Mitsubishi lavora sulla sicurezza informatica delle auto connesse

Per garantire la sicurezza informatica delle auto connesse Mitsubishi ha messo a punto una nuova tecnologia con difese multilivello

19 marzo 2019 - 15:40

Uno dei tanti problemi da risolvere quando si parla di guida autonoma è quello della sicurezza dei dispositivi informatici utilizzati a bordo delle vetture. Le auto che “si guidano da sole” infatti, saranno connesse con le altre vetture e con l’ambiente circostante. Ma una volta “in rete” sono soggette a tutti quei rischi che, ad oggi, siamo abituati a vedere associati ai nostri computer e ai nostri smartphone. È facilmente immaginabile, però, cosa potrebbe succedere se un hacker si impadronisse di una vettura a guida autonoma e la comandasse per i propri scopi.

IL RISCHIO REALE DI HACKERAGGIO

Tutte le Case stanno lavorando per realizzare sistemi di connessione che siano il più possibile impenetrabili. Famoso, infatti, fu l’esperimento in quale due hacker presero il comando di una Jeep a distanza e iniziarono a manomettere alcune funzioni in remoto. Mitsubishi, con il proprio dipartimento “Electric”, ha messo a punto un sistema di difesa che lavora su diversi piani proprio per scongiurare che qualche malintenzionato possa comandare a distanza una vettura connessa.

UNA PROTEZIONE A STRATI

La nuova tecnologia Mitsubishi lavora prima di tutto in fase di avvio del veicolo. Quando si preme il bottone di accensione, in breve tempo (il 10% in meno di una tecnologia tradizionale) si avvia una scansione per verificare l’integrità del software dell’auto. In caso di anomalie, inoltre, la tecnologia Mitsubishi modifica il funzionamento delle centraline, limitando le attività informatiche e concentrandosi solo su quelle attaccate, in modo da limitare anche le possibilità di intervento agli intrusi.

UNA TECNOLOGIA DERIVATA DA SETTORI STRATEGICI

Per mettere a punto la nuova tecnologia di difesa multilivello, Mitsubishi Electric ha attinto alle conoscenze maturate in settori diversi da quelli dell’automotive. Gli stessi sistemi “multistrato” per combattere le intrusioni, infatti, erano stati realizzati e già testati per la sicurezza di impianti industriali per la produzione di energia elettrica, per la gestione delle acque, per l’estrazione di petrolio e gas naturale e per la realizzazione di prodotti chimici.

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