Autovelox mobili: piano coi ricorsi

La Corte costituzionale ha stabilito che anche gli autovelox mobili debbano essere tarati. Ma vincere un ricorso contro una multa è molto difficile

22 giugno 2015 - 9:00

Come SicurAUTO.it ha annunciato subito, le multe prodotte dagli autovelox mobili che non vengono controllati periodicamente sono illegittime. Lo ha stabilito la Corte costituzionale, con sentenza 113/2015: non solo gli autovelox fissi e automatici (che funzionano da sé, senza agenti), ma anche gli autovelox mobili, in presenza di agenti di polizia, devono essere tarati, pena la nullità delle contravvenzioni elevate dalle varie amministrazioni locali che usano quei dispositivi, specie i comuni (ogni anno, oltre 1,2 miliardi di euro in multe, gran parte delle quali con autovelox).

NORMA SENZA SENSO – Così, è stata stroncata una regola assurda del codice della strada, secondo cui solo gli autovelox fissi vanno tarati. Ci ha pensato la Corte costituzionale a rimediare a norme illogiche: anche una bilancia va tarata, e pure una caldaia; chissà per quale oscuro motivo gli autovelox mobili potevano multare sempre e comunque senza taratura. Il fatto che gli agenti siano presenti sul posto (pur non mettendo in dubbio le capacità e la preparazione delle forze dell'ordine) non significa che l'autovelox mobile sia preciso e individui correttamente la velocità. Si tratta di strumenti affidabili, ma in caso di urto accidentale, surriscaldamento per l'esposizione al Sole (specie d'estate), sbalzo di tensione, o normale obsolescenza tecnologica, gli autovelox mobili potrebbero divenire imprecisi. Sparando multe a caso.

RICORSI, NON È UNA PASSEGGIATA – Allora, alla luce della sentenza della Corte costituzionale, è possibile vincere i ricorsi contro le multe date con autovelox mobili non tarati? Forse, ma è difficilissimo, nonostante quanto vanno raccontando diverse associazioni dei consumatori. Primo: occorre leggere il verbale. Di solito, le contravvenzioni per presunti eccessi di velocità individuati con autovelox mobili si riconoscono perché c'è questa indicazione: “L'infrazione è stata accertata da pattuglia composta dagli agenti A e B”. Secondo: qui sta il cuore del discorso. Talvolta, il verbale indica se l'apparecchio utilizzato è stato sottoposto a verifica, e allora è inutile fare ricorso. Spesso, dovrete chiedere al giudice di pace (entro 30 giorni dalla notifica) o al prefetto (entro 60 giorni dalla notifica) competenti per il luogo della presunta infrazione di verificare la taratura degli autovelox mobili, e la polizia dovrà esibire la documentazione. Se emerge che non è tarato (o se le amministrazioni non sono in grado di portare il certificato in udienza), il ricorso è vinto; viceversa, se emerge che è tarato, il ricorso è respinto.

COME VA A FINIRE – Se si vince il ricorso, la multa è annullata. Se perdete il ricorso fatto al giudice di pace, avrete buttato alle ortiche i 43 euro di tassa pagata per opporvi. Se invece perdete il ricorso proposto al prefetto, la multa raddoppia. Quindi massima cautela a gettarvi sul ricorso: già in passato, diverse associazioni dei consumatori sostenevano fosse facile vincere il ricorso per le multe date dagli apparecchi che sanzionano chi passa col semaforo rosso. Alla fine, gli automobilisti sono rimasti a bocca asciutta: multe confermate, con relative perdite di tempo e denaro per i cittadini. Assolutamente da evitare affermazioni del tipo: “L'autovelox era tarato male, procedevo rispettando i limiti, e anche gli agenti dovevano accorgersene”. La descrizione dei fatti risultante dal verbale è protetta dalla fiducia privilegiata che le norme stabiliscono a favore degli atti compilati da pubblici ufficiali, per cui se si vuole dimostrare una realtà diversa occorre presentare querela di falso, che dovrà essere molto ben documentata perché se non ritenuta veritiera si viene denunciati per calunnia. Spesso, poi, l'autorità che ha emesso il provvedimento contro cui si ricorre sarà assistita da un legale: è un elemento di cui occorre tener conto sia per l'elaborazione delle argomentazioni a sostegno del ricorso, sia per la previsione delle possibili spese in caso di sconfitta nella causa.

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