Mi faccia il pieno di gomme esauste, grazie!
Il processo messo a punto da Pyrum Innovations trasforma gomme fuori uso in petrolio, coke e gas, in maniera pulita ed energeticamente autosufficiente
Il processo messo a punto da Pyrum Innovations trasforma gomme fuori uso in petrolio
Il processo messo a punto da Pyrum Innovations trasforma gomme fuori uso in petrolio, coke e gas, in maniera pulita ed energeticamente autosufficiente
Un gruppo di giovani ingegneri tedeschi ha ideato e realizzato un sistema di smaltimento dei PFU (Pneumatici Fuori Uso) con la pirolisi, un processo che scompone i polimeri della gomme senza combustione. Il risultato è un impianto che, senza consumare energia elettrica dalla rete, trasforma i PFU in petrolio, gas e coke.
NON BRUCIO MA PIROLIZZO – Il problema dei rifiuti è presente ovunque ma in Italia è piuttosto grave, anche in virtù della mediamente bassa percentuale di raccolta differenziata che il nostro Paese riesce ad ottenere. La questione diventa un vero problema se pensiamo alle gomme che arrivano alla fine della loro vita utile: questi scarti si degradano molto lentamente e possono rilasciare sostanze inquinanti. Per fortuna la maggior parte di essi viene ritirata, anche da discariche abusive, per essere correttamente smaltita. Queste centinaia di migliaia di tonnellate di PFU raccolte vengono poi macinate e convertite in articoli di gomma, arredo urbano, pavimentazioni ed in parte bruciate, con notevole rilascio di CO2, per produrre energia. La soluzione di Pyrum è molto diversa, in quanto il granulato di gomma viene scomposto dal calore, in assenza di ossigeno, per produrre idrocarburi, gas e carbon coke.
DAL PRODOTTO ALLE MATERIE PRIME – I polimeri che compongono la gomma sono lunghe catene che contengono numerosi gruppi carbonio-idrogeno (donde il nome di Idrocarburi) e l'alta temperatura li separa scindendoli in catene più corte. Ad un certo punto del processo si genera così del gas combustibile, un buon carbon coke (il contenuto in Carbonio è maggiore del 90%) e olii vaporizzati che, una volta raffreddati, si condensano in petrolio. In pratica si torna indietro nel processo produttivo: dal prodotto finito – gli pneumatici – alle materie prime. L'impianto prevede un reattore verticale piuttosto snello (la base è di 6 x 9 metri per un'altezza di 26), un potente gruppo elettrogeno, un trituratore, un granulatore e dei compressori d'aria. Il sistema è energeticamente autosufficiente dato che, dopo la prima accensione, il gas prodotto è sufficiente ad alimentare il gruppo elettrogeno la cui energia azione tutte le altre macchine. In realtà, in condizioni normali, si registra anche una sopraproduzione di energia elettrica che può essere venduta. Il processo in sé, secondo Pyrum, non genera CO2 perché avviene in assenza di ossigeno e l'unica emissione è quella del cogeneratore (esso produce anche calore utile nella lavorazione), piuttosto pulito perché va a gas.
NON SOLO PFU – Il vero asso nella manica è il reattore verticale, che permette una precisa regolazione della temperatura – fra 500 e 850 C° – al punto che è possibile tarare il processo per variare le proporzioni dei prodotti in uscita. Il controllo preciso delle condizioni al suo interno (non ci sono parti in movimento e quindi la tenuta può essere stagna) permette di convertire anche biomasse, bitume e rifiuti di plastica. Dato che non ci sono cilindri rotanti o simili ipotizzo, senza pretese di esattezza, che il sistema riscaldi il materiale tramite gas inerti, come l'azoto, riscadati ad altissima temperature. Rimarchevole è anche l'automazione dell'impianto che, grazie a 158 sensori e a uno speciale software, permette di coprire ogni turno con soli 2 – 3 addetti. Gli impianti sono modulari: ogni “torre” tratta fino a 5.000 tonnellate di PFU all'anno producendo 2.500 tonnellate di petrolio, 1.500 tonnellate di coke e 600 tonnellate di gas, oltre a 5 tonnellate di CO2, un valore veramente esiguo se pensiamo che un'auto da 150 g/km che faccia 10.000 km all'anno emette 1,5 tonnellate di anidride carbonica. Il ciclo, secondo informazioni di Pyrum Innovations, è redditizio – petrolio e coke ottenuti hanno un valore commerciale non indifferente – anche in questi anni nei quali il prezzo del petrolio estratto è piuttosto basso.