Volkswagen avverte: 12 miliardi di autonomia prima dei tagli

L'AD Müller apre il salvadanaio e allerta i dipendenti: ecco quanto resisterà prima di tagliare su investimenti e personale

1 ottobre 2015 - 11:16

Che il Dieselgate sarebbe costato una barca di soldi è apparso chiaro sin da subito ma ora cominciano a girare cifre a 9 zeri e percentuali da brivido. Si tratta infatti di limiti nelle spese e nella contrazione delle vendite che il gruppo Volkswagen può sopportare: se si va oltre si aprono scenari ignoti e inquietanti.

COME ERCOLE – Matthias Müller, l'uomo di Porsche – e quindi del patriarca Ferdinand Piech – nella sua qualifica di nuovo AD del Gruppo ha di fronte a sé una serie di compiti che farebbero tremare i polsi anche all'eroe mitologico più famoso di tutti i tempi. Deve infatti gestire i milioni di richiami e le centinaia di class action che sono già nate e nasceranno, trovare rimedi tecnici per la futura produzione, ripensare all'attuale assetto della società e ricostruire la fiducia (un processo che secondo Müller richiederà 3 anni) che i consumatori riponevano nel Gruppo di Wolfsburg e che ora appare, per usare un eufemismo, compromessa.

12 MILIARDI e 10%, I NUMERI FATALI – Il Gruppo Volkswagen è piuttosto solido finanziariamente, essendo il costruttore di auto più “ricco”, e ha le spalle larghe, producendo quasi 10 milioni di auto all'anno in tutti i continenti. Eppure anche una multinazionale così ramificata ha dei limiti: Müller ha infatti fatto sapere che la società può fronteggiare, per rimediare al Dieselgate, fino a 12 miliardi di euro di spese (ce ne saranno una marea, fra cause legali e richiami) e un calo nelle vendite fino al 10% prima di dover ricorrere a tagli, negli investimenti e nei livelli occupazionali. Queste cifre sono, probabilmente, anche un mettere “le mani avanti” nei confronti del Governo: noi faremo la nostra parte ma se saremo costretti a passare il limite ci saranno conseguenze sociali che si riverbereranno anche a livello politico. Il Governo tedesco intanto ha già profetizzato, per bocca del ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble, che il Gruppo Volkswagen non sarà la stessa società che era una volta: si riferiva allo “spezzatino” del quale si è già parlato? Schaeuble ha anche dichiarato come lo scandalo non rappresenti un pericolo per l'economia della Germania ma che molte cose cambieranno da un punto di vista strutturale, una frase un po' sibillina.

A MACCHIA D'OLIO – La situazione appare molto grave in generale, anche perché diversi Governi stanno promuovendo indagini per appurare la verità sulle emissioni, non limitando le inchieste alle auto del Gruppo VW. Se in Italia il ministro Delrio ha detto che si faranno controlli sulle auto di tutte le marche, anche il Giappone ha annunciato un'azione simile mentre Gran Bretagna, Francia e Corea del Sud si sono mosse in tal senso e la Svezia potrebbe imitarle a breve. Non si mette bene anche sul versante delle azioni legali, dato che anche Federauto, l'associazione dei concessionari italiani, ha preso una posizione forte, affermando che fra le parti lese, oltre ai clienti, gli Stati e i dipendenti onesti di VW (la grandissima maggioranza), ci sono anche i dealer, che hanno venduto in buona fede veicoli non conformi al dichiarato. E mentre cominciano a filtrare le cifre ufficiali delle auto da richiamare – 948.064 in Francia e circa 1,2 milioni nel Regno unito – arriva la notizia della prima Class Action nel nostro Paese. Il Codacons ha infatti notificato al Tribunale di Venezia (lo stesso nel quale si terrà domani l'udienza per i consumi truccati delle auto VW) la prima class action italiana alla quale possono aderire tutti i proprietari delle auto incriminate. I moduli sono sul sito di Codacons ed i risarcimenti ipotizzati potrebbero variare fra 10.000 e 50.000 euro per automobilista.

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