Dieselgate Volkswagen: Winterkorn si dimette, è la rivincita di Piëch

Un terremoto epocale: per ora a pagare è Winterkorn, ormai ex numero uno VW. Si allunga l'ombra di Piëch sullo scandalo

24 settembre 2015 - 9:00

Uno tsunami sempre più terribile si sta abbattendo su Volkswagen, per aver barato sui consumi dei diesel negli Stati Uniti (e chissà se salteranno fuori sorprese in Europa): Martin Winterkorn non è più l'amministratore delegato del colosso tedesco. Il potente manager ha annunciato le dimissioni dopo l'esplosione dello scandalo legato alla falsificazione dei test sulle emissioni, ma ha voluto ribadire la sua completa estraneità ai fatti. Le scuse non sono quindi bastate a Winterkorn per restare al timone del gigante teutonico, che con la sua galassia di marchi è il numero uno sul pianeta per vendite. Il caso è scoppiato relativamente al mezzo milione di auto VW e Audi – Golf, Jetta, Passat, Beetle e A3 – vendute in US tra il 2009 e il 2015, grazie all'indagine dell'EPA – l'Agenzia di protezione dell'ambiente americano. Il colosso di Wolsburg ha ammesso di avere in circolazione 11 milioni di auto taroccate per bluffare ai test sulle emissioni e far figurare, grazie alla sofisticata centralina, prestazioni di gran lunga migliori rispetto a quelle messe in strada.

LE SUE PAROLE – “Lo faccio nell'interesse dell'azienda nonostante, che io sappia, non abbia commesso alcun errore. Volkswagen ha bisogno di un nuovo inizio, anche del punto di vista delle persone. Con le dimissioni lascio libera la strada”, così ha detto Winterkorn. Il quale è l'unico, per ora, a pagare lo scandalo della frode sulle emissioni dei motori diesel Usa: VW è sotto inchiesta negli Usa, rischia una supermulta di 18 miliardi di dollari, e nel frattempo il suo titolo ha “perso” in Borsa 25 miliardi di euro in due sedute. “Sono scosso da quanto è accaduto negli ultimi giorni. Non riesco a spiegarmi come nel gruppo Volkswagen abbiano potuto accadere errori di tale portata – scrive il manager in una nota -. Come amministratore delegato, mi assumo la responsabilità per le irregolarità emerse nei motori diesel, e ho chiesto al consiglio di sorveglianza di mettere fine alla mia funzione di amministratore delegato. Ho sempre lavorato per servire l'azienda, i nostri clienti e i dipendenti. Volkswagen era e rimane la mia vita”. In un comunicato separato, il comitato esecutivo del consiglio di sorveglianza di Volkswagen evidenzia che Winterkorn “non era a conoscenza della manipolazione dei dati sulle emissioni”. Il comitato lo ringrazia per “i suoi enormi contributi negli scorsi decenni e la sua volontà di assumersi la responsabilità in questo caso”.

BATTAGLIE INTESTINE – Intanto, da tutta questa storia, esce vincitore Ferdinand Piëch. Che tre mesi fa era stato detronizzato, dopo una “guerra” di potere logorante, proprio da Winterkorn. Addirittura, secondo indiscrezioni, ci sarebbe la vendetta di Piëch (e della moglie Ursula) dietro lo tsunami VW. La soffiata agli americani in merito ai diesel truccati sarebbe arrivata, ma solo un'ipotesi che circola sul web, proprio da Piëch. Il nipote di Ferdinand Porsche era stato da oltre due decenni demiurgo delle sorti del più grande Gruppo auto europeo, e ora mondiale; e si sarebbe legato al dito la durissima sconfitta inflittagli da Winterkorn. Ma sono solo pettegolezzi. L'unica certezza è che il mito VW è crollato.

LA MERKEL A FORTE RISCHIO – Anche la potentissima Angela Merkel, la cancelliera tedesca che ha fatto il bello e il cattivo tempo da quando l'Unione europea ha visto la luce, la donna che s'è ben guardata dall'aiutare le nazioni europee in difficoltà, la signora che imponeva i limiti in materia di emissioni inquinanti delle vetture, il capo di Stato che prima prometteva asilo a tutti i profughi per poi mettere nei guai i Paesi partner dell'Ue con un voltafaccia improvviso, adesso potrebbe essere investita in pieno dallo tsunami VW, se le indiscrezioni di autorevoli media tedeschi fossero confermate: lei sapeva, e ha fatto furbescamente finta di nulla. Lo stile germanico. Vedremo se, con la consueta arroganza, Frau Merkel punterà il dito contro i partner dell'Eurozona per pretendere il rispetto delle regole, specie in tema fiscale.

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