Petrolio: ma non era quasi finito?

La produzione di petrolio cresce ogni giorno ma sono pronti oltre 70 progetti di nuovi impianti estrattivi, ora stoppati per via della crisi prezzi

15 gennaio 2016 - 15:50

La filiera petrolifera è – e sarà ancora per lungo tempo – il cuore e le arterie di tutta l'industria della Terra perché il petrolio è il “sangue” dell'economia, sia come fonte energetica sia come materia prima per la fabbricazione di tantissimi materiali. È un settore ad alta intensità d'investimento che risente moltissimo degli sbalzi delle quotazioni, un fattore in grado di mettere in difficoltà società dai bilanci miliardari.

E IO NON TI ESTRAGGO – È quasi superfluo ricordare quanto il petrolio e i suoi derivati siano importanti per l'automotive dato che i veicoli ad energie alternative sono ancora meno che minoritari: è quindi interessante cercare di capire come evolveranno prezzo e produzione petrolifera nei prossimi anni. Possiamo partire da una semplice osservazione, che riguarda entrambe le quantità: il prezzo è bassissimo – la discesa sotto i 30 dollari/barile non accadeva da 12 anni del greggio – ma la produzione continua ad aumentare (leggi di quando il petrolio era alle stelle a quota 122,60 dollari). Il dato, riportato dalla società di consulenza Wood Mackenzie, specializzata in materie prime, si accompagna alla notizia dei massicci tagli in investimenti che erano stati già programmati dalle compagnie petrolifere. Il risultato è un'importante, futura diminuzione delle capacità di produzione.

I TAGLI? GIÀ DA OGGI – La diminuzione delle capacità estrattive di domani si stanno preparando già oggi: secondo le stime di Wood Mackenzie i tagli già decisi negli investimenti hanno già “estinto” i 2,9 milioni di barili al giorno da essi potenzialmente consentiti, una nuova produzione – morta nella culla – che sarebbe stata paragonabile all'intera capacitò di Kuwait o Venezuela. Le stime sono inquietanti: nei primi 12 mesi di caduta dei prezzi i progetti di estrazione già pianificati e poi cancellati sono stati ben 46, equivalenti ad investimenti tagliati per ben 200 miliardi di dollari. Negli ultimi sei mesi del 2015 ne sono stati cassati altri 20, per un valore complessivo, insieme ai precedenti, di ben 380 miliardi di dollari: cifra monstre resa ancor più ancor più allarmante se si pensa che quasi la metà – circa 170 miliardi – erano investimenti programmati entro i prossimi 5 anni. Questi mancati investimenti potrebbero portare, fra 5 anni, ad una diminuzione di 1,5 milioni di barili/giorno rispetto alla produzione odierna, un calo che arriverà a 2,9 milioni nel 2025. Per inquadrare meglio la questione occorre ricordare come gli investimenti tagliati (con pesanti ricadute anche sull'occupazione del settore) avrebbero raggiunto in media il punto di pareggio ad un prezzo di circa 62 $/barile. Questa mancata produzione sarebbe probabilmente necessaria perché anche se un aumento della domanda non è certo, vista anche la recente “debolezza” evidenziata dal gigante cinese, sicuro è invece l'esaurimento di alcuni giacimenti già molto sfruttati: riuscirà questo ammanco a risvegliare le quotazioni?

I FUTURE DICONO: PREZZO BASSO! – Un breakeven point così lontano dalle odierne quotazioni spiega molto bene la cancellazione degli investimenti e fa capire come essi potrebbero riproporsi soltanto se le quotazioni salissero e, per giunta, in maniera sostanziosa. Quest'ventualità sembrà però lontana nel tempo, dato che diversi analisti pensano che gli attuali 30 dollari/barile non siano un pavimento ma un pianerottolo, dal quale partono le scale per il pianterreno dei 20 dollari e, forse, anche per lo scantinato dei 10 $! I future danno indicazioni simili perché non soltanto quelli a breve sono depressi ma anche quelli “lunghi”: tutte le scadenze per il Brent (il riferimento) fino al 2020 sembrano indicare prezzi minori di 50/$ barile, ad onta anche delle convulsioni geopolitche che interessano il Medio Oriente e il Nord Africa. Le conseguenze sugli automobilisti italiani non saranno così immediate: le accise sono uno “zoccolo duro” (leggi se sarà possibile annullarle con la petizione) e il rafforzamento del dollaro sull'euro – la maggior parte del greggio viene trattata in dollari – limiteranno le diminuzioni dei prezzi alla pompa, senza contare le manovre e gli imbrogli di qualche operatore poco pulito (leggi del caro benzina a Pasqua).

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