Autonomia e tempi di ricarica, come si calcolano sulle auto elettriche?

Dalla rete di casa alle colonnine fast charge, ci sono molti modi per ricaricare un'auto elettrica, con pro e contro. E il futuro? Sarà wireless

14 dicembre 2018 - 15:00

Autonomia e tempi di ricarica sono due dei problemi maggiori sul tema delle auto elettriche. Per cercare di superarli – o almeno di arginarli – da una parte si guida cercando di consumare meno possibile, dall'altra si deve pianificare tragitti e pause per ridurre al minimo i tempi di ricarica. Parlando di quest'ultimo aspetto, ad oggi sono tanti i metodi per fare il pieno di energia. Alcuni hanno costi bassi e bassa resa, mentre altri sono più costosi, ma offrono innegabili vantaggi in termini di rapidità. In un mondo in veloce evoluzione, poi, sono molte le tecnologie in fase di studio che, un domani, miglioreranno la vita di chi sceglie un'auto alimentata a batterie.

LA RICARICA ATTRAVERSO LA RETE ELETTRICA Il modo più semplice e comune per ricaricare un'auto elettrica è rappresentato dalla possibilità di attaccarla alla normale rete di corrente. Succede anche con le ibride plug-in. Basta avere un garage o un giardino con una presa esterna. Se ci si accontenta di un contratto base di fornitura elettrica, però, si devono mettere in conto non pochi inconvenienti. In Italia, infatti, i contatori “di serie” hanno potenza di 3 kW e, con prestazioni così limitate un'auto elettrica in ricarica assorbe quasi tutto il flusso di energia a disposizione. Tanto che utilizzare un grande elettrodomestico (forno, lavastoviglie o lavatrice) può facilmente far saltare il contatore. Nel caso si studi la situazione per sfruttare le ore notturne e dedicare quelle alla sola ricarica dell'auto, si deve poi tenere conto di un altro problema. Con le tecnologie attuali, un impianto da 3 kW trasferisce alle batterie una quantità di energia tale da permettere a una vettura di guadagnare 10 km di autonomia ogni ora di ricarica. Facendo due conti si scopre che con un po' di ottimismo si può pensare di recuperare tra gli 80 e i 100 km a notte. Oppure, ragionando per assurdo, significa che per ricaricare completamente una vettura elettrica del calibro della Jaguar I-Pace, si deve tenere l'auto attaccata alla corrente per 48 ore prima di riportare la batteria al 100%.

CON IL WALLBOX I TEMPI SI ACCORCIANO Per ovviare agli inconvenienti appena descritti, il proprietario di un'auto elettrica deve mettere in conto la necessità di accedere a metodi di ricarica più rapidi. Ce ne sono principalmente di due tipi: wallbox e colonnine. Quando si parla di wallbox ci si riferisce alla possibilità di installare a casa, o presso il proprio posto di lavoro, di uno strumento in grado di ricaricare l'auto con maggiore velocità. I wallbox, o le ricariche da muro, sono spesso offerti dalle stesse Case che producono le auto elettriche e hanno potenze di circa tre o quattro volte superiori a quelle della rete elettrica. Volkswagen, ad esempio, offre due prodotti, con potenze da 3,7 o 11 kW, Nissan, per la Leaf, ha un prodotto con una potenza di 7 kW, e lo stesso offre Jaguar. Tesla, che da sempre segue un suo standard, ha un proprio Wall Connector con numerose varianti di potenza che vanno da 2,8 a 19,2 kW. In tutti questi casi, qualche ora di ricarica permette di mettere da parte un'autonomia sufficiente per coprire i normali spostamenti giornalieri. Tutti quanti, però, richiedono un diverso contratto di fornitura elettrica per poter essere sfruttati a dovere. E questo comporta un innalzamento dei costi fissi in bolletta.

LE COLONNINE FAST CHARGE Il modo più rapido per ricaricare un'auto elettrica, però, resta quello delle colonnine a ricarica rapida. Si trovano in luoghi strategici delle città, in centro, o vicino ad attrazioni turistiche e centri commerciali. Hanno potenze molto elevate, che vanno da 50 a 150 kW ma che, come nel caso di quelle prodotte dalla tedesca Ionity, toccano i 350 kW. Vi si accede tramite abbonamento, che può costare dai 100 ai 200 euro all'anno, e permettono di raggiungere in meno di un'ora anche l'80% di carica delle batterie. Queste colonnine, che da una parte minimizzano fino quasi a far scomparire il problema dei tempi morti, dall'altra hanno il problema di essere poco diffuse e, quindi, difficili da usare. Una serie di progetti europei, però, ne stanno aumentando la presenza sul territorio (anche se l'Italia da questo punto di vista resta abbastanza indietro): puntano a garantire una copertura tale da permettere anche spostamenti lunghi, in autostrada, con una serie di punti di ricarica garantiti ogni 100/150 km sulle direttive principali. Anche Enel è coinvolta, come annunciato un paio di anni fa.

IL FUTURO È A INDUZIONE Fino a qui, però, si è sempre parlato di ricariche con una presa di corrente e un filo da attaccare all'auto. Alcune Case, tra cui BMW, stanno invece sviluppando sistemi di ricarica ad induzione. Permettono di ricaricare le batterie semplicemente parcheggiando l'auto sopra apposite piastre, e sono già in funzione per gli autobus. Un po' come si fa con i telefoni cellulari di ultima generazione. Questi sistemi, che soffrono di una certa dispersione, renderanno ancor più semplice la ricarica delle auto elettriche, e permetteranno di superare anche il problema dei vari tipi di attacchi presenti oggi sul mercato. Inoltre, guardando ancor più avanti nel tempo, si sta ipotizzando la possibilità di creare corsie “a induzione” lungo le strade, in modo da permettere alle auto elettriche di ricaricarsi mentre viaggiano. Ma questo, al momento, rappresenta uno scenario abbastanza lontano viste le evidenti difficoltà di adeguamento della rete viaria e gli elevati costi di realizzazione. Interessante infine il progetto della startup bolognese Battery, che si basa su una tecnologia che permetterebbe di ricaricare le batterie sostituendone il liquido elettrolita contenuto all'interno. In fase di sviluppo e non ancora in commercio, il sistema permetterebbe di riportare al 100% le batterie in pochi minuti, con un sistema molto simile a quello del rifornimento di carburante.

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