DieselGate. Ecco le prime 80 auto che andranno ai controlli del Ministero

Il Ministero ha scelto i modelli Euro 5 da testare. Nell'elenco ci sono le regine del mercato, motori molo diffusi e anche assenze importanti

5 ottobre 2015 - 13:51

Ormai il Dieselgate ha probabilmente superato, come numero di parole scritte, il suo fragoroso antenato Watergate: se il coinvolgimento del Presidente degli USA è stato incredibilmente importante, lo scandalo dei diesel taroccati è planetario. Vediamo gli sviluppi italiani, cominciando dall'elenco ufficiale dei modelli da controllare.

ECCO I NOMI – Dopo il comunicato nel quale il ministro Delrio annunciava il controllo sui diesel di tutte le marche e la notizia che i controlli del Ministero sarebbero iniziati fra circa 3 settimane, possiamo pubblicare l'elenco dei modelli che saranno controllati. Il Sole 24 Ore ha infatti diramato la lista delle auto coinvolte, con indicazioni sulla tempistica e sulla modalità dell'operazione. Si sa, per esempio, che i risultati dei controlli verranno pubblicati entro il primo maggio (fra circa 8 mesi, quindi) e che i modelli che verranno controllati rappresentano circa il 73% dei diesel Euro 5 in circolazione, per un totale di circa 1.300.000 autovetture.

IL VALZER DEI MOTORI – Il ventaglio dei modelli che saranno esaminati è ampio e interessa un po' tutti i segmenti, dai van leggeri alle grosse come la Fiat Freemont, la VW Passat e la Renault Laguna. Com'era lecito aspettarsi sono molti i modelli del Gruppo Volkswagen, nelle sue varie declinazioni Audi, Skoda, Seat e VW che finiranno sotto la lente del MIT. Spulciando fra le sigle dei motori VW ci si rende conto che, oltre al pluriimputato 2.000 ci sono altri TDi, il già “nominato” 1.600 cc e anche il 1.2 tricilindrico montato nelle compatte quali la Polo, l'Ibiza e la Fabia. Gettonatissimo sarà il 1.300 Multijet FCA, che nelle sue varie versioni equipaggia molti modelli del gruppo, e non mancano il 1.600 della Giulietta, il 2.000 della Freemont e il glorioso 1.900. Un po' “ossessiva” appare invece la presenza del diffuso 1.500 Renault: nella lista ci sono 10 modelli Mercedes e Nissan accomunati dalla stessa unità K9K. Il 1.500 transalpino, declinato nelle varie versioni K9K C6/B6/A6, la fa da padrone nella gamma Renault mentre lo stesso si può dire dell'A17DTS, il popolare 1.700 di derivazione Isuzu, per la gamma Opel. Se la Mercedes A160 ha la stessa potenza della B160 e lo stesso succede per le A180/B180 forse si potevano indagare solo le A o le B con potenza diversa e includere anche le Classe C berlina invece della sola CLA 200.

UNA PROCEDURA DELICATA – Non invidiamo il compito del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, che dovrà agire con criteri di attendibilità per non prestare il fianco ai – sin troppo prevedibili – ricorsi da parte della Case. Il MIT ha affidato i controlli sulle emissioni al CNR e al Jrc e si è orientato ad usare delle misure “miste”. Vista la scarsa veridicità dei test condotti sul banco dinamometrico a rulli il Ministero inizierà con misure su strada condotte con il PEMS (Portable Emissions Measurement System), che verrà usato sia sula viabilità ordinaria sia su pista, “mimando” le prove del test di omologazione. Il banco dinamometrico verrebbe usato qualora la prova PEMS fosse difforme dai risultati dell'omologazione: se i “rulli” dessero invece un risultato conforme si potrebbe ipotizzare la presenza del famigerato defeat device. L'assegnazione ufficiale delle prove ai vari laboratori si farebbe con una gara e le vetture nuove sarebbero prelevate dagli stock in giacenza, mentre per quelle usate si ricorrerebbe al noleggio.

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