Salone auto Pechino annuale anziché biennale? Le novità cinesi corrono troppo

Salone auto Pechino annuale anziché biennale? Le novità cinesi corrono troppo

Le Case auto cinesi sfornano vetture nuove a un ritmo indiavolato: un trend che - secondo indiscrezioni - avrebbe spinto gli organizzatori del Salone di Pechino a proporre la manifestazione con cadenza annuale anziché biennale

 

Le Case auto cinesi sfornano vetture nuove a un ritmo indiavolato: un trend che - secondo indiscrezioni - avrebbe spinto gli organizzatori del Salone di Pechino a proporre la manifestazione con cadenza annuale anziché biennale

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25 Giugno 2026 - 16:36

Il Salone di Pechino potrebbe adeguarsi al ritmo produttivo vertiginoso delle Case auto cinesi e cambiare passo: secondo voci non confermate, dal 2027 la manifestazione si terrebbe una volta l’anno anziché ogni due anni. L’abbandono della cadenza biennale (tradizione che dura da 30 anni) sarebbe una mossa dettata dall’esigenza di stare al passo con cicli di sviluppo di veicoli nuovi, ormai ridotti in media a 18 mesi, riporta CnEVPost.

PECHINO VS SHANGHAI: LOTTA ALL’ULTIMO YUAN

Dietro a questa possibile decisione, ci sarebbe anche la “battaglia” fra i Saloni di Shanghai (nato nel 1985) e Pechino (1990), che hanno collaborato per un ventennio, alternandosi: il primo negli anni dispari e l’altro in quelli pari.

Questa storica cooperazione è però terminata. Nell’agosto 2024, gli organizzatori di Shanghai hanno rotto l’accordo, escludendo i colleghi di Pechino dalla co-organizzazione del salone del 2025 e vincendo le successive vertenze legali.

Il motivo della rottura è puramente economico. Parliamo di un business enorme: il salone di Shanghai del 2025 stimava ricavi per 720 milioni di yuan (93 milioni di euro) dall’affitto degli stand. Per recuperare le entrate perse, Pechino punta ora a diventare un evento annuale.

E LE CASE PAGANO. O NO?

Se questo cambio di rotta venisse confermato, nel 2027 i due principali saloni automobilistici cinesi si svolgerebbero a meno di 20 giorni l’uno dall’altro.

Una situazione simile creerebbe problemi alle Case. Il mercato dell’auto in Cina è in forte crisi, con profitti scesi al minimo storico del 3,2% all’inizio del 2026. Partecipare a due eventi così ravvicinati diventerebbe un peso economico insostenibile per molte aziende: non per i pochi colossi – a partire da BYD -, che non hanno certo problemi di budget.

Salone auto Pechino annuale anziché biennale? Le novità cinesi corrono troppo

I NUMERI DEL DRAGONE

Infatti, i dati di giugno 2026 non sono esaltanti. Nelle prime tre settimane, le vendite al dettaglio di veicoli a nuove energie (NEV) in Cina – ossia elettriche e ibride plug-in – sono scese del 10% su base annua, con una domanda che si sta sbloccando a ritmi decisamente fiacchi (fonte CPCA, China Passenger Car Association).

Si viaggia su 583.000 unità. Dall’inizio dell’anno, le vendite cumulative di NEV nella nazione hanno raggiunto i 4,28 milioni di esemplari, in calo del 14%.

EFFETTO MONDIALI DI CALCIO

Un insolito ostacolo alle vendite di auto nuove è rappresentato dal calcio: l’avvio della Coppa del Mondo FIFA ha drenato risorse e attenzione. Secondo l’analisi della CPCA, il profilo degli acquirenti di vetture e quello dei tifosi si sovrappongono sensibilmente.

Le spese serali per birra e snack generano una tripla pressione su budget, tempo e attenzione dei consumatori: l’affluenza nei concessionari e la chiusura dei contratti ne hanno risentito, formalizzandosi nel fenomeno descritto dall’associazione come “caldo per il calcio, freddo per le auto”.

CHE DIFFERENZA RISPETTO ALL’EUROPA

A ogni modo, mentre la Cina si interroga su come gestire la sovrabbondanza e la rivalità interna tra i suoi colossi espositivi, i Saloni dell’auto europei vivono il problema opposto, riflettendo la profonda crisi di un intero sistema industriale.

Manifestazioni storiche come Ginevra e altri i Saloni, ridotti ormai a spettri del loro glorioso passato, piangono la desertificazione da parte dei costruttori continentali. Incapaci di reggere i costi esorbitanti degli stand in un momento di transizione elettrica forzata e margini ridotti all’osso, i marchi europei disertano in massa, lasciando padiglioni semivuoti che vengono puntualmente colonizzati proprio dalle aggressive Case cinesi.

Se Pechino e Shanghai scoppiano di salute al punto da farsi la “guerra” per raddoppiare le date, l’Europa dell’auto assiste impotente al tramonto dei suoi palcoscenici più prestigiosi, specchio di un baricentro automobilistico globale che si è ormai definitivamente spostato a Oriente.

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