Alcoltest non attendibile

Guida in stato di ebbrezza: il tasso alcolemico è la contromisura efficace?

Parlando di guida in stato di ebbrezza la prima informazione che ci viene alla mente è un numero, il limite alcolemico. Ecco come viene stabilito

18 novembre 2022 - 17:00

Secondo i recenti dati Istat la guida in stato di ebrezza non si trova più tra le principali cause di incidentalità stradale. Nella Top 3 dei comportamenti errati alla guida i più frequenti si confermano la distrazione, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata. I tre gruppi costituiscono complessivamente il 39,7% dei casi (78.477), valore stabile nel tempo. Tra i giovani, inoltre, si sta diffondendo sempre più la figura del “Guidatore designato”. Sebbene le vittime stiano diminuendo la guida in stato di ebbrezza rappresenta una delle questioni più importanti per la sicurezza stradale. Quanto incide il consumo di alcol sulle nostre abilità di guida?

GUIDA IN STATO DI EBREZZA: DETERMINARE IL TASSO ALCOLEMICO

La guida in stato di ebbrezza si determina quando viene superato il limite alcolemico, ovvero quanti grammi di etanolo sono presenti in ogni litro di sangue (g/l). Il tasso alcolemico è soggetto a diversi fattori personali (metabolismo, corporatura e tipologia di bevanda alcolica assunta). Esistono però delle tabelle indicative per comprendere la quantità massima di alcol da ingerire per non superare il livello previsto. Secondo la formula della curva di Widmark la concentrazione di alcol ha un andamento crescente tra i 20 e i 60 minuti dall’assunzione. Andrebbe poi ad assumere un andamento decrescente nelle ore successive, dopo aver raggiunto il picco massimo di assorbimento, riportandosi a livello basale. La curva di Widmark andrebbe però adattata alle caratteristiche del soggetto. Infatti, i tempi di assorbimento e smaltimento delle sostanze alcoliche ingerite non costituiscono dati determinabili in astratto e validi per la generalità dei casi.

ALCOL ALLA GUIDA: LE RIPERCUSSIONI SUL FUNZIONAMENTO COGNITIVO

Per quanto riguarda la cognizione, l’assunzione di alcol è associata a una diminuzione della velocità psicomotoria. In particolare con valori di:

0,2 g/litro: compaiono i primi effetti negativi nella capacità di suddividere l’attenzione tra più fonti di informazioni e nell’interazione con la stanchezza.

0,5 g/litro: compromissione iniziale di campo visivo laterale, tempi di reazione, resistenza all’abbagliamento e coordinamento psicomotorio.

0,8 g/litro: viene compromessa la capacità di valutazione delle distanze, l’attenzione cala in modo notevole, diminuisce la sensibilità alla luce rossa.

1 – 1,2 g/litro: i sintomi precedenti si aggravano e compare l’euforia, la visione laterale, la percezione delle distanze e della velocità di movimento degli oggetti sono fortemente compromesse.

1,5 e 2 g/litro: completa sottovalutazione dei pericoli, scoordinamento dei movimenti e reazioni fortemente rallentate.

L’alcol influenza, quindi, maggiormente la selezione della risposta corretta tra alternative competitive rispetto alla velocità di elaborazione, portando ad effetti negativi sull’accuratezza della risposta.

GUIDATORE DESIGNATO E IDONEITA’ ALLA GUIDA: QUAL E’ LA DIREZIONE AUSPICABILE?

La rivalutazione dell’idoneità alla guida nei conducenti bevitori rappresenta una questione importante per la sicurezza stradale. Tra i giovani si sta diffondendo la figura del “guidatore designato”, colui che si assume la responsabilità della guida di un veicolo senza bere per condurre a casa i propri amici. Sebbene sembri funzionare (la guida in stato di ebrezza non è più nella Top 3 delle cause di incidente), non è sufficiente. La direzione per una maggiore prevenzione dovrebbe essere orientata non soltanto all’importanza del valore del tasso alcolemico, ma alla valutazione dell’impatto dell’alcol sulle funzioni cognitive del singolo. Individuare variabili psicologiche correlate (cognitive, comportamentali e di personalità) permetterebbe poi di accostare all’eventuale sanzione un percorso riabilitativo individualizzato. Si andrebbe, così, a ridurre il rischio di recidiva. Un percorso lungo che andrà però a porre ancora una volta il benessere della persona al centro delle campagne di prevenzione e sensibilizzazione.

Contributo a cura di Marianna Martini – Psicologa del Traffico

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