Plug-in hybrid usate come auto a benzina: ora l’UE vuole limitare i serbatoi
Le auto ibride plug-in potrebbero essere regolamentate per favorire l'uso della modalità elettrica. Scopri i dettagli sulla proposta di Bruxelles
Le auto ibride plug-in potrebbero essere regolamentate per favorire l'uso della modalità elettrica. Scopri i dettagli sulla proposta di Bruxelles
Un anno fa su SICURAUTO.it raccontavamo quel fenomeno secondo cui le auto ibride plug-in vengono spesso usate come normali auto a combustione. Il tema torna ora d’attualità: stando a quanto riportato dalla testata spagnola El Debate, Bruxelles starebbe valutando una misura inedita, cioè limitare la capacità dei serbatoi di carburante dei modelli PHEV. L’obiettivo è spingere gli automobilisti a sfruttare di più la parte elettrica, ricaricando più frequentemente la batteria, al fine di rilasciare meno CO₂ nell’aria.
IL DIVARIO TRA OMOLOGAZIONE E USO REALE
Il problema di fondo è noto. Sulla carta le plug-in dovrebbero coprire buona parte dei tragitti quotidiani in modalità elettrica, in genere entro i 100 km. Nella realtà, però, molti conducenti non collegano regolarmente l’auto alla presa, e il motore termico lavora molto più del previsto.
L’analisi di Transport&Environment (T&E) effettuata l’anno scorso, basata su dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente relativi a 127.000 PHEV immatricolate nel 2023, parla molto chiaro: emissioni medie di 139 grammi di CO₂ al chilometro, quasi cinque volte i 28 g/km dichiarati nei test ufficiali. Un divario che, secondo l’indagine, tende ad ampliarsi nel tempo.
MENO CARBURANTE A BORDO PER RICARICARE DI PIÙ
L’idea allo studio è semplice. Un serbatoio più piccolo rende meno comodo affrontare viaggi lunghi affidandosi solo alla benzina, e dovrebbe quindi incentivare le ricariche frequenti per conservare l’autonomia.
C’è poi una questione di peso. Negli ultimi anni alcuni costruttori hanno dotato le plug-in di serbatoi molto capienti, come i 75 litri del SUV Yangwang U8 o i 60 litri della BYD Seal U, per superare i 1.000 km senza soste. Ma 75 litri di benzina pesano circa 55 kg, e questa massa in più aumenta i consumi reali. Inoltre un’auto con la batteria scarica, oltre al motore termico, si porta dietro anche il peso di accumulatore e componenti elettrici, senza ricavarne alcun vantaggio. Ridurre il serbatoio alleggerirebbe il veicolo, anche a costo di diminuire l’autonomia a carburante.
PER ORA È SOLO UN’IPOTESI
Va precisato che, almeno per ora, non esiste alcun obbligo né divieto approvato. Le istituzioni europee non hanno definito parametri tecnici, date di applicazione o testi normativi. L’ipotesi si inserisce nella più ampia revisione dei criteri di calcolo di emissioni e consumi delle plug-in, con cui l’UE vuole avvicinare i valori di omologazione all’uso su strada.
Si tratta dello stesso fronte su cui già lo scorso anno si scontravano industria e ambientalisti. I costruttori chiedevano di allentare i “fattori di utilità”, i parametri pensati per correggere al rialzo le emissioni reali delle PHEV, e T&E invitava la Commissione a non cedere. Le PHEV valevano allora l’8,6% delle nuove immatricolazioni nell’Unione, e i carmaker vorrebbero poterle vendere anche dopo il 2035.
Se la proposta dovesse trasformarsi in regolamento, il cambiamento sarebbe significativo per l’intero settore. Cambierebbe la progettazione dei modelli e, di riflesso, il modo di usare queste auto. La tecnologia plug-in resta efficace solo se la batteria viene davvero ricaricata, e Bruxelles sembra voler agire direttamente sulle abitudini di guida, non più solo sui numeri dei test. Resta da vedere se questa strada, più indiretta rispetto ai parametri sulle emissioni, troverà un’applicazione concreta.
