Volkswagen paga conto salato: i tagli costano fino a 16 miliardi

Volkswagen paga conto salato: i tagli costano fino a 16 miliardi

Volkswagen taglierà altri 60.000 posti di lavoro e chiuderà quattro fabbriche: tutto questo comporta oneri di ristrutturazione per 16 miliardi di euro

 

Volkswagen taglierà altri 60.000 posti di lavoro e chiuderà quattro fabbriche: tutto questo comporta oneri di ristrutturazione per 16 miliardi di euro

di 
11 Settembre 2026 - 11:01

Volkswagen stanzia 16 miliardi di euro per tagli ai posti di lavoro (altri 60.000, per un totale di 100.000 nel mondo) e la potenziale chiusura di quattro stabilimenti, stando a indiscrezioni riportate dalla Reuters, in seguito a voci riportate per primo da Der Spiegel. Il gigante tedesco, che resta pur sempre il primo Gruppo automobilistico in Europa, ha intrapreso la più grande ristrutturazione della sua storia: una battaglia per fermare l’emorragia di utili, crollati a causa della concorrenza cinese, dei dazi USA, della sovraccapacità produttiva e della debole domanda di auto elettriche nel Vecchio Continente. Un portavoce VW ha rifiutato di commentare le illazioni sugli oneri di ristrutturazione.

VOLKSWAGEN TAGLIA POSTI DI LAVORO E FABBRICHE: TUTTO QUESTO HA UN COSTO ELEVATO

L’eventuale chiusura dei quattro stabilimenti comporterebbe oneri per 6 miliardi di euro complessivi: 2 miliardi complessivi per i siti di Emden e Zwickau, e 4 miliardi per Hannover e Neckarsulm. Circa 10 miliardi di euro verrebbero accantonati per i costi relativi al taglio di fino a 60.000 posti di lavoro in tutto il mondo.

Al momento, la dismissione diretta è stata congelata per concedere due anni alle fabbriche: solo ottenendo risparmi operativi per almeno 1,5 miliardi di euro entro il 2028 i siti potranno evitare lo stop definitivo.

SINDACATI CONTRO BLUME

Le rappresentanze dei lavoratori contestano la stima economica della dirigenza, ritenendola sottovalutata rispetto alla reale forza lavoro coinvolta. E mettono nel mirino specie il CEO Oliver Blume.

Richiamando la precedente chiusura del sito Audi di Bruxelles – costata 1,6 miliardi per circa 3.000 dipendenti -, le sigle sindacali evidenziano come la stazza dei quattro poli tedeschi (impiegano dai 7.700 agli oltre 15.000 addetti ciascuno) rischi di generare uscite complessive ben superiori alle proiezioni attuali.

Volkswagen paga conto salato, i tagli costano fino a 16 miliardi

CRISI VW CON RIPERCUSSIONI PESANTISSIME SOCIALI E POLITICHE

La Reuters, inoltre, evidenzia come la ristrutturazione di Volkswagen abbia ricadute pesanti sulla Bassa Sassonia: Stato chiave della Germania nord-occidentale che ospita il quartier generale e sei stabilimenti del Gruppo. In qualità di azionista rilevante dell’azienda, si trova a dover bilanciare la tutela dell’occupazione con la sopravvivenza stessa del colosso automobilistico.

A guidare questo delicato equilibrio è il governatore socialdemocratico (SPD) Olaf Lies, il quale siede contestualmente nel Consiglio di sorveglianza di Volkswagen insieme ai rappresentanti del sindacato IG Metall e alle famiglie Porsche e Piëch.

Lies ha scelto di ritirare la propria opposizione ai tagli, sostenendo che un mancato accordo avrebbe esposto il gruppo a rischi ancora più devastanti.

AUTO, VW ED EQUILIBRI UE: LE CONNESSIONI

La vertenza aziendale si intreccia infatti con una forte tensione elettorale. L’avanzata di Alternative für Deutschland (AfD) trova terreno fertile nello scontento sociale, alimentato dall’aumento della disoccupazione e dalla percezione che le politiche ecologiste europee, in particolare il Green Deal e lo stop ai motori a combustione previsto per il 2035, stiano danneggiando l’industria nazionale.

L’AfD attribuisce la crisi automobilistica proprio alle interferenze della politica e attacca duramente la rappresentanza sindacale tradizionale di IG Metall. Forte dei recenti successi elettorali nella vicina Sassonia-Anhalt, il partito punta ora a consolidare la propria presenza in Bassa Sassonia, trasformando la vertenza Volkswagen in un test decisivo per la stabilità delle forze di governo locali e federali. Così l’automotive sta rivoluzionando l’UE, toccando tutti i Paesi.

Commenta con la tua opinione

X