Settimana lavorativa più lunga per Volkswagen? Germania automotive al bivio
La politica valuta l’ipotesi per dare ossigeno ai Gruppi auto: un maggior numero di ore di lavoro a parità di stipendio. I mugugni dei sindacati
La politica valuta l’ipotesi per dare ossigeno ai Gruppi auto: un maggior numero di ore di lavoro a parità di stipendio. I mugugni dei sindacati
La politica tedesca ha una ricetta anti crisi automotive, magari attuabile anche per Volkswagen: la settimana lavorativa più lunga. Ossia un maggior numero di ore di lavoro a parità di stipendio, che incontra l’opposizione ferrea dei sindacati, dice la Reuters. Chi sono i principali promotori dell’estensione dell’orario da 35 a 40 ore? Michael Kretschmer (presidente della Sassonia, dove si trova lo stabilimento VW di Zwickau a rischio chiusura). Ma anche il Cancelliere Friedrich Merz, che sostiene da tempo come l’attuale modello di produttività danneggi la competitività della Germania rispetto a Cina e USA. Nessun riferimento esplicito diretto da parte del CEO VW Oliver Blume, che ha tuttavia inserito la revisione del costo del lavoro e della produttività per impianto tra le leve per evitare la chiusura dei quattro stabilimenti a rischio e per sostenere il piano di ristrutturazione aziendale.
LE 35 ORE AUTOMOTIVE PER “VIVERE, AMARE, RIDERE”
In Germania, la settimana di 35 ore rappresenta un pilastro per i lavoratori del settore metallurgico e dell’auto. Che venne introdotta negli anni d’oro 1980 a seguito delle storiche battaglie del sindacato IG Metall sotto lo slogan “Più tempo per vivere, amare, ridere”. Tuttavia, la crescente pressione sui margini di profitto sta spingendo la politica a mettere in discussione questo modello.
Attualmente, l’industria automobilistica tedesca soffre di costi del lavoro tra i più alti al mondo. Secondo l’Harbour Report di Oliver Wyman, produrre un veicolo in Germania comporta un costo del lavoro di circa 3.307 dollari, a fronte dei 955 dollari della Spagna e dei soli 597 dollari della Cina.
CHOC PER GLI ADDETTI TEDESCHI
ll passaggio paventato alle 40 ore a parità di stipendio rappresenta uno choc culturale e finanziario, come emerso anche dalle discussioni relative a Mercedes. Lo spettro dei licenziamenti, la minaccia di chiusura degli impianti e il drastico taglio dei bonus trasformano la certezza in profonda precarietà. L’efficienza industriale esige ora sacrifici enormi per salvare il settore.
I sindacati oppongono una resistenza netta, considerando l’estensione dell’orario un attacco ai diritti acquisiti: i rappresentanti dei lavoratori ricordano che esistono altre soluzioni per gestire le crisi.

SETTIMANA LUNGA: PRO E CONTRO
Dal punto di vista dell’efficienza, l’impatto di 5 ore di lavoro aggiuntive a parità di salario potrebbe essere rilevante. L’analista del settore Ferdinand Dudenhöffer evidenzia che, considerando un costo orario medio del lavoro di circa 65 euro, il passaggio a 40 ore settimanali consentirebbe di ridurre il costo del lavoro lordo per unità di circa il 13%. Questo permetterebbe agli impianti tedeschi di incrementare o mantenere la produttività contenendo le spese industriali.
Tuttavia, Carsten Brzeski, capoeconomista di ING, sottolinea che aumentare l’orario di lavoro non basta a colmare il divario strutturale con i Paesi a basso costo. Inoltre, il problema principale di Volkswagen in questo momento non è solo l’efficienza dei costi, ma una contrazione strutturale della domanda. Con la necessità di eliminare una capacità produttiva in eccesso stimata in circa mezzo milione di veicoli all’anno in Europa, lavorare di più non risolve la mancanza di acquirenti.
SCENARI AUTO IN GERMANIA
La settimana lavorativa più lunga si prospetta come un palliativo temporaneo ma insufficiente per le difficoltà automotive. Se da un lato l’aumento delle ore a parità di stipendio offre un sollievo immediato sui costi unitari di produzione, dall’altro non affronta i nodi di fondo: la mancanza di domanda, la sovraccapacità produttiva e la serrata concorrenza estera.
Senza un vero rilancio delle vendite di auto elettriche e una radicale riorganizzazione industriale, l’inasprimento dello scontro sociale con i sindacati rischia di appesantire la transizione tedesca senza garantire la competitività e la sostenibilità a lungo termine.