Stellantis investe 5 miliardi in Italia, ma i sindacati: “Nessuna svolta su Cassino e Termoli”

Stellantis investe 5 miliardi in Italia, ma i sindacati: “Nessuna svolta su Cassino e Termoli”

Stellantis ha presentato il piano "FastLane 2030" ai sindacati: Fiom, Fim e Uilm denunciano forti criticità per Cassino e Termoli

 

Stellantis ha presentato il piano "FastLane 2030" ai sindacati: Fiom, Fim e Uilm denunciano forti criticità per Cassino e Termoli

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15 Giugno 2026 - 15:00

Italia sempre al centro dei progetti Stellantis: il Gruppo investirà 5 miliardi di euro nel Belpaese entro il 2030 per l’innovazione. Così Emanuele Cappellano, responsabile Europa della società, nell’incontro coi sindacati a Roma incentrato sul FaSTLAne 2030. Il top manager ha spiegato come verranno impiegate le risorse: tecnologie legate alle nuove piattaforme, intelligenza artificiale e motorizzazioni. Il tutto nel quadro dei 60 miliardi di euro di esborsi globali. Ma i sindacati storcono la bocca soprattutto per Cassino e Termoli.

STELLANTIS E L’ITALIA: CHE SCOMMESSA

In Italia, nessuna chiusura di stabilimenti e una mappa industriale precisa: Pomigliano per l’elettrico accessibile, Atessa per i veicoli commerciali, mentre a Mirafiori si punta all’innovazione. Con Melfi, Cassino e Modena che si focalizzeranno su premium e lusso. “I nostri impegni sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo: innovazione, occupazione e valorizzazione delle competenze sono i pilastri su cui stiamo costruendo una nuova fase di crescita – dice Cappellano -. Noi stiamo facendo la nostra parte. Con disciplina, con investimenti e con una visione di lungo termine. E continueremo a farla”.

LA REAZIONE DEI SINDACATI

Stando a Fiom-Cgil, rispetto al passato, “i dubbi e le criticità sono tutti confermati, non c’è nessuna novità sostanziale né per Cassino né per la gigafactory di Termoli”. In fatto di batterie auto elettriche, “non si intravede nemmeno nel medio periodo una reale prospettiva di rilancio produttivo”. Il segretario generale Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) riconosce “un passo avanti”, però ribadisce le preoccupazioni per Cassino: “L’unica novità è la Grecale entro il 2027, ma non è sufficiente a garantire prospettive di lungo periodo né a risolvere le criticità del breve termine, che restano oggi molto gravi”. Servirebbero “risposte più concrete e in tempi rapidi sulle assegnazioni dei nuovi modelli Alfa Romeo e Maserati”.

Il neoeletto segretario generale Davide Sperti (Uilm) riconosce un cambio di impostazione: “Siamo preoccupati su Cassino, che è ancora uno stabilimento fermo e che ha lavorato pochissimi giorni dall’inizio dell’anno”. La cassa integrazione rischia di diventare “non più uno strumento transitorio, ma una condizione strutturale”. E su Termoli dice: “Servono motori e attività produttive italiane per saturare lo stabilimento e sostenere l’intera filiera”. Per la Fiom, “il Governo deve assumersi la responsabilità della crisi industriale, perché non basta raccontare una situazione che non corrisponde alla realtà produttiva del Paese”.

Stellantis investe 5 miliardi in Italia, ma i sindacati “Nessuna svolta su Cassino e Termoli”

CASSINO E TERMOLI PREOCCUPANO

Cassino è fermo, ha lavorato meno di un mese da gennaio. La fabbrica laziale è oggi al centro delle preoccupazioni nazionali a causa di una produzione paralizzata e del continuo ricorso agli ammortizzatori sociali. Questa spirale di improduttività e i numeri costantemente al ribasso stanno gravando pesantemente sull’economia del territorio. Finora si sono registrati solo annunci privi di concretezza: per questo, i sindacati si presentano uniti nel chiedere certezze sul futuro del sito, indispensabili per riaccendere i motori della crescita.

A Termoli, la decisione di congelare gli investimenti ha bloccato i cantieri: questo stallo ha spinto i sindacati a lanciare l’allarme per gli oltre duemila lavoratori del sito molisano. Senza scadenze certe per l’avvio della produzione, il rischio concreto è lo svuotamento industriale di un polo storicamente strategico per i motori endotermici.

SETTIMANA CALDA

Ha così avuto inizio una settimana cruciale per il futuro di Stellantis in Italia, segnata da intensi confronti sindacali e passaggi istituzionali. La giornata odierna si è aperta col vertice a Roma tra il manager Emanuele Cappellano e i rappresentanti dei lavoratori, parallelamente alla protesta della Fiom a Torino sotto il grattacielo della Regione Piemonte. Mercoledì l’attenzione si sposterà nuovamente nella capitale per l’audizione parlamentare del ceo Antonio Filosa. Al centro del dibattito vi è il destino degli stabilimenti italiani, a partire da Mirafiori. Il sito torinese sconta un recente taglio produttivo di 40 vetture al giorno (giustificato dall’azienda con i ritardi della crisi di Hormuz) e le vendite deludenti dei modelli Fiat 500e e 500 Ibrida, che allontanano l’obiettivo delle 100 mila unità annue.

Si resta in attesa dell’audizione alla Camera di Filosa. Possibile il riferimento alla strategia comune con Volkswagen e Renault. L’obiettivo è modificare le norme sulle emissioni e tutelare i veicoli elettrici a basso costo. I costruttori propongono a Bruxelles una soglia minima del 70% di auto conformi al Made in Europe (con almeno il 70% di componenti europei) per poter agli incentivi, contrastando così l’avanzata cinese in un mercato continentale che registra ancora tre milioni di immatricolazioni in meno rispetto ai livelli pre-pandemia.

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