Incidenti stradali 2020

Sicurezza stradale: auto e biciclette possono convivere?

Sketch sulla conflittualità tra automobilisti e ciclisti ne esistono molti, alcuni ci hanno fatto sorridere altri meno. Perché la convivenza sembra impossibile?

26 maggio 2022 - 8:14

La convivenza nel sistema strada è da sempre fonte di discussione. In caso di incidente, poi, l’invasione del proprio spazio di transito è una delle prime giustificazioni adottate. A parità di colpe, però, è indubbio che il ciclista è l’utente debole della strada e per questo va tutelato. Nonostante la costruzione di piste ciclabili o l’invenzione di passaggi ciclopedonali, la convivenza sembra ancora difficile. La condivisione della carreggiata tra automobili e biciclette porta con sé ancora una mira utopistica. Perché quando siamo alla guida non accettiamo di dividere la strada con utenti più deboli (pedoni e ciclisti)? Se però ci troviamo nel secondo caso mal sopportiamo gli automobilisti. Convivere senza rancore è possibile?

INCIDENTI STRADALI: QUANDO LE VITTIME SONO I CICLISTI

I dati pubblicati da Statistics Netherlands mostrano che i ciclisti rappresentano una quota crescente del numero di morti sulla strada. Mentre il numero di incidenti stradali mortali è diminuito drasticamente dal 2000, il numero di incidenti mortali in bicicletta continua a oscillare intorno a 200 all’anno. Negli ultimi due anni, più ciclisti che automobilisti sono stati coinvolti in collisioni. Nel 2021 582 persone sono morte in incidenti stradali. Si tratta di una diminuzione rispetto al 2020, quando sono stati uccisi 610 utenti della strada. Ma proprio come nel 2020, i ciclisti (207) hanno formato il gruppo più numeroso. La metà di tutti i decessi per incidenti stradali, inoltre, riguardava persone ultrasessantenni. Sembrerebbe più probabile che le vittime del traffico dai 60 anni in su siano coinvolte in un incidente in bicicletta, mentre le vittime più giovani muoiano in un incidente d’auto. Come limitare, dunque, il numero delle vittime in bici?

LIMITARE GLI INCIDENTI AUTO-BICI E’ POSSIBILE?

Secondo i dati si verificano più morti in bicicletta su strade dove vige una velocità di 50 km/h e ciclisti e automobili condividono la carreggiata. Chi pedala su una strada del genere corre un rischio di incidenti mortali quasi nove volte maggiore rispetto che su una pista ciclabile separata. Seppur soltanto il 10% dei chilometri in bicicletta venga percorso su strade di 50 km/h, esso rappresenta il 40% degli incidenti mortali.  Le opzioni per ridurre i rischi di incidenti sembrano essere due:

La costruzione di piste ciclabili, separando così il traffico automobilistico dalle biciclette;

Abbassare il limite di velocità su alcune strade, riportandolo a 30 km/h.

Per far rispettare i limiti di velocità si dovranno apportare ulteriori modifiche, come costruire dossi e restringere la corsia per auto. Anche piste ciclabili più larghe e segnaletica orizzontale chiara possono aiutare. Si avranno così meno incidenti e soprattutto incidenti meno gravi.

PERCEPIRE UN PERICOLO: LA PROSPETTIVA CHE CAMBIA

Perché, nonostante gli accorgimenti, questo sembra un obiettivo difficile da raggiungere? Oltre la parte tecnica, entra in gioco quella emotiva e percettiva delle persone.  A seconda di dove ci troviamo e di cosa stiamo facendo la percezione di quello che vediamo intorno a noi cambia. La prima percezione che varia è quella di pericolo. Essendoci evoluti dal regno animale il nostro cervello percepisce qualcosa di pericoloso sulla base della sua grandezza e ferocia. Alla guida di un’auto la nostra attenzione verrà attratta da camion e autobus registrati come più pericolosi. In sella ad una bicicletta, invece, il principale pericolo che andremo a percepire saranno le automobili. E si sa, proprio come l’animale, anche l’uomo che si sente in pericolo attacca. Come? L’arma più facile è la parola. Attraverso di essa possiamo esprimere la nostra rabbia, con la speranza ancestrale di spaventare il nemico e farlo fuggire.

AUTOMOBILI E BICICLETTE POSSONO CONVIVERE? PAROLA ALLA PSICOLOGIA

Ci sono, quindi, diversi fattori che possono influenzare il rischio di un incidente.  Alcuni tecnici e strutturali, ad esempio la larghezza delle strade, la quantità di traffico motorizzato e di incroci su un percorso. Altri emotivi, come la capacità di conoscere, riconoscere e saper gestire i propri sentimenti e vissuti. Ci sono, poi, strategie che vengono messe in atto: piste ciclabili separate, limiti ridotti non solo nei centri urbani, segnaletica chiara e passaggi ciclopedonali adeguati. Con tutte queste premesse e strumenti a disposizione, automobili e biciclette possono convivere? La risposta, ovviamente, è sì. Non però senza un ultimo ingrediente: l’empatia. Solo sapendosi mettere nei panni degli altri si può condividere la strada e diminuire il numero di incidenti. Se imparassimo ad agire, indipendentemente dal mezzo su cui ci troviamo, come vorremmo che gli altri si comportassero con noi ecco che sarebbe un inizio. Un ottimo inizio.

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