Pneumatici abbandonati: smantellata la “Collina della Vergogna”

In una delle zone più belle della Toscana erano abbandonate 2.700 tonnellate di pneumatici. Guarda il video aereo del recupero

22 aprile 2015 - 9:00

Sappiamo tutti che le gomme usurate o danneggiate vanno cambiate, dato che avere coperture in buono stato è sicuramente una condizione necessaria per la sicurezza. Il loro smaltimento va però fatto a regola d'arte e non abbandonandole dove capita, ad esempio su una collina nel senese.

COME TI ROVINO LA NATURA – 15 coperture oggi, 3 domani, 20 il giorno dopo: in 10 anni si possono accumulare così 300.000 gomme fuori uso! Non ci credete? Fate una gita a Rapolano, un comune situato in provincia di Siena – in una zona, quindi, di grande pregio paesaggistico – e andate in località Collalto, alla Collina della Vergogna. Si tratta di una delle belle alture che impreziosiscono la provincia toscana, deturpata da 2.700 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso (PFU), un fardello spaventoso se visto dall'alto nel video, che da oltre dieci anni rappresenta un grande problema ambientale e paesaggistico. Per fortuna qualcuno sta provvedendo allo svuotamento completo del sito, che verrà riportato al suo stato naturale. Il consorzio Ecopneus ha infatti iniziato i lavori di recupero dei circa 300.000 PFU abbandonati sulla collina, operazione che sta coinvolgendo 12 aziende partner e che si stima possa concludersi entro l'estate, senza costi per la comunità. Ecopneus è una società senza scopo di lucro che si occupa di gestire gli Pneumatici Fuori Uso, agendo per di rintracciarli, raccoglierli, trasportarli e recuperare il materiale e l'energia in essi contenuta (vedi che fine fanno gli pneumatici fuori uso dopo la raccolta).

RACCOGLIERE, SEPARARE E RICICLARE – Nell'arco di un anno Ecopneus tratta circa 250.000 tonnellate di PFU, che equivalgono a circa 27 milioni di coperture da autovettura; la gomma recuperata si può trasformare in pavimentazioni per gli stadi di atletica, asfalti modificati, isolanti acustici, elementi per l'arredo urbano ed energia, mentre l'acciaio dei cerchietti e delle tele viene riciclato.

Le gomme presenti a Rapolano, una volta recuperate e trattate, potrebbero pavimentare, con un manto sicuro, fonoassorbente e duraturo, circa 68 km di strade, oppure ricoprire di erba sintetica di ultima generazione 24 campi da calcio o, ancora, soddisfare il fabbisogno energetico di una città grande come Siena per un intero quadrimestre. Notiamo come la normativa italiana sulla gestione dei PFU imponga ai soggetti come Ecopneus di impiegare almeno il 30% dell'eventuale avanzo di gestione in operazioni di prelievo straordinario da “stock storici”, definiti dal DM 82/2011, ponendo così fine a situazioni nelle quali spesso le Amministrazioni Comunali non hanno risorse per intervenire. Gestendo opportunamente le proprie risorse, Ecopneus è riuscita dal 2012 ad oggi ad avviare a corretto recupero più di 60.000 tonnellate di PFU in dieci siti diversi. La Collina della Vergogna è un ingente “deposito” di PFU: le sue 2.700 tonnellate sono infatti una frazione non trascurabile del quantitativo di PFU – 16.358 tonnellate nel 2014 – che Ecopneus raccoglie in tutta la Toscana: fortunatamente la sua bonifica si concluderà a breve.

LE ISTITUZIONI E IL CONSORZIO – Il Sindaco di Rapolano Terme, Emiliano Spanu, commenta in questo modo: “Non nascondo la mia gioia e la mia soddisfazione per l'intervento di Ecopneus a Collalto, che negli anni ha rappresentato uno dei problemi più grandi per la nostra comunità. Non posso quindi non ringraziare Ecopneus per l'opportunità che ci ha dato dopo anni di battaglie legali con i proprietari del terreno”. Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus, dice che “il sito di Rapolano, nelle colline senesi, è in una delle aree più belle d'Italia e che tutto il mondo ci invidia. Riuscire ad intervenire qui significa quindi tutelare la bellezza e le qualità del nostro Paese, scongiurando un pericolo per l'ambiente e la salute trasformandolo in preziose Materie Prime Seconde per tante utili applicazioni, secondo i dettami della Circular Economy”.

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