Sicurezza e comunicazione: qual è la giusta direzione da prendere?

I morti sulle strade aumentano, la sicurezza sta diventando una chimera. Ridurre le vittime attraverso la comunicazione è possibile, ma come?

28 ottobre 2022 - 8:49

Come accade troppo spesso, solo i morti smuovono le coscienze. La sicurezza stradale e le campagne di sensibilizzazione sono argomenti già sentiti, trattati in diverse forme e direzioni, “vecchi”. Ma mai come oggi attuali. I numeri delle vittime sulla strada sono in costante crescita. C’è un’intera nazione che si mobilita per fermare le stragi sulle strade: campagne shock, petizioni vecchie e nuove, progetti che spesso si fermano alla carta. In campo amministratori, pubblicitari, volontari, società civile. L’obiettivo è lo stesso: interrompere la lunga catena di morte, ma come fare?

INFORMARE O COMUNICARE: QUALE DIREZIONE PER IL CAMBIAMENTO?

Innanzitutto, è necessario differenziare due termini spesso utilizzati come sinonimi: informare e comunicare. L’informazione è un insieme di dati potenzialmente utile per chi li riceve, perché apporta un aumento della conoscenza. L’emittente emana un’informazione, però non si preoccupa di come e se il ricevente la elabori. La comunicazione invece non è processo unidirezionale, ma è un processo relazionale, in cui due o più individui negoziano un insieme di significati condivisi. È un confronto costante, un circuito fatto di informazioni e feedback che si alternano. C’è una verifica continua della concordanza tra quello che si voleva trasmettere e quello che invece è stato compreso. L’informazione è quindi solo un aspetto della comunicazione, la quale prevede invece meccanismi sociali ben più ampi. Ed è proprio qui che spesso si vanno ad arenare le campagne di sensibilizzazione. Il messaggio può essere corretto, ma se non viene compreso, elaborato perde di significato, rimane fermo, statico.

COMUNICARE SICUREZZA: LA TECNICA DELLO SHOCK ADVERTISING

Per far sì che uno spot venga riportato spesso si fa leva sulle emozioni. Si tratta della tecnica dello “Shock Advertising”, ovvero l’utilizzo esplicito di messaggi controversi, disturbanti e provocatori riguardo tematiche sensibili e complesse da affrontare. Lo scopo è quello di attirare l’attenzione. Se uno spot o uno slogan riescono a colpire, a suscitare sentimenti, a creare un’opinione attorno a sé, allora difficilmente verranno dimenticati. Vi sono, però, due approcci differenti:

– lo Yobbo Advertising: ovvero l’utilizzo di immagini oscene, volgari o blasfeme, per provocare e scuotere la sensibilità umana. È spesso utilizzata in ambito commerciale da brand il cui obiettivo è quello di impressionare il pubblico per essere ricordati e acquistati.

– la Fear Arousing Appeal: annunci pubblicitari che enfatizzano gli aspetti negativi derivanti dall’adozione di comportamenti rischiosi, cercando di condizionare gli spettatori a modificarli. Il tutto si basa sulla sensazione di paura e timore che viene trasmessa ai consumatori, tipica delle “Pubblicità Progresso”.

PUNTARE ALLO SHOCK E’ SEMPRE EFFICACE?

Per anni si è pensato che suscitare emozioni di paura e ansia potesse contribuire  a modificare i comportamenti rischiosi. Senza considerarne il lato negativo. La probabilità che vada a suscitare uno stato di angoscia che spinga a rifiutare in blocco il messaggio catalogandolo come non credibile o esagerato è elevata. Pensiamo, ad esempio, alle immagini sui pacchetti di sigarette. Se possono essere effetti realistici di quello che accade ai fumatori, posizionarle così, senza contesto, fa perdere la loro potenzialità preventiva. Se l’immagine è considerata eccessiva dal nostro cervello, tende a non essere elaborata e quindi presto dimenticata. In aggiunta poi, siamo portati ad agire attraverso il “bias dell’ottimismo irrealistico”: una scorciatoia, un meccanismo di difesa che ci porta ad allontanare l’idea che qualcosa ci possa ferire. Chi tra noi, guardando una campagna di prevenzione, non si è trovato a dire “a me non capiterà mai?”

EMPATIA E FORMAZIONE: DUE CARATTERISTICHE PER IL SUCCESSO

Come creare, quindi, una campagna di sensibilizzazione e prevenzione efficace? Gli ingredienti insostituibili sono:

– agire sull’empatia: prevedere che chi la osserva possa mettersi nei panni dei protagonisti, rispecchiarsi con la loro storia di vita e quindi con le potenziali conseguenze dei loro comportamenti negativi. A questo propositivo possiamo segnalare la campagna di ANVU, che ha coinvolto parte della popolazione in provincia di Trento permettendo così un forte rispecchiamento.

– potenziare la formazione: non basta sapere, ma serve saper fare e saper cosa fare in specifiche situazioni. Ad esempio, a livello teorico tutti sanno che la visibilità alla guida di un mezzo pesante varia, ma in che modo? Ecco l’importanza di campagne formative, come quella francese della “Délégation à la sécurité routière”. Non basta vedere uno stampino che mi indica il punto cieco, serve elaborare l’informazione comprendendo cosa implica questo per la mia sicurezza.

Contributo a cura di Marianna Martini – Psicologa del Traffico

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