Guida autonoma e connessione V2V e V2X

Il dialogo tra le automobili o tra veicoli e infrastrutture è la nuova frontiera per aumentare la sicurezza e di ottimizzare gli spostamenti

22 novembre 2018 - 16:00

Quando si parla di guida autonoma, ormai, si parla anche di tematiche di grande attualità che ad essa sono strettamente legate. Ci si riferisce alla connessione e alla comunicazione di veicoli tra loro e di veicoli con le infrastrutture. Queste tecnologie sono tutte raccolte sotto la sigla V2X, termine che deriva dall'inglese e con il quale si intende Vehicle-to-Everything. In parole povere, la comunicazione tra veicolo e qualsiasi entità che può interagire con esso. Sotto questo “cappello” si trovano in realtà altre due sigle: la V2V, che indica la connessione tra veicolo e veicolo, e la V2I, che indica la connessione di un veicolo con una qualche infrastruttura. A prescindere dagli “oggetti” in comunicazione tra loro, due sono anche le tecnologie adottate dalle Case per connettere le auto. Ma prima di approfondire gli aspetti tecnici, vediamo i vantaggi che offriranno le auto connesse.

L'IMPORTANZA DEL DIALOGO NELLA GUIDA AUTONOMA Numerose sono le possibilità offerte dal dialogo veicolo-veicolo e veicolo-infrastrutture. Facciamo un esempio: nel caso di automobili che si muovono in colonna, tramite lo scambio di informazioni tra le auto, un veicolo potrà reagire alla frenata di una vettura che precede anche se questa non è “in vista”. Così, si potranno evitare tamponamenti a catena. Di più: la comunicazione tra le auto permetterà la formazione di treni di vetture che potranno procedere incolonnate a distanza ridotta e a velocità costante senza rischiosi quanto snervanti avanzamenti a singhiozzo. Parlando di dialogo con le infrastrutture, poi, lo scambio di informazioni sul traffico, sul funzionamento dei semafori, su eventuali situazioni di pericolo, sulla presenza di cantieri o di ingorghi permetterà di ottimizzare i percorsi e la marcia, diminuendo i tempi degli spostamenti, i consumi e, non ultime, le situazioni di pericolo.

DAL WIFI AL 4G Torniamo alla questione tecnica. Per la comunicazione wireless tra vetture e tra vetture e infrastrutture, dicevamo, sono utilizzati due protocolli. Il primo ad essere introdotto è stato il WiFi o WLAN (Wireless Local Area Network), basato sullo standard IEEE 802.11 (per la precisione IEE802.11p). Si tratta semplicemente del WiFi che comunemente abbiamo nelle nostre case, uffici o locali. In tempi più recenti, però, è stato messo a punto un sistema che sfrutta la rete cellulare (contraddistinto dalla sigla C-V2X) e basato sull'attuale 4G LTE. Questo standard è pronto a passare alla tecnologia 5G appena introdotta a Torino e che prenderà progressivamente piede su tutto il territorio nazionale.

INTERNET FARÀ LA DIFFERENZA Oggi, come detto, la connessione delle auto si basa su due tecnologie, che per comodità chiameremo WiFi e 4G. Ma in futuro? Quale sarà lo standard che prenderà il sopravvento? Probabilmente il 4G. Questo sistema, infatti, ha potenzialità di sviluppo superiori al WiFi. Uno dei principali vantaggi è dato dalla capacità di scambio dati tra le vetture e, soprattutto, fra le vetture e la rete internet, definita V2N. Questa possibilità è preclusa ai sistemi WiFi. Ed è per questo il 4G è stato abbracciato con convinzione dai principali costruttori d'auto europei. Il 4G prima e il 5G poi sono stati sviluppati sulla scia delle direttive del 3rd Generation Partnership Project (3GPP), proprio al fine di migliorare le tecnologie di comunicazione e interscambio di informazioni.

ANCHE LE PERSONE SARANNO CONNESSE Parlando di auto connesse e scambi di informazioni V2V e V2I, in futuro gli scenari che si apriranno saranno interessantissimi. Prendiamo ad esempio la possibilità di un dialogo tra le auto e i moderni dispositivi portatili. In futuro l'auto potrebbe scambiarsi informazioni con gli smartphone ad esempio, o con gli smartwatch. Immaginate le potenzialità di un sistema di connessione in cui un pedone, grazie al telefonino o all'orologio, può segnalare la propria posizione a tutte le auto. E immaginate che ripercussioni positive può avere in termini di sicurezza avere delle auto che si muovono sulle strade consapevoli della presenza di pedoni nei dintorni. Questo arriverà, prima o poi. Ma non proprio domani. Uno scenario più praticabile, o meglio, praticabile in tempi più brevi, invece, è quello in cui si fruttano al massimo le potenzialità dello scambio di dati tra auto e infrastrutture. Queste tecnologie permetteranno ad esempio di analizzare il traffico e di prevedere congestioni della circolazione e, una volta processate le informazioni, e di apportare modifiche alla viabilità, magari cambiando i tempi di durata delle luci dei semafori o precludendo momentaneamente l'accesso a determinate vie per scongiurare code e ingorghi. Il tutto senza la necessità di intervento umano.

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