Bmw cerca un partner per la guida autonoma: "i taxi robot valgono miliardi?

BMW vuole sedere al tavolo dei Grandi di domani, dove conteranno sempre meno le performance e il lusso e si guadagnerà dai servizi di mobilità

22 giugno 2016 - 10:00

BMW non ha fatto mistero di essere rimasta piuttosto indietro nella corsa alla guida autonoma. In quel di Monaco però hanno deciso di reagire e di recuperare terreno. La via più breve è ovviamente quella di trovare più partners tecnologici di livello, la posta in gioco è miliardaria e la caccia è aperta.

L'APPEAL PERDUTO DEL PIACERE DI GUIDA La Casa dell'Elica ha fatto delle prestazioni e del piacere di guida le principali credenziali e punti di forza della propria produzione. Una filosofia che l'ha posta ai vertici dei segmenti premium a livello globale ma che potrebbe, quasi di colpo, rivelarsi una scelta vetusta e per niente profittevole per via dell'imminente avvento delle auto senza conducente (Leggi BMW ammette di essere in ritardo sulla guida autonoma). Ne sembrano ben consapevoli i vertici BMW, i quali hanno svelato di essere a caccia di alleanze strategiche per potere acquisire le competenze e la tecnologia necessarie a competere con Google, Apple, Tesla e tutti quei competitor che hanno già messo su strada i primi prototipi driverless.

CHI ARRIVERA' PER PRIMO DOMINERA' In una intervista pubblicata da Autonews, Klaus Froehlich, Responsabile dello Sviluppo in BMW AG, ha dichiarato, riferendosi al futuro della guida autonoma: “la posta in gioco sono profitti miliardari e il mercato si sta spostando gradualmente verso i taxi autonomi”, aggiungendo poi “C'è in corso un gioco di potere con le altre aziende, chi arriverà per primo a offrire servizi di ride sharing a buon mercato dominerà la scena e i mercati. Abbiamo sicuramente bisogno di partner in questo settore e abbiamo bisogno di costruire massicce risorse interne”.  La Casa tedesca sta quindi spingendo per acquisire start up (Leggi GM compra la start up del driverless aftermarket), stringere partnership con aziende tecnologiche e per assumere talenti informatici per poter costruire un cervello elettronico per i veicoli di nuova generazione.

TAXI ROBOT, BUSINESS MILIARDARIO Secondo una analisi compiuta dalla società di consulenza Roland Berger entro il 2030 il 40% dei profitti automobilistici sarà rappresentato da business dei taxi robot. BMW intende quindi predisporsi per affrontare al meglio questo futuro prossimo, nel quale lusso e performance al fulmicotone sono destinate a rimanere dentro una nicchia risicata. La previsione acquista maggior credibilità se si pongono a confronto Uber Technologies e BMW, la prima con un valore di 62.5 miliardi di dollari, la seconda 51 miliardi ma con i costi di una rete internazionale di stabilimenti, 122.00 dipendenti e una produzione di 2 milioni di veicoli l'anno (Leggi FCA interessata a collaborare con Uber).

LE MIRE BMW Attualmente BMW i Ventures detiene una quota di minoranza in RideCell, un'azienda americana di car sharing on demand. Secondo Froehlich, per quanto riguarda l'ambito dei sensori, delle telecamere e dei software per l'interpretazione dei dati, sono forti gli interessi verso Autoliv AB, Nvidia Corp. e MobileEye NC. Altro passo compiuto da BMW, in consorzio con Volkswagen e Daimler, è l'acquisto del servizio di mappe in tempo reale HERE, ceduto da Nokia Oyj per 2.8 miliardi di euro (Leggi HERE nelle mani dei Big tedeschi). Il consorzio tedesco è alla ricerca di ulteriori partner esperti in cloud computing e nell'interpretazione analitica dei dati; secondo il responsabile sviluppo di Monaco l'organico verrà completato entro la fine dell'anno.

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