Petrolio Brent presto a 120 dollari il barile: pesanti conseguenze su benzina e diesel

Petrolio Brent presto a 120 dollari il barile: pesanti conseguenze su benzina e diesel

Con il Brent a 90 dollari e la crisi USA-Iran, Goldman Sachs prevede petrolio oltre i 120 dollari e rincari record dei carburanti in Italia

 

Con il Brent a 90 dollari e la crisi USA-Iran, Goldman Sachs prevede petrolio oltre i 120 dollari e rincari record dei carburanti in Italia

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21 Luglio 2026 - 15:40

La previsione Goldman Sachs preoccupa: il greggio Brent supererà i 120 dollari entro il quarto trimestre se le interruzioni nello Stretto di Hormuz dovessero persistere per la crisi USA-Iran. E siccome i rapporti fra Washington e Teheran sono pessimi, c’è da attendersi rincari astronomici alla pompa. Oggi, con l’oro nero a quota 90 dollari al barile e il prezzo della benzina in Italia vicino a 2 euro al litro (diesel già oltre la soglia psicologica).

In una nota datata 20 luglio, gli analisti guidati da Daan Struyven hanno affermato che la crescente tensione in Medio Oriente e il forte calo dei flussi petroliferi nel Golfo Persico spingono a più non posso insù i prezzi del greggio.

PETROLIO A 120 DOLLARI: CONSEGUENZE

La stima arriva a pochi mesi dal conflitto scoppiato tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran a fine febbraio 2026, che aveva spinto diversi analisti a prevedere un’impennata del greggio a 150 o persino 200 dollari al barile nel caso in cui le forniture in transito attraverso lo Stretto di Hormuz (da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale) avessero subìto gravi interruzioni. Con ripercussioni pesantissime sui listini ai distributori.

Tali proiezioni, tuttavia, non si sono pienamente avverate. I futures sul Brent sono saliti a circa 126 dollari al barile, ben al di sotto del record storico di 147 dollari raggiunto nel 2008. Tra il 28 febbraio e l’11 giugno, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annullato i raid contro l’Iran, il Brent si è attestato in media su circa 101 dollari al barile prima di scendere brevemente a circa 70 dollari all’inizio di luglio.

GROVIGLIO DI GUAI

Assieme ai problemi di navigazione nel Mar Rosso, va considerata la minaccia dei ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran, che potrebbero di bloccare le spedizioni provenienti dall’Arabia Saudita.

I carichi in transito sono diventati sempre più importanti per consentire al petrolio del Golfo di raggiungere gli acquirenti. In più, potrebbero impennarsi i costi di logistica e assicurazione marittima.

Goldman Sachs ha affermato che le minori scorte globali di petrolio durante il secondo trimestre hanno reso il mercato più vulnerabile alle interruzioni delle forniture. Allo stesso tempo, le minori importazioni di greggio dalla Cina e una maggiore elasticità della domanda potrebbero limitare l’entità di ulteriori rialzi.

Senza considerare l’impatto sul mercato dei prodotti (come diesel e benzina), che potrebbero subire pressioni al rialzo ancora superiori rispetto al greggio grezzo a causa dei colli di bottiglia nelle capacità di raffinazione globale.

La reazione dell’Italia? Per ora, zero taglio accise e aiuti a chi è in difficoltà da parte del Governo Meloni. Ci sarebbe l’app sui carburanti ideata dal ministero delle Imprese, che però lascia perplessi.

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TFT, ALTRE NOTE AMARE

Per i ritardi delle esportazioni di Gnl dal Golfo, la banca d’affari ha pure alzato le stime a 60 €/MWh del Tft per il terzo trimestre 2026 (da 41 €/MWh) e a 53 €/MWh per il quarto trimestre (da 40 €/MWh). Parliamo del Title Transfer Facility, è il principale hub virtuale per il commercio e lo scambio di gas naturale in Europa, situato nei Paesi Bassi.

Rappresenta il punto di riferimento e il mercato di riferimento più importante per la determinazione dei prezzi del gas nel continente europeo. Il suo valore (espresso in €/MWh) viene utilizzato come indice di prezzo standard sia per i contratti a termine (futures) sia per le transazioni spot sul mercato energetico europeo.

Un valore che fa tremare le Case auto europee, le quali da tempo lanciano l’allarme: i costi energetici elevati nell’UE rendono l’industria meno competitiva rispetto alla Cina e ad altre aree del pianeta. Il problema è sentitissimo in Italia e in Germania, dove si cercano nuove soluzioni per le fabbriche, diverse dai tagli e dalle chiusure.

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