Fonte: Il Resto del Carlino
Strage bus Mestre, pene lievi per gli imputati: “Fu tragica fatalità”
Strage bus Mestre del 2023, sette dirigenti del Comune patteggiano pene lievi, riconosciuta la fatalità. Ora il focus passa sui risarcimenti
Strage bus Mestre del 2023, sette dirigenti del Comune patteggiano pene lievi, riconosciuta la fatalità. Ora il focus passa sui risarcimenti
La vicenda giudiziaria della strage del bus di Mestre, costata la vita a 22 persone il 3 ottobre 2023, arriva a una svolta con il patteggiamento di sette dirigenti e funzionari, attuali ed ex, del Comune di Venezia. Le pene concordate, tutte inferiori ai due anni di reclusione, riaccendono tuttavia il dibattito sulle responsabilità per il disastro e sull’adeguatezza delle conseguenze giudiziarie. Come ricostruito da Corriere del Veneto, la decisione chiude la fase penale che coinvolgeva i tecnici comunali, mentre resta aperta la partita dei risarcimenti. Ricordiamo che, in origine, tra gli indagati c’era anche l’amministratore delegato della società proprietaria del bus, Massimo Fiorese, ma la Procura ha poi chiesto l’archiviazione della sua posizione.
LA DINAMICA DEL DISASTRO E LE RESPONSABILITÀ
La sera del 3 ottobre 2023, un autobus elettrico della società La Linea, diretto da Venezia verso un campeggio di Marghera con a bordo turisti stranieri, precipitò dal cavalcavia Vampa di Mestre. Nell’incidente morirono 22 persone, compreso l’autista Alberto Rizzotto, 40 anni, e altre 14 rimasero ferite. Secondo la ricostruzione delle indagini, la causa prevalente dello schianto fu la rottura improvvisa di un perno dello sterzo, che comunque per materiali è risultato “adeguato” (cioè non sono stati rilevati difetti di costruzione). Il mezzo, divenuto ingovernabile, strisciò per quasi cinquanta metri contro il guardrail prima di attraversare un’apertura di circa 2,40 metri e precipitare nel vuoto. Proprio quel varco, presente da decenni, era al centro delle contestazioni rivolte ai funzionari comunali.
Ricapitolando, la rottura del perno dello sterzo è stata individuata come causa prevalente dell’incidente, mentre l’inchiesta ha attribuito rilievo determinante alle condizioni del guardrail e alla presenza del varco nella barriera, attraverso il quale il bus è precipitato.
La Procura ha tuttavia sottolineato che il Comune non era rimasto inerte: esisteva un progetto di rifacimento del cavalcavia, i cui lavori, annunciati nel 2019 e rallentati dalla pandemia e dal dirottamento dei fondi, erano iniziati poche settimane prima della tragedia.
LE PENE CONCORDATE E LA DECISIONE DEL GIP
La giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo ha ratificato gli accordi raggiunti tra la Procura di Venezia e le difese. Il direttore dei Lavori pubblici Simone Agrondi ha patteggiato un anno e dieci mesi; i funzionari della manutenzione Roberto Di Bussolo e Alberto Cesaro, insieme ai tecnici Franco Fiorin e Guido Andriolo Stagno, un anno e nove mesi ciascuno. Diego Costantini e Fabio Pascon hanno concordato una pena di un anno e otto mesi. Per Agrondi, Di Bussolo e Cesaro è stata disposta la conversione della pena in lavori di pubblica utilità; per gli altri quattro la pena è stata sospesa.
A motivare il parere favorevole al patteggiamento, i pubblici ministeri Laura Cameli e Giorgio Gava hanno richiamato la presenza di responsabilità, senza ravvisare una condotta di negligenza o noncuranza tale da configurare la cosiddetta colpa cosciente, ossia la prevedibilità del disastro da parte degli imputati.

RISARCIMENTI, FAMIGLIE E POLEMICHE
La conclusione della fase penale non esaurisce però le questioni legate alla tragedia. Allianz, assicurazione della società La Linea, ha già versato oltre 20 milioni di euro alle vittime e ai familiari, ma si prepara a promuovere un’azione contro il Comune di Venezia. L’assicurazione ritiene infatti che in sede civile possa essere riconosciuta una corresponsabilità. L’avvocata Silvia Trevisan, che assiste una coppia tedesca che ha perso la figlia di un anno e mezzo, ha ricordato che il risarcimento ricevuto è soltanto parziale e non potrà compensare una perdita simile. Soddisfazione è stata invece espressa dai difensori degli imputati, secondo i quali il patteggiamento rappresenta un punto d’incontro equilibrato alla luce delle indagini e delle argomentazioni difensive. Resta così il contrasto tra la definizione della vicenda penale e le domande di giustizia delle famiglie, mentre la responsabilità civile dovrà ancora essere chiarita.