Salone di Parigi 2026, no di BMW e Mini: resterà un evento per Case cinesi?
Dopo il no del Gruppo tedesco all'evento francese, ci si interroga sul futuro dei motorshow europei: uniche protagoniste le aziende del Dragone?
Dopo il no del Gruppo tedesco all'evento francese, ci si interroga sul futuro dei motorshow europei: uniche protagoniste le aziende del Dragone?
Il Salone dell’Auto di Parigi 2026 perde due protagonisti di peso ancora prima di aprire i battenti: BMW e Mini hanno infatti deciso di non partecipare alla manifestazione francese, in programma a ottobre, nonostante il Gruppo tedesco avesse annunciato la propria presenza soltanto pochi mesi fa. Una rinuncia che va oltre il semplice forfait di due marchi e riapre una domanda ormai ricorrente: i grandi motorshow europei sono ancora indispensabili per i costruttori tradizionali? Quegli eventi saranno il regno delle Case cinesi?
La decisione è stata motivata da BMW con un “cambio di priorità” e con la volontà di concentrarsi su altri eventi. Una spiegazione sintetica, ma significativa: insomma, si punta a risparmiare per allocare risorse altrove. Perché bisogna rammentare il recente profit warning.
BMW E MINI DISERTANO PARIGI: STRAVINCE LA CINA
Il caso BMW e Mini si inserisce in una trasformazione più ampia del rapporto tra aziende automobilistiche e saloni internazionali. Per decenni, eventi come Parigi, Francoforte, Ginevra e Detroit hanno rappresentato il palcoscenico principale per presentare nuovi modelli, concept e tecnologie: c’era anche Bologna.
Oggi, però, le società dispongono di strumenti molto più diretti per raggiungere il pubblico: presentazioni digitali, eventi privati, campagne social e manifestazioni organizzate direttamente dai brand. A costi inferiori.
Eppure BMW aveva da mettere in mostra notevoli gioielli tecnologici, tali da concorrere con le auto del Regno di Mezzo: modelli della piattaforma Neue Klasse (i3 e iX3), nuova X5, Serie 7 generazione più recente.
AUTO ELETTRICA: TRANSIZIONE CARISSIMA
Anche l’evoluzione del prodotto sta cambiando le strategie di comunicazione. La transizione verso l’elettrico, lo sviluppo del software e la crescente centralità dei servizi digitali richiedono investimenti enormi.
Ogni presenza a un grande Salone comporta costi significativi, dalla realizzazione dello stand alla logistica, passando per personale, comunicazione e organizzazione delle anteprime.
Di fronte a bilanci sotto pressione e a mercati sempre più competitivi, le multinazionali valutano con maggiore attenzione il ritorno concreto di queste partecipazioni.

PARADOSSO FRANCESE
Il paradosso è che proprio il Salone di Parigi 2026 era stato presentato come uno degli appuntamenti più importanti degli ultimi anni, con una presenza particolarmente significativa dei big.
La defezione di BMW e Mini rischia quindi di avere un impatto simbolico rilevante. Il Gruppo tedesco non è un costruttore marginale: la sua assenza riduce il peso del fronte europeo e alimenta il dibattito sul futuro dei tradizionali eventi dell’auto.
DRAGONE SUPERSTAR
A beneficiare del Green Deal auto elettrica UE – voluto proprio dalla Germania – sono i costruttori cinesi. Negli ultimi anni, le aziende del Dragone hanno mostrato una maggiore disponibilità a utilizzare i saloni europei come strumento di visibilità e di conquista del mercato.
Per marchi ancora relativamente nuovi agli occhi del pubblico occidentale, un evento internazionale rappresenta infatti un’occasione preziosa per costruire notorietà, presentare prodotti e dimostrare capacità tecnologiche.
Il rischio, per le manifestazioni europee, è dunque quello di trasformarsi progressivamente in una vetrina nella quale i marchi cinesi occupano sempre più spazio mentre i colossi storici riducono la loro presenza.
Non sarebbe necessariamente un problema per il pubblico, che potrebbe comunque assistere a un confronto internazionale più ricco e competitivo: lo è forse per l’identità stessa dei motorshow, nati storicamente come grandi celebrazioni dell’industria automobilistica europea.
Le rassegne mondiali – come la superpotenza asiatica sa – offrono valore aggiunto concreto: pubblico, media, clienti e opportunità commerciali difficilmente replicabili attraverso una presentazione online. Il tutto mentre la manifestazione di Pechino cresce sempre più.
Per Parigi 2026, la rinuncia di BMW e Mini rappresenta quindi un primo campanello d’allarme. Non significa che il Salone sia destinato a fallire, ma dimostra che gli equilibri sono cambiati. La capacità di attrarre nuovi protagonisti, mantenendo allo stesso tempo il coinvolgimento degli europei, sarà decisiva.