Xpeng aggira i dazi auto UE: ecco come ci sta riuscendo (legalmente)

Xpeng aggira i dazi auto UE: ecco come ci sta riuscendo (legalmente)

La Casa cinese Xpeng sferra l’offensiva in Unione Europea, evitando in maniera legittima il muro delle extra tasse di Bruxelles

 

La Casa cinese Xpeng sferra l’offensiva in Unione Europea, evitando in maniera legittima il muro delle extra tasse di Bruxelles

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23 Luglio 2026 - 13:11

Anche Xpeng passa all’incasso, profittando delle norme UE, che prima ha introdotto il ban termico 2035, per poi piazzare dazi extra sulle auto elettriche Made in China ed esportate in Europa. Come BYD e altre, pure Guangzhou Xiaopeng Motors Technology aggira legalmente il muro doganale di Bruxelles, riorganizzando la propria strategia industriale per continuare a crescere sul mercato europeo, come descrive Autonews.

PRIMA MOSSA DI XPENG: IBRIDE PLUG-IN E AD AUTONOMIA ESTESA

La prima mossa chiave riguarda la diversificazione tecnologica e di prodotto. Mentre i dazi punitivi colpiscono esclusivamente le BEV, la normativa comunitaria lascia fuori dal perimetro di queste super-tasse le vetture ibride plug-in (PHEV) e i modelli a estensione di autonomia (EREV).

Per sfruttare questa zona franca, Xpeng ha accelerato lo sviluppo del suo sistema ibrido avanzato, il “Kunpeng Super Electric System“, e introdotto varianti ibride ed EREV – come quelle testate sulla gamma X9 -, aggirando così il salasso tariffario destinato alle BEV e puntando a conquistare i consumatori europei con prezzi competitivi.

SECONDO: MADE BY CHINA

Per eludere i dazi BEV (30,7% nel caso specifico), la società asiatica punta sulla localizzazione della produzione in Europa. Anziché esportare i veicoli finiti dagli stabilimenti asiatici, la Casa di Guangzhou ha avviato una partnership con Magna Steyr per assemblare i propri SUV elettrici, come il G6 e il G9, direttamente nello stabilimento di Graz, in Austria.

Poiché le tariffe colpiscono le importazioni di auto prodotte in Cina, la produzione locale all’interno dei confini comunitari azzera i dazi aggiuntivi, che non possono colpire le macchine Made by China ma fatte fuori dal Paese del Dragone. Come BYD in Ungheria insegna.

Così da avvicinarsi ai clienti e rendere più credibile la propria presenza industriale nel Vecchio Continente. Di converso, fare auto in Europa comporta salari, energia e costi industriali generalmente più elevati rispetto alla Cina.

Xpeng aggira i dazi auto UE ecco come ci sta riuscendo (legalmente)

TERZO: ALLEANZA SOLIDA CON VW

A questo si aggiunge la solida partnership tecnologica e industriale siglata con il Gruppo Volkswagen, che consente a Xpeng di attingere a una catena di approvvigionamento globale e a una struttura logistica già radicata nel Vecchio Continente. Combinando l’assemblaggio europeo con la flessibilità dei propulsori PHEV ed EREV, il marchio cinese riesce a mantenere i prezzi accessibili, proteggere i propri margini di profitto e neutralizzare l’impatto delle barriere commerciali di Bruxelles.

Il tutto corroborato dal desiderio di creare infrastrutture digitali dedicate (come i data center in Europa) per gestire la guida assistita avanzata e l’intelligenza artificiale.

SEMPRE ALL’ATTACCO

Non male anche le proposte della Casa. A mo’ di esempio, in Italia, la Xpeng P7+ prevede un pacchetto di coperture estese: 5 anni o 120.000 km di garanzia sul veicolo, 5 anni di assistenza stradale inclusa e una garanzia specifica di 8 anni o 160.000 km sulla batteria di trazione. È il tentativo di abbattere ogni resistenza all’acquisto, dimostrando una fiducia granitica nella propria tecnologia.

In quanto ai dispositivi ADAS, la vettura include 14 tecnologie di sicurezza attiva strutturate per rilevare tempestivamente i rischi stradali. Ma anche per supportare la consapevolezza del conducente, gestire i cambi di corsia progressivi e facilitare le manovre di parcheggio.

LE POSSIBILI CONTROMISURE UE

Visto il fascino delle vetture elettriche e delle PHEV e delle EREV orientali, si vocifera che l’Unione Europea stia pensando a dazi anche sulle ibride plug-in. I quali tuttavia potrebbero solo ritardare in parte la prepotente ascesa del Regno di Mezzo in UE. Insomma, la situazione appare compromessa, pure per via di una doppia velocità: da una parte la reattività straordinaria della superpotenza asiatica, dall’altra la cronica lentezza comunitaria, alle prese con una burocrazia asfissiante.

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