Diesel al capolinea: Renault potrebbe fermare lo sviluppo di motori a gasolio

Troppi costi e norme severe potrebbero spingere Renault a tagli sui motori diesel, secondo l'ipotesi trapelata da una riunione riservata

7 settembre 2016 - 18:18

La notizia è indubbiamente di quelle destinate a lasciare il segno ma, per quanto fragorosa, non la si può definire inaspettata: Renault starebbe considerando l'idea di abbandonare le motorizzazioni diesel nei suoi modelli piccoli e medi. I motivi sono semplici nella loro complessità: le norme sulle emissioni sempre più stringenti costringeranno all'adozione di dispositivi di trattamento così complicati da rendere impossibile l'assorbimento del loro costo in modelli relativamente economici. Queste drastiche decisioni sarebbero scaturite nel corso di una riunione tenutasi prima della pausa estiva e sono da considerarsi una conseguenza, indiretta fino ad un certo punto, del Dieselgate.

NUBI SUL DIESEL Le notizie riportate da Reuters parlano infatti di una presa d'atto che le ripercussioni dello scandalo delle emissioni stanno costringendo molte Case, Renault compresa, a ripensare il ruolo del motore diesel nelle loro gamme. Secondo alcune testimonianze sarebbe stato Thierry Bolloré, il capo dell'Ufficio competitività di Renault, a dire che le prospettive di investimento nei diesel sono diminuite in modo significativo. Le testimonianze riportano infatti che Bolloré avrebbe concluso che “all'inizio dell'anno non avrebbe avuto dubbi sul fatto che il diesel sarebbe sopravvissuto. Le prospettive che si sono poi delineate, con norme più rigorose e procedure di prova diverse (leggi delle nuove regole UE in arrivo e delle multe ai Costruttori furbi) aumenteranno però i costi delle tecnologie così tanto che i motori diesel saranno costretti a uscire dal mercato”.

EFFICIENTE MA COSTOSO Il motore diesel, più efficiente rispetto al benzina ma più pesante e costoso, era già stato eliminato dalla piccola Twingo della nuova generazione (e quindi anche dalle “cugine” Smart) ben prima del Dieselgate, dato che i suoi maggiori costi non compensavano il risparmio dato dai minori consumi. Le prospettive sono però tali da rendere forse necessaria, entro il 2020, l'estinzione del diesel anche dalla Clio e persino dalla Megane 2 volumi. Sappiamo infatti che ci saranno un paio d'anni di “tolleranza” riguardo l'applicazione delle norme sulle emissioni Euro 6 (leggi della rivoluzione che investirà i test sulle emissioni) ma, una volta trascorso questo transitorio, la vita dei diesel diventerà piuttosto difficile. Le ricadute sarebbero impressionanti: i modelli citati, che coprono importanti segmenti del mercato, hanno infatti significato per Renault la maggior parte dei 1,6 milioni di auto vendute in Europa nel 2015 e, di queste, più del 60% erano diesel. Le voci non ufficiali raccolte nella riunione di luglio si specchiano nel parere degli analisti: Pavan Potluri, un analista del settore Powertrain di IHS Automotive, ha infatti detto che “tutti stano facendo marcia indietro sul diesel perché dopo il biennio 2017-2018 questa motorizzazione diventerà sempre più costosa”.

CORSA ALL'SCR? Lo scandalo dei defeat device Volkswagen non ha soltanto acceso un faro sul software truffaldino ma ha anche focalizzato l'attenzione dell'opinione pubblica sulla grande disparità nelle emissioni degli ossidi di Azoto (NOx) rilevate durante i test d'omologazione e quelle effettive su strada, cosa che ai lettori di SicurAUTO.it non sarà sembrata una novità (leggi cosa cambia nelle emissioni al centro del Dieselgate nel passaggio da Euro 5 a Euro 6). Gli NOx, che sono accusati di contribuire alle piogge acide e di procurare malattie respiratorie responsabili di centinaia di migliaia di morti ogni anno, sono emessi nell'uso su strada 5 volte e più rispetto ai cicli di omologazione. Questa discrepanza sarà smascherata a partire dal 2019, con l'introduzione delle misure sulle emissioni durante la guida reale, e questo costringerà i Costruttori a installare costosi sistemi di trattamento delle emissioni (leggi di come la Germania si sia opposta a queste procedure di misura). Si potrebbe aprire quindi un doppio fronte, uno dei quali descritto così da Potluri: “dopo il 2025 qualche produttore potrebbe abbandonare completamente il diesel, perché il costo della trazione elettrifica potrebbe, per allora, essere diminuito notevolmente”. L'altra questione riguarda i diesel “superstiti”: l' ingegnere capo di Renault, Gaspar Gascon Abellan, ha ammesso di fronte alla Commissione francese che sta studiando le emissioni, che il ricircolo dei gas di scarico EGR nei diesel più venduti delle Casa causava problemi di intasamento al turbocompressore. Gli ingegneri avevano risolto programmando l'EGR in modo che lo escludesse al di fuori di una stretta gamma di temperature dell'aria ambiente: 17 – 35 gradi Celsius, misura che, a detta di Abellan, potrebbe essere resa meno conservativa con una modifica software. Si tratta di quella thermal window che sta dando grattacapi anche a Mercedes (che continua a credere nei diesel grazie al suo nuovo motore potente e pulito, un alto di gamma che può assorbire i costi dei dispositivi sofisticati), VW, Ford e Opel. Questi e altri brand saranno costretti a ricorrere all'SCR, una strada nella quale devono recuperare terreno rispetto a PSA, che l'ha abbracciata da tempo. Arriveremo ad una situazione nella quale megafabbriche forniranno gli stessi motori “puliti” a molti Costruttori diversi? Una produzione su larghissima scala potrebbe rendere sostenibili i costi.

1 commento

orazio
17:06, 12 settembre 2016

Finalmente l'avete capita che il Diesel è un motore nato male,era ora,meglio tardi che mai!

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