Auto elettriche

Auto elettriche: dal 2025 in UK pagheranno il bollo come le ICE

Cambia la prospettiva per le auto elettriche: a partire dal 2025 in UK pagheranno il bollo come le ICE per compensare il calo di introiti da tasse e accise

18 novembre 2022 - 12:00

Tegola sui possessori di auto elettriche nel Regno Unito: il Governo britannico ha annunciato che a partire dal 2025 i veicoli a batteria saranno tenuti a pagare la VED – Vehicle Excise Duty, la tassa automobilistica annuale (l’equivalente del nostro bollo auto), esattamente come le ICE. L’Esecutivo guidato adesso da Rishi Sunak ha comunque garantito gli investimenti sulla mobilità elettrica proseguiranno, così come le agevolazioni.

AUTO ELETTRICHE: DAL 2025 IN UK SI PAGA IL BOLLO, L’ANNUNCIO DEL GOVERNO

La notizia in realtà era nell’aria da un paio di settimane dopo un’anticipazione del Financial Times, ma l’ufficialità è giunta il 17 novembre 2022 con la lettura dell’Autumn Statement (il documento con cui il Governo UK fornisce un aggiornamento sui piani per l’economia) quando il cancelliere dello scacchiere Jeremy Hunt ha confermato che, a partire dal 2025 (e probabilmente con importi più bassi), anche le auto elettriche dovranno pagare la tassa automobilistica annuale, attualmente azzerata sia per il primo anno di immatricolazione che per quelli successivi. La motivazione è presto detta: a fronte della crisi economica che sta investendo il Regno Unito servono fondi per compensare il calo di introiti dovuto alla riduzione delle vendite di auto ICE.

AUTO ELETTRICHE IN UK SONO “TROPPE”: GIÙ GLI INTROITI DA TASSE E ACCISE

Infatti la diffusione delle auto elettriche, che in UK è molto buona, ha prodotto questo paradosso: sempre meno automobilisti pagano la VED, essendone esentati, e allo stesso tempo sempre meno automobilisti fanno rifornimento di carburanti tradizionale, determinando un mancato incasso dalle accise. In questo modo la qualità dell’aria è migliorata (anche se siamo ancora lontani da standard accettabili) ma si è creato un buco di bilancio non più sostenibile dalle esangui casse statali britanniche: le proiezioni stimano che la diffusione dei veicoli elettrici potrebbe portare già nel 2026 alla perdita di 2,1 miliardi di sterline di introiti tra bollo e accise. Ricordiamo che oggi in UK circolano circa 1 milione di auto e altri veicoli elettrici e che il 15% delle auto vendute quest’anno è a batteria.

MOBILITÀ ELETTRICA: IL GOVERNO UK GARANTISCE INVESTIMENTI E ALTRE AGEVOLAZIONI

L’introduzione del bollo auto per le auto elettriche dal 2025 non significa comunque che Londra abbia intenzione di stoppare le iniziative a favore della transizione ecologica. Lo stesso cancelliere Hunt ha infatti garantito che il Governo conservatore di Rishi Sunak proseguirà i massicci investimenti per aumentare le infrastrutture di ricarica, e che le flotte elettriche continueranno a pagare tasse agevolate, con aumenti non superiori del 5% per il 2028.

AUTO ELETTRICHE: DAL 2025 IN UK SI PAGA IL BOLLO. IN ITALIA SUCCEDERÀ LO STESSO?

Ovviamente la notizia rimbalzata da Oltremanica ha messo in allarme i proprietari italiani di auto elettriche, per paura che anche il nostro Governo adotti una misura simile. Magari non quest’anno ma nei prossimi. Nel precisare che in Italia i veicoli elettrici godono dell’esenzione dal pagamento del bollo auto per 5 anni a decorrere dalla data di prima immatricolazione, beneficiando di una legge che risale addirittura al 1953 (DPR 39/1953, art. 20: “Gli autoveicoli, i motocicli e i ciclomotori a due, tre o quattro ruote, nuovi azionati da motore elettrico, sono esenti dal pagamento della tassa di circolazione per il periodo di 5 anni a decorrere dalla data del collaudo”), e che alcune regioni come Piemonte e Lombardia hanno perfino disposto l’esenzione permanente, occorre sottolineare che la situazione nel nostro Paese è ben diversa dal Regno Unito.

In Italia, infatti, la diffusione di auto a batteria è ancora molto bassa ( a settembre 2022 il parco circolante BEV + PHEV superava di poco le 320.000 unità con le prime ferme a quota 158.000) e di conseguenza incide poco sugli introiti derivanti da tasse e accise. Non c’è quindi motivo di cancellare le agevolazioni attualmente previste, anzi ne servirebbero di più per incentivare un mercato che stenta a decollare se paragonato a quelli dei competitor europei.

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