Fabbrica dove si producono automobili
Quanto costa produrre un’auto: in Marocco 20 volte meno che in Italia
Quanto costa produrre un'auto nel mondo? Scopri le enormi differenze tra i vari Paesi e le difficoltà dell'Europa di fronte alle nazioni emergenti
Quanto costa produrre un'auto nel mondo? Scopri le enormi differenze tra i vari Paesi e le difficoltà dell'Europa di fronte alle nazioni emergenti
Nel settore dell’automotive la geografia della produzione dei veicoli non è più dettata solamente dalla tradizione, ma da una spietata quanto lucida analisi dei costi. A conferma di ciò, il recente rapporto della società di consulenza Oliver Wyman, intitolato “Getting Under the Hood of Automotive Labor Cost Per Vehicle“, ha analizzato oltre 250 siti produttivi a livello mondiale, evidenziando una marcata divergenza tra i poli industriali emergenti e quelli consolidati: in Marocco, per esempio, il costo del lavoro per l’assemblaggio di un veicolo è stimato in 106 dollari, a fronte dei circa 2.100 dollari necessari in Italia, in pratica 20 volte meno. Capito perché le aziende automobilistiche scappano dal nostro Paese?
QUANTO COSTA PRODURRE UN’AUTO: I DATI DEL RAPPORTO OLIVER WYMAN
I risultati della ricerca (realizzata a maggio 2025) quantificano il peso della manodopera nel processo di produzione. Il Marocco si posiziona come l’area più competitiva a livello globale, con un costo di appena 106 dollari per veicolo. Al contrario, i paesi dell’Europa occidentale mostrano valori significativamente più alti: l’Italia, come detto, si attesta su 2.067 dollari, mentre la Germania raggiunge addirittura i 3.307 dollari. Anche nel confronto con economie storicamente competitive come la Cina (597 dollari) o il Messico (305 dollari), il sistema produttivo marocchino presenta un vantaggio strutturale in termini di costi diretti di assemblaggio. Vedi grafico in basso con i dati per ciascuna nazione.
FATTORI DI COMPETITIVITÀ: INFRASTRUTTURE E SEMPLIFICAZIONE DEL DESIGN
Secondo l’analisi, il vantaggio competitivo del Marocco non deriva esclusivamente dal livello salariale, ma da una strategia di sistema. Il Paese ha investito in infrastrutture logistiche integrate, come il porto di Tanger Med, che riducono i tempi e i costi di esportazione verso l’Europa. Inoltre, i costruttori presenti nell’area (principalmente Renault e Stellantis) hanno ottimizzato i processi puntando su modelli dal design semplificato. Questa scelta progettuale riduce il numero di ore necessarie per l’assemblaggio, massimizzando l’efficienza degli impianti e abbattendo ulteriormente il costo per unità prodotta.
PROSPETTIVE PER L’INDUSTRIA EUROPEA E IL CONTESTO ITALIANO
La differenza di costo evidenziata dal rapporto pone diverse riflessioni sulla sostenibilità della produzione di massa in Europa. Se per i modelli entry-level il divario appare difficilmente colmabile, la strategia per i siti produttivi italiani sembra orientarsi verso la specializzazione in segmenti a maggiore valore aggiunto o sull’incremento dell’automazione. Il report di Oliver Wyman suggerisce che, in un mercato dove le spese di assemblaggio e gestione delle fabbriche pesano sempre di più, la competitività dei Paesi ad alto costo dipenderà dalla capacità di innovare i processi e di integrare tecnologie che riducano l’incidenza della manodopera sul prodotto finito.
