Multe autovelox mobili non tarati: occhio ai ricorsi collettivi
La consulta boccia i velox non tarati e i comuni corrono ai ripari per non perdere i ricorsi
La consulta boccia i velox non tarati e i comuni corrono ai ripari per non perdere i ricorsi
La consulta boccia i velox non tarati e i comuni corrono ai ripari per non perdere i ricorsi
Codacons scatenato dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato gli autovelox mobili non tarati. L'associazione dei consumatori ha lanciato un'azione legale collettiva in favore di centinaia di migliaia di automobilisti multati da apparecchi per il controllo automatico della velocità: ha infatti pubblicato una pagina attraverso la quale i multati possono diffidare il comune responsabile del verbale a fornire le prove dell'avvenuta manutenzione sugli apparecchi e la data dell'ultima taratura degli stessi.
SE IL COMUNE NICCHIA – Se l'amministrazione comunale non sarà in grado di fornire la prova relativa alla taratura costante degli autovelox (o se non risponde alla vostra richiesta di chiarimenti), sarà possibile impugnare i verbali, ottenere l'annullamento delle multe ancora non pagate e chiedere la restituzione delle sanzioni già versate. Ovviamente, le cose stanno proprio così: se l'ente non dimostra di essere in regola, le multe sono nulle. Siamo di fronte a una sentenza della Corte costituzionale, e le discussioni stanno a zero. Il guaio è che vanno rispettati i tempi: 30 giorni dalla notifica della multa se si ricorre al giudice di pace; 60 giorni se si ricorre al prefetto. Con un doppio possibile boomerang: per il ricorso al giudice di pace, paghi 43 euro di tassa; se perdi dal prefetto, la sanzione raddoppia. Come si vede, un sistema che pare ritagliato perfettamente su misura per le esigenze dei comuni, e che non protegge in modo adeguato il diritto alla difesa del cittadino vessato da una pubblica amministrazione sciatta e disordinata: se un ente usa un apparecchio spara-multe non tarato, significa che questo Paese deve ancora fare passi da gigante per allinerarsi all'Europa del Nord, così come SicurAUTO.it aveva denunciato già tempo addietro.
SECONDO PROBLEMA – Per chi ha pagato la multa, o se sono già decorsi i termini per il ricorso, non c'è più nulla da fare. Anche se l'ingiustizia è palese, ossia pure se l'autovelox non era tarato. Se invece la multa è fresca, e non pagata, occhio a gettarsi a peso morto sui ricorsi: magari il comune, proprio all'ultimo momento, riesce a dimostrare che l'apparecchio era tarato al momento dell'infrazione. Estraendo da cilindro proprio quel documento necessario per levarsi dagl'impicci. Senza considerare che, stando a voci di corridoio, adesso si assiste alla corsa sfrenata (tipicamente italiana) dei comuni per tarare gli autovelox mobili, così da non perdere la succulenta torta degli incassi delle multe.
LA TARATURA: OGNI QUANTO? – Dopodiché, si possono aprire infinite controversie legali sui tempi della taratura: occhio, i comuni si affidano a squadre di legali agguerriti pur di non cedere il malloppo. La Corte costituzionale parla di taratura: ma ogni quanto tempo? Un anno? Un anno e mezzo? Se al momento dell'infrazione l'apparecchio era stato tarato da 13 mesi, allora è in regola sì o no? Ci sono diversi cavilli sui i comuni si possono aggrappare: d'altronde, al fine di tirarla per le lunghe, gli stessi comuni arrivano spesso in Cassazione. Un terzo grado di giudizio per una multa. Quando si dice appesantire la burocrazia dello Stato: in ballo, ci sono 1,2 miliardi di euro di verbali l'anno dati dai comuni, spesso con gli autovelox…