Cina divora il mercato dei bus elettrici UE: Acea chiede aiuto a Bruxelles Credit: Acea

Cina divora il mercato dei bus elettrici UE: Acea chiede aiuto a Bruxelles

Allarme rosso Acea per l'invasione degli autobus cinesi nell'Unione Europea: un problema per certi versi analogo a quello delle auto del Dragone

 

Allarme rosso Acea per l'invasione degli autobus cinesi nell'Unione Europea: un problema per certi versi analogo a quello delle auto del Dragone

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21 Ottobre 2026 - 15:23

Produzione di autobus in Europa: è necessaria un’azione urgente. A dirlo è l’Acea, costruttori veicoli nel Continente, motivando l’allarme col fatto che “una quota crescente della spesa pubblica destinata al rinnovo delle flotte sta confluendo verso produttori extra UE” (cinesi, aggiungiamo noi). L’associazione chiede a Bruxelles di migliorare le condizioni dell’output di quei mezzi trasformando gli appalti pubblici in una leva strategica. Infatti, le nuove immatricolazioni di autobus nell’UE sono aumentate del 22,7% nella prima metà del 2026, mentre circa il 60% degli autobus urbani venduti è elettrico. La maggior parte delle 680.000 unità in circolazione nell’UE eroga servizi commissionati dalle autorità pubbliche tramite contratti di servizio pubblico con Polonia a +78,0%, Italia +51,6%, Germania +21,6% e Francia +21,6%.

AUTOBUS MADE IN UE: C’È UNA SOLIDA BASE INDUSTRIALE

L’Europa vanta una solida base industriale in grado di soddisfare tale domanda, con autobus assemblati in oltre 38 stabilimenti distribuiti in 12 Stati membri dell’UE. Queste attività produttive contribuiscono all’occupazione, all’innovazione e alla creazione di valore industriale a livello europeo.

Ciononostante, i costruttori europei si trovano a competere in condizioni strutturali e industriali notevolmente diverse. Sebbene le attuali norme UE sugli appalti pubblici consentano già alle autorità di tenere conto di criteri che vanno oltre il mero prezzo, nella pratica tali disposizioni spesso non vengono utilizzate in modo efficace, prosegue la lobby delle Case europee.

Di conseguenza, il prezzo continua a svolgere un ruolo decisivo in molte decisioni di aggiudicazione, senza riconoscere adeguatamente il più ampio valore generato in Europa attraverso la produzione, la ricerca e sviluppo, l’innovazione e i servizi a lungo termine.

COSA SUCCEDE NEI PROSSIMI DUE ANNI

I prossimi 24 mesi saranno decisivi. Le decisioni d’acquisto adottate prima del 2030 plasmeranno il panorama della produzione di autobus in Europa, i ricavi da servizi, le capacità tecnologiche e la base industriale per il decennio successivo; interventi che dovessero arrivare soltanto nel 2030 rischiano di giungere troppo tardi, dice l’Acea.

Cina divora il mercato dei bus elettrici UE, Acea chiede aiuto a Bruxelles

PRODUZIONE DI AUTOBUS: DIFFERENZA FRA UE E CINA

Il divario competitivo è strutturale, non è semplicemente una questione di produttività. Integrazione verticale, mercato domestico ammortizzato, sostegno statale e minori costi di ingegneria offrono ai produttori cinesi vantaggi che le gare d’appalto basate sul prezzo non riconoscono, la spiegazione del gruppo di aziende.

Tempi di consegna più lunghi, volumi quadro impegnativi, ordini aggregati e finanziamenti stabili a lungo termine fornirebbero segnali più forti rispetto alle previsioni di domanda non vincolanti.

Le norme dell’UE dovrebbero premiare il valore aggiunto europeo, l’innovazione, la resilienza, la cybersicurezza e i servizi lungo l’intero ciclo di vita, mentre la progettazione delle gare dovrebbe supportare tempistiche di consegna realistiche e una pianificazione efficiente della produzione.

SECONDO PROBLEMA: LA CINA PRODUCE QUI

Diversi produttori cinesi stanno passando dalle esportazioni all’assemblaggio in Europa: questa è una risposta razionale all’orientamento politico e, in linea di principio, auspicabile. Tuttavia, ciò avvantaggia l’industria europea solo quando il valore aggiunto si sposta insieme alla catena di montaggio.

Se celle, propulsore, elettronica, software e ingegneria rimangono al di fuori dell’Europa, l’assemblaggio locale trasforma un’esposizione commerciale in un’esposizione normativa, senza cambiare dove risiedono valore, competenze e controllo. Qualsiasi criterio basato sui contenuti europei dovrebbe pertanto essere applicato a livello di veicolo lungo l’intera catena del valore, inclusi R&D, ingegneria, software e integrazione dei pacchi batteria.

Fin qui, in sintesi, il pensiero Acea. Come si vede, i guai di natura regolamentare analoghi a quelli delle auto: una volta che l’UE ha imposto la corsa verso l’elettrico 2035 col Green Deal 2019, la Cina è stata lesta nel cogliere l’involontario assist per segnare gol a ripetizione nel Vecchio Continente. Adesso Francia e Germania fanno retromarcia, con l’auspicio che non sia troppo tardi.

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