Mercedes, altri tagli in vista: pesa il crollo delle vendite in Cina

Mercedes, altri tagli in vista: pesa il crollo delle vendite in Cina

Il crollo delle vendite in Cina frena i conti di Mercedes, costringendo la Casa a rivedere le stime e ad avviare nuovi piani di tagli e uscite

 

Il crollo delle vendite in Cina frena i conti di Mercedes, costringendo la Casa a rivedere le stime e ad avviare nuovi piani di tagli e uscite

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29 Ottobre 2026 - 11:35

Lo tsunami di uscite volontarie dal settore auto UE diventa più imponente: Mercedes riavvierà il suo programma in Germania a dicembre 2026, come il CEO Ola Källenius ha annunciato durante l’esposizione dei risultati del terzo trimestre. Nessun numero preciso, il che sotto un certo punto di vista è ancora più preoccupante. Comunque, sono in corso i colloqui coi sindacati tedeschi, che cercano di opporsi alle continue riduzioni di personale in terra teutonica, senza successo. D’altra parte le statistiche sono drammatiche: in patria, si registra il 15% delle vendite ma due terzi dei dipendenti e delle strutture. Le consegne nel periodo luglio-settembre in Cina sono diminuite del 31% a 86.800 veicoli, e il Gruppo ha ridotto martedì le prospettive di margine annuale. Il Dragone, una volta Eldorado germanico per fare profitti, adesso è diventato un territorio dove i marchi locali surclassano quelli stranieri, fa notare su LinkedIn MS in Germany.

SE MERCEDES PIANGE, BMW E VW NON RIDONO

Mercedes è la terza delle tre grandi tedesche a muoversi per numero di dipendenti. BMW mira a 8.000 posti di lavoro in meno entro la fine del 2027 tramite uscite volontarie, e per il Gruppo Volkswagen ci sono 120.000 esuberi nel mondo fino al 2030.

Pesante l’effetto domino sulla filiera, coi fornitori del Baden-Württemberg e della Baviera in attesa di pessime notizie, che si accavallano ai licenziamenti dell’indotto. Una situazione delicatissima, ben lontana dalle attese del Green Deal UE voluto proprio da Berlino e Parigi nel 2019 col ban termico e la scommessa elettrica: adesso, nel pieno della tempesta, Germania e Francia tentano la retromarcia disordinata e caotica, con dissidi interni a Bruxelles.

IL PIANO MERCEDES PER IL 2030

La Casa della Stella sta preparando un aggiornamento strategico più ampio per il 2030 e oltre, dove la Cina rimarrà un pilastro dei suoi piani a lungo termine, anche se si lavora per ridurre la dipendenza da quel mercato.

Il direttore finanziario Harald Wilhelm ha affermato che Mercedes sta localizzando la propria catena di fornitura, portando i futuri veicoli prodotti in Cina verso un approvvigionamento quasi interamente locale per ridurre i costi e migliorare la competitività.

La società punta sulla crescita negli Stati Uniti, dove Källenius ha affermato che l’azienda pianifica ulteriori investimenti e vede il potenziale per aumentare le vendite annuali da oltre 300.000 veicoli verso i 400.000.

E valuta l’opportunità di produzione a costi dell’energia e del lavoro più contenuti nell’Europa orientale, dove Stoccarda ha già una presenza significativa in Ungheria, Romania e Polonia.

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RISORSE ENORMI PER GLI USA

In precedenza, la rivale Audi ha annunciato un investimento di 4 miliardi di dollari in un nuovo impianto di assemblaggio negli Stati Uniti che creerà circa 4.500 posti di lavoro. Pertanto, la Germania punta con decisione Cina e USA per ritornare agli storici profitti: al di là della vittoria dei dazi di Donald Trump, la decadenza auto dell’Unione Europea è sotto gli occhi di chiunque.

Per proteggere le marginalità e sopravvivere alla pressione dei competitor cinesi, la priorità strategica non è più difendere il lavoro Made in Germany, ma trasferire capitali e catene del valore laddove l’energia costa meno, la domanda cresce e i Governi offrono condizioni di investimento davvero sostenibili: a Berlino e dintorni, si annunciano settimane di fuoco, con le contestazioni di sindacati e lavoratori.

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