Mannaia Jaguar Land Rover: disastro auto elettrica

Mannaia Jaguar Land Rover: disastro auto elettrica

Jaguar Land Rover ha avviato un piano di ridimensionamento della propria forza lavoro che prevede il taglio di circa 4.000 posizioni a livello globale nell'arco dei prossimi due anni

 

Jaguar Land Rover ha avviato un piano di ridimensionamento della propria forza lavoro che prevede il taglio di circa 4.000 posizioni a livello globale nell'arco dei prossimi due anni

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7 Settembre 2026 - 15:44

Flagello auto elettrica in Europa: Jaguar Land Rover taglia nel mondo 4.000 posti di lavoro, cioè quasi il 10% dei dipendenti. La forbice viene usata specie nel Regno Unito per risparmiare 2,3 miliardi di euro l’anno e andare in pari vendendo 300.000 vetture. Il programma di uscite volontarie coinvolgerà principalmente 26.000 dipendenti tra il personale impiegatizio e dirigenziale di JLR. Si prevede un piano di buonuscite e agevolazioni per l’uscita volontaria ma, in caso di disaccordo, scatterà il licenziamento. Le cause del disastro? Per JLR e tante altre Case, i cambiamenti tecnologici, l’incertezza geopolitica, i dazi USA. Ma soprattutto la transizione verso le macchine a batteria: Cina troppo forte, domanda debolissima. In più, il Gruppo UK ha subìto un attacco hacker proprio mentre era in difficoltà.

JAGUAR LAND ROVER DOPO VOLKSWAGEN: POLITICA DISORIENTATA

I tagli ai posti di lavoro rappresentano un duro colpo per il governo del Regno Unito, impegnato a stimolare un’economia a lenta crescita. Il ministro delle Finanze John Healey ha tenuto lunedì un discorso a poche miglia dal quartier generale di JLR a Coventry, cercando di tracciare una visione del futuro economico del Paese in vista di ciò che si preannuncia come un bilancio difficile a fine ottobre, dice la Reuters.

Il ministro delle Imprese Jonathan Reynolds incontrerà l’azienda e i sindacati nel corso di questa settimana. “Comprendiamo che questo sarà un momento di incertezza e preoccupazione per i lavoratori coinvolti, le loro famiglie e le comunità locali, e sappiamo che le attuali condizioni di mercato sono sfidanti per il settore automobilistico a livello globale“, ha affermato il portavoce del Primo Ministro Andy Burnham. Il sindaco locale Richard Parker ha annunciato un pacchetto di sostegno da 500.000 sterline per i dipendenti che sceglieranno l’uscita volontaria.

Proprio settimana scorsa Volkswagen ha approvato piani per tagliare altri 50.000 posti di lavoro nel tentativo di contrastare dazi penalizzanti, sovraccapacità produttiva e aggressivi concorrenti cinesi. Toccando quota 100.000 in totale, con quattro fabbriche da chiudere. Intanto, il Governo Merz in Germania prende atto della vittoria della destra in Sassonia nelle scorse ore e si interroga: domande inquietanti in tutta Europa sulle conseguenze del Green Deal auto elettrica. Un passaggio forzato anche per una nazione extra UE come la Gran Bretagna.

INVESTIMENTI FUTURI JLR 

JLR ha dichiarato che lancerà cinque nuovi prodotti nei prossimi 12 mesi e continuerà a investire tra i 15 e i 18 miliardi di sterline nei prossimi cinque anni in elettrificazione, tecnologie digitali, produzione avanzata e miglioramento dell’esperienza cliente. Ciononostante, l’azienda ha spiegato di dover realizzare risparmi e semplificare la propria struttura per rendere il business più resiliente.

Riconvertire le linee produttive e sviluppare architetture software di ultima generazione richiede risorse ingenti, ma il mercato esige flessibilità operativa. In questa fase di transizione, la sfida consiste nel mantenere alto il valore dei marchi iconici continuando a soddisfare la clientela tradizionale, mentre si pongono le basi per l’era digitale ed elettrica.

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PROSPETTIVE DI SETTORE E SFIDE A LUNGO TERMINE

La crisi di Jaguar Land Rover dimostra che la sola spinta regolatoria non basta a creare un mercato sostenibile in assenza di una domanda solida e di condizioni industriali competitive. Per evitare un deperimento strutturale dell’automotive europeo, sarà indispensabile bilanciare le ambizioni ecologiche con una politica industriale pragmatica, in grado di proteggere l’occupazione, garantire l’autonomia sulle forniture strategiche e restituire certezza agli investimenti delle aziende.

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