Petrolio: Houthi minacciano anche rotta sul Mar Rosso, incubo prezzi

Petrolio: Houthi minacciano anche rotta sul Mar Rosso, incubo prezzi

Le minacce Houthi nel Mar Rosso fanno temere blocchi alle rotte e una nuova impennata dei prezzi del petrolio. Con ricadute pesanti sui listini di benzina e diesel

Le minacce Houthi nel Mar Rosso fanno temere blocchi alle rotte e una nuova impennata dei prezzi del petrolio. Con ricadute pesanti sui listini di benzina e diesel

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22 Luglio 2026 - 12:02

Non bastava lo Stretto di Hormuz ad agitare le notti degli automobilisti: ora gli Houthi minacciano anche la rotta sul Mar Rosso, con la possibilità che il costo del petrolio decolli, per influenzare i prezzi di benzina e diesel. Ci riferiamo agli Ansar Allah (i “partigiani di dio”), un movimento armato politico e religioso di stampo sciita, appartenente all’asse della resistenza, la rete di alleanze regionali guidata dall’Iran che comprende anche Hezbollah in Libano e diverse milizie in Iraq e Siria. Da Teheran, ricevono quindi supporto militare e finanziario.

Negli ultimi anni, gli Houthi hanno preso di mira con missili e droni le rotte mercantili nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb, dichiarando di voler colpire i traffici legati a Israele e ai suoi alleati (gli USA) in solidarietà con la popolazione di Gaza, riferisce l’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale.

MAR ROSSO, OSSIGENO VITALE

Il Mar Rosso rappresenta un’arteria per l’economia mondiale: attraverso questo specchio d’acqua, e il canale di Suez a cui è legato, transita una fetta mastodontica del petrolio e del gas liquefatto diretti dai mercati mediorientali verso i porti europei e nordamericani.

Quando la sicurezza di questo corridoio viene compromessa, le compagnie di navigazione e i giganti dell’energia sono costretti a optare per rotte alternative estremamente più lunghe, come la circumnavigazione dell’intero continente africano passando per il Capo di Buona Speranza.

Il tutto corroborato da premi assicurativi maggiori per il naviglio mercantile (ci si garantisce contro rischi superiori) e consumi di carburante delle navi stesse che crescono. Questo si traduce in maggiori costi e in ultima analisi in listini di oro nero, benzina e gasolio che prendono il volo.

PREZZI DI BENZINA E DIESEL CHE SALGONO SUBITO

Il prezzo dei carburanti è strettamente correlato alle oscillazioni delle quotazioni petrolifere internazionali: un’impennata del barile finisce per riflettersi nel giro di pochissimi giorni sui distributori stradali, erodendo ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie e aggravando i costi logistici delle imprese, già provate da anni di instabilità economica.

Stando a Staffetta Quotidiana, il diesel in Italia è a 2,12 euro/litro, il livello più alto da metà aprile 2026, mentre la benzina si avvicina minacciosamente a 1,95 euro/litro, ai massimi da fine maggio. Nel frattempo, il Governo Meloni è immobile: né tagli sulle accise né aiuti a consumatori e aziende.

Viceversa, alla discesa del prezzo del greggio non corrisponde un’immediata diminuzione dei prezzi alla pompa, anche per via delle speculazioni sui mercati.

Petrolio Houthi minacciano anche rotta sul Mar Rosso, incubo prezzi

SENZA INTERVENTI, SI RISCHIA GROSSO

La vulnerabilità delle catene di approvvigionamento energetico marittimo impone dunque una riflessione profonda sulla resilienza delle infrastrutture e sulla necessità di garantire la libertà di navigazione in aree strategiche così ristrette.

Senza interventi strutturali di deterrenza e di stabilizzazione dell’area mediorientale e dello Yemen, la stabilità dei prezzi dell’energia continuerà a rimanere ostaggio delle tensioni geopolitiche regionali. Lasciando Europa e mercati globali perennemente esposti al rischio di nuove crisi inflattive.

È UNA PRIMA VOLTA

Tra il 2023 e il 2024, un’identica minaccia fece dirottare gran parte del traffico commerciale intorno al Capo di Buona Speranza: all’epoca, però, c’era Hormuz a fare da valvola di sicurezza. Adesso, quello sbocco non va conteggiato, e pertanto la situazione risulta incandescente.

QUAL È L’AUSPICIO

Il Brent viaggia attorno a 90 dollari al barile, a una quota pericolosa. Ma ci sarebbe una proposta di mediazione, un cessate il fuoco di 10 giorni tra Washington e Teheran: obiettivo, riaprire uno spiraglio diplomatico dopo che l’intesa di giugno 2026 si è rivelata un flop. Così dice Al-Monitor riprendendo la Reuters.

L’auspicio è che un eventuale futuro nuovo accordo si basi su fondamenta più stabili, senza poter essere scalfito né da Trump né da Teheran.

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