Blocco auto Euro 3: la farsa dei diesel in Lombardia

Sui provvedimenti anti-smog la Regione ne ha dette di tutti i colori: la vicenda del blocco Euro 3 diesel è emblematica

22 febbraio 2016 - 11:00

La vecchia politica, quella fatta di annunci, fa danni un po' in tutta Italia, come e più di prima. Prendete la Lombardia, dove Comuni, Città metropolitane e Regione hanno dichiarato guerra allo smog. Si sono seduti al tavolo “imbandito” dal ministero dell'Ambiente per combattere l'inquinamento atmosferico (vedi qui), quando soprattutto a Milano le polveri sottili strangolavano il capoluogo meneghino: vedi qui. Nonostante i miracoli che avrebbe dovuto fare l'Area C (vedi qui). In Lombardia, alcuni esponenti della Giunta si sono espressi a favore del blocco delle diesel Euro 3 per limitare i veleni nell'aria (leggi qui per capire cosa ne pensiamo): corretta o no che sia, utile o no che possa essere, questa norma è stata annunciata e sbandierata come un successo. Ma poi?

TELENOVELA STUCCHEVOLE – Facciamo un passo indietro, per sentire l'assessore all'Ambiente della Regione Lombardia Claudia Terzi, in riferimento allo stop delle diesel Euro 3: “Siamo molto orgogliosi di questo provvedimento, che andrà in Giunta la prossima settimana e che vede come sempre la Lombardia precursore rispetto alle altre Regioni italiane”. E il Governatore lombardo Roberto Maroni: “La restrizione della circolazione non è quello che io volevo. Avevo chiesto al ministro Galletti e al Governo un contributo di 200 milioni all'anno per cinque anni per la rottamazione degli Euro 0, 1, 2 e 3. Questo avrebbe portato forti benefici alla qualità dell'aria, ma queste risorse non ci sono e quindi non possiamo procedere in questo senso. In assenza di ulteriori risorse faremo la limitazione della circolazione dei diesel Euro3”. 

E OGGI INVECE… – Adesso, s'è arenato tutto. Un po' perché i soliti scandali politici, con montagne di denaro che sparisce misteriosamente (vedi la sanità), distoglie l'attenzione dallo smog. Un po' perché le caldaie (altro che le auto…) possono diffondere nell'aria meno veleni, col bel tempo. E un po' perché questo è il brutto vizio della nostra politica antiquata: la tavola rotonda del ministero ha prodotto nientepopodimeno che il limite di 30 km/h in città, se, come e quando i Comuni lo vorranno. Una farsa all'italiana, in salsa lombarda.

DOMANI COSA POTREBBE ACCADERE – Tutti gli Enti locali, specie la Lombardia, dove il problema smog è fortissimo andranno sempre più in pressing sul ministero dell'Ambiente per ottenere quattrini: soldi per i mezzi pubblici, per le misure anti-inquinamento, e chissà per cos'altro. Altro che tavolo dove trovare soluzioni condivise, altro che 30 km/h: le varie amministrazioni sparse lungo lo Stivale, a partire dalla Regione, bussano a denari. Infatti, ecco la Terzi: “Il problema dello smog non è solo di Milano o solo della Lombardia, questa è una situazione che caratterizza tutto il Nord, il cosiddetto bacino padano, tutta quella zona che va dalla Val d'Aosta, alla Liguria, passando per l'Emilia al Friuli Venezia Giulia, dove, stretti tra le Alpi e gli Appennini, con la pianura in mezzo, ristagna tutto l'inquinamento prodotto non solo dalle nostre aziende, dai nostri cittadini, ma anche da altre zone del Paese. In Regione Lombardia il problema ce lo siamo già posti da tempo, per cui le nostre imprese già da molti anni sono soggette a limiti ben più stingenti rispetto alle normative nazionali ed europee, perché stiamo lavorando per migliorare la situazione. Noi abbiamo già scritto al Governo, nella persona del ministro Galletti, chiedendo di darci una mano da un punto di vista economico a sostenere questi sacrifici, ma finora non ci ha risposto”. Ecco il ritornello che ascolteremo in futuro: le Regioni che chiedono moneta sonante al ministero. Il ministero che organizza tavole rotonde periodicamente. Forse, sarà l'Unione europea a svegliarci, buttandoci giù dal letto, con una maxi-multa per aria velenosa: l'ennesima figuraccia dell'Italia in Europa (qui quello che pensano di noi).

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