrre gomma naturale in maniera ecosostenibile e rispettosa: è questo lo scopo di un ambizioso progetto che coinvolge anche il WWF

27 maggio 2015 - 12:00

Anche se gli pneumatici sono elementi molto tecnologici essi hanno bisogno di gomma naturale per poter essere prodotti. L'idea dell'accordo è rendere la coltivazione degli alberi della gomma un processo eco-friendly e un'occasione di riforestazione e lavoro.

CONTRO LA DEFORESTAZIONE – Vediamo chi sono i partner di questa joint venture. Michelin, con i suoi 126 anni di storia industriale, non ha bisogno di troppe presentazioni se non per quel che riguarda la sua vocazione al turismo. Le sue celebri Guide hanno accompagnato per decenni milioni di viaggiatori e l'avvento di Internet ha offerto altri modi di guidare i turisti, ad esempio tramite il sito ViaMichelin e le app per smartphone e tablet. È così che oggi il Gruppo produce, annualmente, più di 170 milioni di pneumatici, vende 13 milioni di carte e guide in 170 Paesi e calcola 1,2 miliardi di itinerari tramite ViaMichelin. Barito Pacific Group (BPG) è un grande gruppo indonesiano le cui attività spaziano oggi in settori quali petrolchimico, geotermico, elettricità, petrolio e gas, estrazione mineraria, l'immobiliare e le coltivazioni, queste ultime un retaggio della sua nascita come industria di legnami. La joint venture vedrà il 53% di proprietà di BPG mentre il restante 47% sarà di Michelin e varrà 55 milioni di dollari. L'accordo prevede la riforestazione, che è un'inversione di tendenza in una zona pesantemente devastata dal taglio incontrollato degli alberi, di 88.000 ettari suddivisi in tre concessioni.

GOMMA MA ANCHE AMBIENTE – È confortante sapere che la metà delle aree coinvolte nel progetto sarà dedicata alla conservazione e ricostituzione di un ambiente sostenibile e rispettoso della tradizione, con coltivazioni di specie vegetali locali al servizio delle comunità locali. Le aree destinate agli alberi della gomma, nelle province di Jambi (Sumatra) e del Kalimantan-Timur nord-orientale (Borneo), si stima potranno produrre circa 80.000 tonnellate l'anno. Le previsioni per l'impiego indicano, per questo progetto, la creazione di 16.000 posti di lavoro locali, diretti e indiretti (leggi il dietro le quinte della produzione della gomma). I produttori di pneumatici, che consumano circa il 70 % della produzione mondiale di gomma naturale, non sono nuovi a progetti del genere: anche se non avessero inclinazioni ecologiste dovrebbero comunque combattere la deforestazione selvaggia, che minaccia anche le coltivazioni degli alberi della gomma. Sulla scia di queste difficoltà nascono anche progetti alternativi per la produzione della materia prima: sia Bridgestone sia Continental, per esempio, pensano al Tarassaco ma c'è anche il Guayule.

LA CONSULENZA DEL WWF – Interesse o meno, non può che far piacere l'impegno di un grande gruppo industriale contro l'abbattimento selvaggio dei nostri silenziosi amici verdi: gli alberi. Non tutte le coltivazioni sono però virtuose ed è per questo che Michelin ha siglato accordi anche con il WWF, quel World Wildlife Fund impegnato da anni nella conservazione della natura. Il WWF, nell'arco dei 4 anni di durata dell'accordo firmato il 24 aprile scorso, promuoverà presso gli enti dell'industria della gomma le “buone pratiche” nel campo della coltivazione degli alberi della gomma, dei metodi di estrazione e della trasformazione del lattice. Il WWF cercherà e proporrà inoltre le migliori soluzioni, compresa la protezione di 2 parchi nazionali, per le nuove piantagioni mentre le sua sezione francese si occuperà della conservazione e recupero di flora e fauna locali all'interno e nei pressi delle zone di concessione.

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