Taglio accise, stangata diesel: perché hanno ridotto lo sconto?
Prorogato il taglio delle accise fino al 3 luglio, ma lo sconto sul diesel si dimezza e pesa parecchio sugli automobilisti che hanno una macchina a gasolio
Prorogato il taglio delle accise fino al 3 luglio, ma lo sconto sul diesel si dimezza e pesa parecchio sugli automobilisti che hanno una macchina a gasolio
È ufficiale la proroga del taglio delle accise sui carburanti, ma per gli automobilisti che utilizzano il diesel arriva una brutta sorpresa. Il decreto del ministero dell’Economia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, conferma infatti da ieri lo sconto sulla benzina (6,1 centesimi con IVA), dimezzando però quello sul gasolio, che passa da 12,2 a 6,1 centesimi con IVA. La misura sarà in vigore fino al 3 luglio 2026 e punta a contenere l’aumento dei prezzi alla pompa utilizzando il meccanismo delle accise mobili.
PROROGATO IL TAGLIO DELLE ACCISE SUI CARBURANTI
Il provvedimento stabilisce un’accisa pari a 622,90 euro per mille litri sia per benzina sia per gasolio, mentre per il GPL l’imposta viene fissata a 242,77 euro per mille grammi, e resta pari a zero per il gas naturale. La scelta è stata effettuata nell’ambito del sistema delle accise mobili, il meccanismo che consente di intervenire sui prezzi dei carburanti utilizzando le maggiori entrate fiscali generate dagli aumenti delle quotazioni energetiche: proprio grazie a questo strumento, è stato possibile adottare un decreto ministeriale senza ricorrere a un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri. Secondo quanto spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la misura è stata calibrata tenendo conto sia delle risorse disponibili sia dell’andamento del mercato energetico. L’obiettivo dichiarato dell’esecutivo resta quello di evitare che il prezzo del diesel superi stabilmente la soglia dei 2 euro al litro.
LE COPERTURE FINANZIARIE DEL PROVVEDIMENTO
La proroga viene finanziata attraverso il maggior gettito IVA registrato nel mese precedente. Nel dettaglio, il decreto indica che le minori entrate derivanti dal taglio delle accise saranno compensate utilizzando 149,4 milioni di euro di extragettito IVA accumulati tra l’1 e il 31 maggio 2026. Pertanto, è davvero improbabile che il Governo in futuro possa adottare ancora una misura del genere: mancherebbero le risorse.

L’ALLARME DEL CODACONS SUI RIFORNIMENTI DIESEL
Il Codacons stima che un pieno di diesel costerà mediamente 3,05 euro in più, considerando anche l’effetto dell’IVA. Se il confronto viene effettuato con il precedente taglio delle accise da 20 centesimi introdotto il 18 marzo, il maggior costo per ogni pieno può arrivare a 9,1 euro. L’associazione dei consumatori evidenzia inoltre che la riduzione dello sconto determinerà per gli automobilisti italiani una spesa aggiuntiva di circa 17,1 milioni di euro a settimana soltanto per i rifornimenti di diesel. Rispetto al vecchio sconto da 20 centesimi, il peso economico complessivo arriverebbe invece a 51,5 milioni di euro settimanali, confermando come quello delle tasse sui carburanti resti un tema centrale per famiglie, lavoratori e imprese.
I SOLDI SPESI DALLO STATO PER I TAGLI ACCISE
Secondo il dossier dei servizi studi di Camera e Senato sui decreti Carburanti, gli sconti sulle accise nel 2026 sono costati complessivamente 1.443,8 milioni di euro. Una cifra monstre che ha costretto l’esecutivo a rastrellare fondi ovunque, evidenziando come si sia ormai giunti a raschiare il fondo del barile. Trovare la quadra non sarà affatto semplice, soprattutto perché le variabili macroeconomiche remano contro. La speranza è legata a una rapida soluzione della crisi del Golfo, che sta deprimendo i mercati energetici: le scorte petrolifere mondiali stanno raggiungendo i minimi storici, minacciando una nuova impennata dei prezzi alla pompa che aggraverebbe la situazione.
QUAL È IL RISCHIO
Senza un allentamento delle tensioni geopolitiche, il rischio concreto è che la mini-proroga venga immediatamente vanificata dai rincari del greggio. Per Palazzo Chigi, si profila un vicolo cieco: estendere i sussidi significa sfidare i vincoli di bilancio, mentre azzerarli esporrebbe i consumatori a una stangata inevitabile. Il Governo potrebbe trovarsi costretto a decretare la fine degli sconti, scaricando sui listini dei distributori il peso di una crisi energetica che la finanza pubblica nostrana non può più permettersi di tamponare. Anche perché l’Unione Europea ha detto no a scostamenti di bilancio per sussidi ambientalmente dannosi.