Challenge mortali: una grande sfida per la sicurezza stradale Strisce pedonali

Challenge mortali: una grande sfida per la sicurezza stradale

Strisce pedonali, binari, velocità folli e comportamenti pericolosi alla guida: ecco gli alleati silenziosi dei 'Killfie'

23 Dicembre 2022 - 10:12

Di vere e proprie follie in questi anni, specie da parte dei giovani, ne abbiamo sentite raccontare tante. Dagli scatti sui binari del treno poco prima del passaggio dei convogli, ai selfie sospesi in bilico chissà dove. Un fenomeno cresciuto esponenzialmente di pari passo con i social network e che ha spinto i ragazzi ad alzare sempre di più l’asticella: la ricerca del brivido, l’adrenalina di rischiare la vita, la convinzione che il destino possa essere comunque nelle loro mani tanto da sfidarlo apertamente. Il tutto, spesso, per un pugno di like in più. Sebbene la proliferazione in continua espansione dei social media sia ben documentata, la relazione che tale esposizione ha con il rispetto delle regole stradali rimane dubbia. Quanto e come i social media prendono il controllo? Perché la visibilità social ci sembra così importante? Cerchiamo di capire cosa si nasconde dietro a questo desiderio irrefrenabile, spesso più pregnante della propria sicurezza al volante.

CHALLENGE MORTALI E NON SOLO: I NUMERI

Dal 2008 al 2021 sono più di 300 le persone morte mentre si scattavano foto in situazioni di pericolo. Più di un decesso ogni 12 giorni nel mondo per i ‘Killfie’. Secondo i dati raccolti in una bacheca interattiva, una larga fetta dei decessi registrati coinvolge turisti (37%), più propensi a mettersi in situazioni di pericolo per foto ‘mozzafiato’. Il Paese con il maggior numero di morti è l’India (100), seguita dagli Stati Uniti (39) e dalla Russia (33). L’Italia è all’undicesimo posto con 6 decessi. L’anno più nefasto è stato il 2018, mentre l’età media dei deceduti è di poco superiore ai 24 anni, con un rapporto maschi/femmine medio di 3 a 2. Quanto alle cause, le cadute da luoghi elevati (cascate, tetti) sono di gran lunga le più frequenti (216 casi), seguite dagli incidenti stradali (123) e l’annegamento (66).

COSA SI NASCONDE DIETRO I KILLFIE? PAROLA ALLA PSICOLOGA

Possiamo definire il fenomeno dei ‘Killfie’ come comportamenti imprudenti messi in atto soprattutto dai Sensation Seekers. Vengono definiti tali coloro che sono costantemente alla ricerca di sensazioni nuove, di eccitamento, di emozioni forti che li facciano sentire vivi. L’importante è non annoiarsi, vincere la staticità, sentirsi sempre attivi. Vi è un’unica certezza: la sicurezza di farcela sempre. Possono percepire meno i rischi e le conseguenze derivanti da attività pericolose e tendono a sottostimare la probabilità delle conseguenze negative. Questa tendenza risulta essere più spiccata nel sesso maschile e raggiunge la sua massima espressione nel periodo giovanile per poi diminuire progressivamente all’aumentare dell’età. La spettacolarizzazione esasperata dei comportamenti negativi c’è sempre stata, ma adesso si è più motivati a metterla in atto. È una sorta di fiera delle vanità per cui il virtuale conta più del reale: metterlo sui social significa che il riconoscimento pubblico conta più dell’esperienza.

Challenge mortali

COME ARGINARE IL FENOMENO DELLE CHALLENGE MORTALI?

Tra le sfide più folli diffuse sul territorio italiano troviamo la ‘Planking challenge’. Alcuni giovani si sdraiano sulle strisce pedonali intenti ad aspettare le auto in transito. Al sopraggiungere delle vetture, ecco il salto immediato per evitare di rimanere investiti. Lo scopo? Fare il boom di visualizzazioni su Tik Tok. Sebbene le prove di coraggio siano sempre esistite sembra che la gravità del fenomeno sia peggiorata negli anni. Tanto da delineare un problema emergente che, per la scala che ha assunto, può essere considerato un problema di salute pubblica. Cercare di individuare e arginare questi fenomeni non è semplice. Fondamentale quindi è la ricerca e lo studio costante per dar loro un nome. In India, ad esempio, alcune aree sono state dichiarate ‘zone selfie-free’, nel tentativo di disincentivare questa pratica dai risvolti estremamente pericolosi. Ma, ancora una volta, il ruolo cruciale deve essere rivestito dalla formazione così che incentivare la sicurezza attraverso la presa di coscienza delle conseguenze delle proprie azioni.

Contributo a cura di Marianna Martini – Psicologa del Traffico.

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