DieselGate: i controlli del Ministero partono tra 3 settimane e le Case tremano

Tra i corridoi della Motorizzazione abbiamo scoperto importanti novità sui controlli alle auto diesel annunciati dal Ministero

2 ottobre 2015 - 16:46

Lo scandalo dei diesel taroccati è planetario e, per delimitarne il campo, cercheremo di dare informazioni relative alla sola Italia: c'è comunque molto da sapere, a partire dalle modalità dei test. Il ministro Delrio aveva annunciato che i controlli avrebbero riguardato auto di tutte le marche e ora se ne sa di più.

ECCO UN CAMPIONE (DI TEST) – Il numero dei test che saranno effettuati rimane confermato in circa 1000 e si sa che per i controlli delle emissioni si ricorrerà al CNR e allo Jrc ma emergono altri dettagli. Da fonti dei corridoi della Motorizzazione Civile si sa, per esempio, che i controlli riguarderanno anche le Euro 6, anche se verrà data la precedenza alle Euro 5. Si parla anche di qualche marchio recalcitrante mentre i brand italiani sarebbero più “tranquilli” a fornire le auto da controllare. I controlli prevederanno test su strada e poi in laboratorio per vedere se c'è il software “tarocco”. Questi test servono per reperire elementi da dare eventualmente all'Antitrust, che potrebbe irrogare sanzioni solo ai marchi nazionali per pratica commerciale scorretta in quanto le auto non sarebbero conformi all'omologazione (articolo 93 del CDS). Se si riscontrassero discrepanze le Autorità italiane dovrebbero comunicarle agli Enti dei Paesi che hanno rilasciato le omologazioni (Germania, Spagna e Repubblica Ceca) per i dovuti controlli. Anche in questo caso nascono comunque dubbi perché le eventuali prove su strada non potrebbero che confermare discrepanze già note fra, ad esempio, i consumi dichiarati e quelli misurati. L'Icct (International Council on Clean Transportation, uno dei laboratori che ha acceso la “miccia” del Dieselgate), per esempio, ha già stabilito come, a fronte di un'effettiva riduzione delle emissioni reali, esse siano scese meno di quanto richiesto dal progressivo inasprimento delle norme, con il risultato di un aumentato divario fra le prescrizioni e il mondo reale.

NUMERI UFFICIALI, FINALMENTE! – Volkswagen Group Italia ha diramato, con un comunicato ufficiale, le cifre del richiamo: ricordiamo che si parla di veicoli equipaggiati con i motori Diesel Euro 5 di tipo EA 189. Il totale è di 648.458 unità, suddivise così nelle singole Marche: 361.432 vetture e 15.291 veicoli commerciali Volkswagen, 197.421 Audi; 35.348 SEAT e 38.966 Škoda. Leggendo il comunicato, si apprende come “Il piano di azione di Volkswagen e delle altre Case coinvolte prevede la presentazione delle soluzioni tecniche e le relative misure alle Autorità competenti nel mese di ottobre” e basterà conoscere il numero di telaio per capire se il veicolo richiede o meno l'aggiornamento. Volkswagen Italia ricorda anche come i motori Diesel Euro 6 attualmente disponibili nella UE – e quindi anche in Italia – non siano coinvolti e soddisfino i requisiti legali. I possessori di veicoli del Gruppo VW sapranno quindi a breve se dovranno recarsi nei service ufficiali per la probabile modifica del software e/o altre operazioni al momento sconosciute, sperando che si riescano a reperire tutte le vetture da aggiornare.

IL SOFTWARE BASTERÀ? – In effetti, anche se ci sono finalmente notizie certe, la questione è tutt'altro che dipanata. Un punto controverso è legato alle modifiche che occorrerà fare: è possibile che, dopo l'aggiornamento del software le prestazioni decadano o, in generale, non siano più conformi alle omologazioni. Occorrerà aggiornare la carta di circolazione o, peggio, cambiarla: appare chiaro come le Case preferiranno conservare l'omologazione Euro 5, anche a costo di diminuire le prestazioni, perché sennò l'omologazione stessa verrebbe revocata. Come ipotizzato da Maurizio Caprino de Il Sole24Ore, dato che la potenza è riportata nel libretto, si dovrebbe intervenire – diminuendola – sulla coppia, con il risultato di avere una guida meno piacevole ed esponendosi allora ad azioni da parte dei consumatori perché l'auto non ha più le caratteristiche dichiarate. VW e altre case eventualmente coinvolte potrebbero allora “regalare” accessori o tagliandi in cambio di una liberatoria nella quale si espliciti la rinuncia ad azioni legali. Notiamo come dalla Russia arrivi la notizia che le VW sarebbero comunque omologabili in base alle norme russe: dobbiamo aspettarci un esodo verso Est, con le vetture sotto osservazione che rientrano magari dalla “finestra” di una targa provvisoria?

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