Iran chiude Stretto di Hormuz e prezzi di nuovo alle stelle: la festa è finita

Iran chiude Stretto di Hormuz e prezzi di nuovo alle stelle: la festa è finita

I transiti di navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz sono azzerati da ieri sera: alla base, c'è la nuova escalation bellica fra USA e Iran

 

I transiti di navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz sono azzerati da ieri sera: alla base, c'è la nuova escalation bellica fra USA e Iran

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13 Luglio 2026 - 11:46

La tensione geopolitica in Medio Oriente è alle stelle: i transiti di navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz sono azzerati da ieri sera. Alla base, c’è la nuova escalation bellica fra USA e Iran, come si evince da MarineTraffic, sito di monitoraggio della navigazione in tempo reale. Teheran parla di transito al momento impossibile a causa dei “movimenti illegali delle forze armate americane nella regione”.

Ci riferiamo al passaggio marittimo più strategico del pianeta per il transito del greggio (e del gas). Nonostante le presunte rassicurazioni iniziali e la fragilità diplomatica dei mesi scorsi, la “festa” della stabilità energetica è terminata, lasciando il posto a uno scenario di incertezza che minaccia di soffocare la ripresa economica mondiale.

Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha dichiarato: se gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni assunti nel recente memorandum d’intesa siglato tra i due Paesi a giugno, l’Iran smetterà di attenervisi.

DA HORMUZ ALLA POMPA DI CARBURANTE IL PASSO È BREVE

Per l’Italia, le conseguenze sono immediate e si riflettono prepotentemente lungo la rete stradale e autostradale. I dati relativi a oggi (fonte Staffetta Quotidiana) confermano un trend di rialzo ininterrotto che dura ormai da 10 giorni. Viene alimentato anche dai recenti scambi di attacchi militari tra le forze statunitensi e quelle iraniane, che hanno colpito infrastrutture chiave, siti missilistici e depositi di munizioni in tutta l’area del Golfo.

Il mercato, temendo una perdita di offerta massiccia e prolungata, ha reagito con una corsa speculativa che ha fatto schizzare le quotazioni del petrolio Brent di oltre il 5% in poche ore. Questa turbolenza sui mercati internazionali si scarica direttamente sul portafoglio degli automobilisti.

In modalità self service, la benzina si attesta a 1,879 euro al litro, mentre il gasolio viaggia pericolosamente verso la barriera psicologica e tecnica dei 2 euro, posizionandosi a 1,989 euro. Ancora più critica appare la situazione lungo la rete autostradale, dove i rincari, già fisiologicamente più elevati, portano il gasolio a superare i 2,065 euro al litro, rendendo ogni spostamento un esborso sempre più oneroso.

ACCISE: CHE SI FA?

Reputando che il taglio accise non fosse più necessario, il Governo lo ha eliminato. L’effetto combinato di queste dinamiche – l’instabilità nel Golfo e la pressione fiscale interna – sta creando una tempesta perfetta. Nonostante una leggera flessione nelle quotazioni dei prodotti raffinati registrata nelle ultime ore, questa non è minimamente sufficiente a compensare lo shock in seguito alla ripresa delle ostilità.

Iran chiude Stretto di Hormuz e prezzi di nuovo alle stelle: la festa è finita

PROSPETTIVE CUPE

Le prospettive per le prossime settimane restano fosche. Analisti ed esperti concordano sul fatto che, finché la navigazione attraverso Hormuz resterà condizionata dalle pretese di Teheran o dai rischi militari, la volatilità rimarrà la cifra dominante delle Borse.

Le catene di approvvigionamento globali sono sotto pressione e le rotte marittime alternative, sebbene operative, comportano costi assicurativi e logistici proibitivi, che inevitabilmente si riversano sul prodotto finale.

Per gli italiani, l’estate 2026 si preannuncia dunque come una stagione di sacrifici economici, in cui il costo del pieno diviene un indicatore quotidiano della gravità di una crisi che, dal Medio Oriente, è arrivata a colpire duramente il cuore dell’economia domestica.

L’ETERNA DIPENDENZA ENERGETICA DELL’UE

Questa escalation impone una riflessione urgente sulla resilienza energetica europea e italiana. La dipendenza storica da rotte così fragili e instabili evidenzia la necessità di accelerare, senza indugi, la diversificazione degli approvvigionamenti e lo sviluppo di fonti rinnovabili domestiche.

Nel breve periodo, il rischio è una recessione causata dall’inflazione importata, che eroderebbe il potere d’acquisto delle famiglie, già duramente provate. Le istituzioni sono chiamate a gestire un equilibrio delicatissimo tra diplomazia internazionale e politiche interne di sostegno.

Monitorare l’evoluzione di Hormuz rimane vitale, poiché ogni ora di blocco traduce direttamente l’instabilità geopolitica in un costo insostenibile per la collettività e per l’intero sistema produttivo nazionale.

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