Agente polizia locale
Polizia locale: perché è sbagliato dire Vigili Urbani?
Scopri l'evoluzione della Polizia locale e perché il termine 'vigile urbano' è ormai obsoleto nella normativa italiana
Scopri l'evoluzione della Polizia locale e perché il termine 'vigile urbano' è ormai obsoleto nella normativa italiana
“Vigile urbano” è un’espressione che sopravvive ostinatamente nel linguaggio comune, nei titoli dei giornali, nelle conversazioni tra cittadini. Eppure, dal punto di vista strettamente normativo, si tratta di una definizione superata da ormai quarant’anni. Dietro questa piccola imprecisione quotidiana si nasconde una storia fatta di riforme, leggi quadro e competenze che si sono progressivamente ampliate, trasformando un servizio nato per regolare il traffico urbano in una componente strutturata della sicurezza sul territorio. Capire perché non si dovrebbe più dire “vigili urbani” in riferimento alla Polizia locale significa ripercorrere le tappe fondamentali della legislazione italiana in materia.
LA SVOLTA DEL 1986: DA GUARDIA MUNICIPALE A POLIZIA MUNICIPALE
Il punto di rottura è la legge n. 65 del 7 marzo 1986, la “Legge-quadro sull’ordinamento della polizia municipale“. Con questo provvedimento il legislatore ha definito per la prima volta in modo organico i compiti del corpo, attribuendo agli addetti funzioni di polizia giudiziaria, polizia stradale e, previo specifico provvedimento, funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza. A partire da questa legge, la figura è stata formalmente inquadrata come agente di polizia municipale, e successivamente come agente di polizia locale nelle regioni che hanno adottato normative regionali specifiche. Da quel momento, “vigile urbano” non è più una qualifica ufficiale: resta un’abitudine linguistica, non un dato normativo.
DA POLIZIA MUNICIPALE A POLIZIA LOCALE: IL RUOLO DELLE REGIONI
La distinzione si è affinata ulteriormente dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha attribuito alle Regioni la competenza legislativa esclusiva in materia di polizia amministrativa locale. Sulla base di questa competenza, molte Regioni hanno approvato proprie leggi, introducendo la denominazione più ampia di “polizia locale” per i corpi che superano la dimensione del singolo Comune, ad esempio quelli organizzati in forma associata tra più enti. Proprio su questo punto è tornato di recente anche il divulgatore giuridico Avv. Giuseppe Di Palo, che in un suo video pubblicato sulla propria pagina Facebook ha ribadito come la corretta denominazione dipenda oggi dall’ente di riferimento e dalla normativa regionale applicata, sottolineando quanto “vigile urbano” sia ormai un termine privo di fondamento normativo.
PERCHÉ NON È SOLO UNA QUESTIONE DI NOME
Chiamare ancora “vigili urbani” gli agenti di polizia locale non è un dettaglio lessicale trascurabile. Il termine evoca un’immagine ridotta alla sola gestione del traffico, mentre – come abbiamo visto – le funzioni oggi attribuite a questi operatori comprendono attività di polizia giudiziaria, polizia stradale, tutela ambientale, controllo del commercio e, in molti casi, compiti di pubblica sicurezza al pari delle altre forze dell’ordine. Usare correttamente “polizia municipale” o “polizia locale”, a seconda dell’ente di appartenenza, significa quindi rispettare un’evoluzione normativa precisa e restituire ai cittadini una percezione corretta del ruolo e delle responsabilità che questi agenti esercitano ogni giorno sul territorio.