Parco circolante Italia: età media 13 anni nel 2025, nessun miglioramento

Parco circolante Italia: età media 13 anni nel 2025, nessun miglioramento

Le auto italiane restano vecchie: a fine 2025 l'età media tocca i 13 anni, frenando la transizione ecologica nazionale

 

Le auto italiane restano vecchie: a fine 2025 l'età media tocca i 13 anni, frenando la transizione ecologica nazionale

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18 Giugno 2026 - 16:19

Il parco circolante italiano era e resta vecchio, con ricadute negative su sicurezza stradale, ambiente, costi sociali. I dati diffusi dall’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) confermano una tendenza preoccupante: nel 2025, il circolante mostra un calo del 2,1% in Italia, a fronte di un +2,4% in Europa. Sono 46,5 milioni i mezzi: di questi, 41 milioni con età media di 13 anni (20,6% ante Euro 4), 4,6 milioni di commerciali leggeri con età media di 15,2 anni (35,5% ante Euro 4), 765.000 veicoli industriali con età media di 14,5 anni (47,0% ante Euro V) e 64.000 autobus con età media di 10,8 anni (22,7% ante Euro 4). Usciamo malissimo dal confronto con l’Europa.

CIRCOLANTE IN ITALIA, NUMERI BRUTTI

Questo valore è il risultato di una crescita costante dell’anzianità dei veicoli che prosegue ininterrottamente dal 2009, come evidenziato anche a lo scorso anno: il problema è che la nazione si trova a fare i conti con un mercato del nuovo debole, che ha registrato una flessione dei volumi nell’ultimo anno. Le famiglie e le aziende faticano a sostituire le macchine anziane, rallentando il processo di ricambio tecnologico.

Parco circolante Italia età media 13 anni nel 2025, nessun miglioramento

VENDUTO ELETTRICO E IBRIDO PLUG-IN: PARAGONE IMPIETOSO

Da noi, le ricaricabili (elettriche e ibride plug-in) si fermano al 12,8% di quota del venduto (6,2% BEV e 6,6% PHEV), contro una media del 31,2% negli altri 30 Paesi, confermando l’Italia all’ultimo posto fra i maggiori mercati europei. Regno Unito, Germania e Francia registrano performance rispettivamente del 34,5%, 30,0% e 26,7%, e la Spagna del 19,6%. Per l’UNRAE è insufficiente la capillarità delle infrastrutture di ricarica pubbliche, nonostante l’Italia abbia raggiunto gli oltre 76.000 punti (al 31 marzo 2026), di cui il 22% con potenza pari o superiore a 50 kW. Con 15,5 punti di ricarica ogni 100 km di strade, siamo al 16° posto, contro la media europea di 22,1 punti ogni 100 km.

PROBLEMI E POLEMICHE

Il decollo della transizione energetica in Italia? Rinviato all’anno prossimo”, dichiara il direttore generale UNRAE Andrea Cardinali. In quanto agli incentivi 2025, si tratta di “600 milioni del PNRR sottratti alle infrastrutture di ricarica pubbliche“. I bonus “hanno generato il consueto effetto attesa, per poi portare a quote di picco solo negli ultimi due mesi dell’anno“. Ecco la situazione oggi: l’Italia “è l’unico grande mercato senza incentivi ai privati, che pagano prezzi di ricarica fra i più elevati d’Europa, mentre resta al palo la revisione in chiave green della fiscalità aziendale. Ci sarebbe la concessione da parte della Commissione di una flessibilità dello 0,3% sui vincoli di bilancio, che “rappresenta per l’Italia un tesoretto da 14 miliardi di euro, che costituirebbe una fonte ideale di finanziamento per defiscalizzare la transizione energetica delle flotte aziendali”.

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