Incidenti stradali: tutelare e proteggere i bambini è possibile?

I numeri parlano chiaro: è tempo di agire. I bambini vanno riportati al centro del dibattito sulla sicurezza stradale. Ma come?

23 settembre 2022 - 9:04

Come si poteva facilmente immaginare, il numero di incidenti stradali del 2022 ha subito un netto incremento. Si tratta, infatti, del primo anno post pandemia senza la presenza di limitazioni agli spostamenti. Quello che, però, desta sconcerto è il numero di vittime tra i bambini. L’Osservatorio dell’ASAPS lancia un appello. A livello di sicurezza stradale si continua a fare troppo poco per preservare la vita degli utenti più deboli e più indifesi. È necessario compiere una variazione di rotta. Ma in quale direzione?

BAMBINI E INCIDENTI STRADALI: I DATI DEL 2022

Il 2022 porta con sé un paradosso preoccupante: il numero di bambini vittime di incidenti stradali è in crescita. I dati trasmessi dall’Osservatorio dell’ASAPS, Associazione amici e sostenitori della Polizia stradale vanno oltre le più nere aspettative. Alla data del 15 settembre, a cui risale l’ultimo aggiornamento, si contano 29 vittime da inizio anno tra i bambini da 0 a 13 anni. Esattamente lo stesso numero di tutto il 2021 ma con tre mesi e mezzo di anticipo. Il periodo estivo, poi, sembra aver incrementato la carneficina. Ancora una volta il focus rimane sulla mancanza di interesse della politica al tema. “Politica che non ha avuto il coraggio di modificare il Codice della Strada, ad esempio sulle sanzioni per la distrazione alla guida”, si legge sul sito dell’Associazione. Ma se non fosse questa la sola strada percorribile? L’educazione e la percezione sociale del rischio potrebbero fare la differenza.

INCIDENTI STRADALI E SICUREZZA: E’ IL MOMENTO DI CAMBIARE DIREZIONE

Nonostante le continue modifiche al Codice della Strada, è chiaro purtroppo come il solo canale sanzionatorio non sia sufficiente ad arginare il crescente numero di incidenti. È il momento di cambiare rotta, ma come? Il Regno Unito, da qualche tempo, sta sperimentando la Piramide Inversa delle priorità. Secondo questa visione gli utenti della strada più a rischio in caso di collisione vengono posti ai vertici. Le nuove regole danno maggiore priorità ai pedoni quando attraversano le strade e stabiliscono la distanza di passaggio appropriata durante il sorpasso dei ciclisti. Questo modello si basa sul riconoscimento che l’aumento dei livelli di mobilità attiva può svolgere un ruolo importante per la prevenzione. La Commissione Europea sembra sposare tale politica, sottolineando i vantaggi economici che vedrebbero abbattuti i costi negativi del trasporto motorizzato su strada. Oltre l’incidentalità, fattori come congestione, inquinamento e cambiamento climatico sarebbero stimati in 800 miliardi di euro all’anno.

BAMBINI E SICUREZZA STRADALE: UNA SFIDA EDUCATIVA

Oltre la questione politica, risalto dovrebbe essere dato alla sfera educativa, arrivando ai bambini attraverso i genitori. Essi sono, infatti, il principale modello educativo a cui fare riferimento, forti del tempo trascorso con i figli. I genitori sembrano, però, incapaci di valutare adeguatamente i rischi a cui sottopongo i bambini. Sopravvalutano usi impropri leggeri, come l’attorcigliamento delle cinture di sicurezza, e sottovalutano quelli gravi, come la cintura allacciata in modo scorretto che provocherebbe danni considerevoli. Per contro, anche un atteggiamento troppo iperprotettivo può essere dannoso e non permettere, nel bambino, lo sviluppo di adeguate strategie per far fronte a eventuali pericoli stradali. La protezione e il controllo continuo, come l’accompagnamento per brevi tragitti, non permettono un adeguato sviluppo della propria autonomia. I bambini, non potendo sperimentare e testare i propri limiti sotto lo sguardo attento del genitore, si trovano così ad essere adulti inconsapevoli.

PROTEGGERE I BAMBINI: DA USER PASSIVI AD AGENTI ATTIVI

Con l’aumento del traffico, i bambini sono stati pian piano allontanati dalle strade da genitori troppo premurosi o eccessivamente preoccupati. Questo li ha presto trasformati in “utilizzatori passivi”. Invece di porre al centro i bambini, o meglio il loro punto di vista, nella pianificazione di una mobilità sostenibile, sembra che la tendenza sia quella di porli sempre più all’angolo. Per apportare un cambiamento è ora necessario invertire la rotta. Una parte del puzzle risolutivo potrà essere individuato, infatti, nell’educazione stradale. Rendere i bambini attivi e consapevoli delle regole, degli strumenti e dei comportamenti corretti da adottare nel sistema strada permette infatti di arrivare inevitabilmente ai genitori. Consapevoli e modificatori a loro volta dei comportamenti messi in atto finora. Di pari passo con sviluppi nella politica, nelle infrastrutture e nei controlli. Un circolo vizioso che porterà con sé un sostanziale miglioramento nella prevenzione e nella sicurezza stradale.

Contributo a cura di Marianna Martini – Psicologa del Traffico

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