Volkswagen Golf elettrica: sviluppo sospeso, pesa il flop del Green Deal

Volkswagen Golf elettrica: sviluppo sospeso, pesa il flop del Green Deal

Volkswagen sospende lo sviluppo della Golf elettrica a Wolfsburg per contenere i costi durante una grave crisi finanziaria: il lancio non dovrebbe subire ritardi

 

Volkswagen sospende lo sviluppo della Golf elettrica a Wolfsburg per contenere i costi durante una grave crisi finanziaria: il lancio non dovrebbe subire ritardi

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30 Ottobre 2026 - 13:26

Venerdì nero per il Green Deal auto UE: Volkswagen sta sospendendo i lavori di sviluppo della Golf elettrica presso la sede centrale di Wolfsburg. I drastici tagli ai costi colpiscono uno dei modelli futuri di punta del colosso tedesco, in una crisi mai vista. “So cosa significa la Golf per Volkswagen e per Wolfsburg. Ecco perché questa decisione non è stata affatto facile per noi“, ha dichiarato Thomas Schaefer, CEO del marchio, in una nota interna visionata dalla Reuters. “Semplicemente non possiamo permetterci questo lavoro in questo momento“, ha aggiunto. La mossa evidenzia la pressione finanziaria che sta affrontando il più grande costruttore automobilistico d’Europa, mentre prosegue con i piani per tagliare 100.000 posti di lavoro e chiudere fino a quattro stabilimenti tedeschi.

VW ID. GOLF: ERA ATTESA PER IL 2026

Già slittata rispetto all’obiettivo di lancio originale del 2026, la piattaforma è fondamentale per gli sforzi di Volkswagen nel costruire BEV più competitive mentre i concorrenti cinesi si espandono in Europa.

Comunque, il lancio del modello non sarà ritardato ulteriormente, almeno così viene garantito: il tempo perso si potrà recuperare per essere pronti nel 2030. La ID. Golf è uno dei primi veicoli previsti per l’architettura software SSP di nuova generazione di Volkswagen, una piattaforma a livello di Gruppo progettata per ridurre la complessità e abbassare i costi di produzione.

VOLKSWAGEN: PRIMA LA BRUTTA TRIMESTRALE E POI LO STOP ALLA GOLF

Il problema è che Wolfsburg, l’imponente stabilimento nel cuore industriale del gruppo in Bassa Sassonia e simbolo del patrimonio automobilistico tedesco, affronta un ammanco di 300 milioni di euro rispetto al suo obiettivo di riduzione dei costi, secondo il documento interno.

Ieri Volkswagen ha registrato la perdita trimestrale più alta da oltre un decennio e ha rinnovato l’appello ai sindacati affinché sostengano il programma di ristrutturazione. Ma a quanto pare i rappresentanti dei lavoratori e gli addetti sono sul piede di guerra: d’altronde, perdere le condizioni d’oro del passato (stipendi, bonus, benefit) è difficilissimo.

VW interni

TENSIONE ALLE STELLE CON AUDI IN USA

Le tensioni si sono inasprite con il sindacato IG Metall, che sta valutando scioperi a partire dal 1° gennaio: sarà un inverno bollente in Germania, col Governo che osserva pieno di timori l’ascesa della destra, dopo aver spinto per il tutto elettrico.

La rabbia dei lavoratori è stata alimentata anche dalla decisione di Audi di investire 4 miliardi di dollari in un nuovo stabilimento negli Stati Uniti, annunciata durante un evento elettorale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump prima di ricevere l’approvazione del consiglio di amministrazione.

AUTO ELETTRICA UE, QUALI PROSPETTIVE

Così, l’UE perde una grande occasione, mentre gli USA ottengono posti di lavoro strategici e la produzione dei modelli ad alto margine. La decisione di delocalizzare oltreoceano evidenzia come le politiche protezionistiche statunitensi e i dazi commerciali stiano spingendo i grandi colossi automobilistici europei a spostare i propri capitali fuori dal Vecchio Continente.

Mentre le fabbriche europee affrontano tagli alla produzione, riduzioni del personale e un clima di forte incertezza sindacale, gli Stati Uniti rafforzano la propria filiera manifatturiera interna, attirando risorse fondamentali per la crescita economica e consolidando la propria leadership globale nel settore dell’automotive a scapito della competitività industriale dell’Unione Europea. Con ricadute pesantissime sull’indotto.

INTRIGO ELETTRICO IN UE

Se le elettriche cinesi procedono la propria marcia trionfale nel Vecchio Continente, l‘automotive UE annaspa con le macchine a batteria: per questo Bruxelles riflette da anni sulle modifiche ai regolamenti che impongono il ban termico 2035. Dietro la spinta della Germania, proprio la nazione dove le lobby verdi avevano persuaso le istituzioni a convertirsi all’elettrico.

Che garbuglio, reso più complicato dalla lentezza della burocrazia, con 27 Paesi da mettere d’accordo nel Trilogo: il negoziato informale fra Commissione (presenta la proposta di legge), Parlamento (rappresenta i cittadini) e Consiglio dell’Unione Europea (i Governi dei membri).

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