Mercato auto in Iran: per Audi è una fetta da 10 miliardi di euro

Senza nucleare il mercato iraniano è il nuovo El Dorado ma le autorità guardano con particolare interesse le Case italiane, giapponesi e francesi

19 gennaio 2016 - 19:13

L'Iran è un paese controverso: è una Repubblica Islamica ma guarda all'Occidente, è popolata da persone istruite ma i diritti umani e le libertà individuali hanno, per usare una perifrasi, “ampi margini di miglioramento”. La fine delle sanzioni aprirà sicuramente molte porte, anche all'industria automobilistica occidentale, che è infatti in fermento.

PRONTI AL LANCIO – Tanto per fare un esempio Audi – è notizia di ieri – sta infatti valutando di sbarcare, per la prima volta nella sua storia, in Iran, Paese nel quale vede un grande potenziale per le auto di lusso. In effetti le Camere di Commercio e Industria tedesche stimano che la Germania potrebbe arrivare ad esportare merci per 10 miliardi di euro e esponenti di Audi sono attualmente in Iran per valutare le prospettive di espansione di quel mercato. Anche Daimler ha annunciato che la sua divisione truck ha firmato una lettera d'intenti con i partner di una joint venture, Iran Khodro Diesel and Mammut Group. Ma Khodro ha anche accordi con Renault e Suzuki (guarda i piani futuri di Suzuki) e dal 2012, dopo che Peugeot si è “allontanata”, ha prodotto modelli economici (ad esempio la 206 e la 405) senza versare le royalties alla Casa del Leone; essa ha comunque suscitato un certo malanimo negli iraniani che l'accusano di aver abbandonato le vetture senza assistenza e ricambi.

PORTE APERTE ALL'ITALIA? – La Trade Promotion Organization iraniana ha autorizzato da domenica la vendita di auto GM, ad esempio le Chevrolet Trax e Aveo e la Opel Insignia berlina. I costruttori cinesi che hanno – almeno in parte – riempito lo spazio lasciato libero degli occidentali quando sono iniziate le sanzioni, hanno reagito con sostanziosi ribassi all'imminente ritorno di altre Case. L'agenzia Fars ha riportato che il presidente iraniano Rohuani verrà in Italia la prossima settimana, incontrando Renzi, il Presidente Mattarella e anche Papa Francesco; il 27 volerà poi a Parigi, e avrà colloqui con Francois Hollande e il Ministro degli esteri Laurent Fabius. Questo attivismo diplomatico, siamo pronti a scommetterci, non sarà disgiunto da accordi economici e come non pensare che essi non riguarderanno anche il settore automobilistico? Vediamo qualche esempio di notizie connesse a Italia e Francia: a settembre il Ministro dell'Industria Mohammad Reza Nematzadeh, per bocca del suo vice Salehinia, ha “ammonito” il ministro del commercio estero francese e gli esponenti delle Case, dicendo che le porte dell'Iran sono aperte solo per quei costruttori che possono garantire prodotti di qualità ed un servizio di assistenza efficiente. In effetti il gruppo PSA, in vista della fine delle sanzioni, ha comunicato già in ottobre la sua intenzione di lanciare la sua elegante gamma DS nel paese asiatico, un mercato che ha ottime prospettive di crescita (leggi come si stanno preparando le Case auto per entrare in Iran): se oggi vale 1,1 milioni di auto l'anno, già alla fine del 2016 potrebbe arrivare a 1,6 e toccare 2 milioni più in avanti. Già in agosto si sarebbero poi svolti colloqui fra esponenti di FCA e quelli dell'industria iraniana, allo scopo di preparare il terreno per un ritorno in Iran, che potrebbe riguardare anche i marchi americani del Gruppo. Altre fonti indicano come particolarmente importante il ruolo che sarà svolto dai marchi italiani e giapponesi nel rifornire il rinascente mercato automobilistico iraniano.

FAME DI APERTURA – L'Iran è la declinazione moderna del territorio dov'era la Persia, una delle culle della civiltà, compresa quella occidentale. Si tratta di un Paese con un tasso di alfabetizzazione alto (87%) ed un accesso ad Internet del 57%, non molto inferiore, quindi, a quello italiano. Può vantare moltissime riserve petrolifere e la possibilità di aumentare le esportazioni, anche se ha depresseo ulteriormente le quotazioni del greggio, promette maggiori introiti allo Stato. Per quel che riguarda la diffusione delle automobili si parla di circa 140 automobili ogni 1.000 abitanti, un quinto rispetto all'Italia: si capisce quindi come il ritorno dell'Iran sulla scena internazionale sia ben visto da molti costruttori, europei e asiatici in particolare. Abbiamo tutti visto i festeggiamenti nelle strade quando le sanzioni economiche – scattate per i possibili risvolti militari del programma nucleare iraniano – sono state ufficialmente dichiarate finite: nel Paese c'è un gran voglia di rientrare a pieno titolo nella comunità internazionale e, probabilmente, di allinearsi maggiormente a modelli di vita più moderni.

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