Mega taglio a stime BMW: possibile tsunami sull’auto UE
Il drastico calo delle vendite in Cina e la crisi in Medio Oriente costringono BMW a tagliare le stime, scuotendo l'intero settore automobilistico europeo
Il drastico calo delle vendite in Cina e la crisi in Medio Oriente costringono BMW a tagliare le stime, scuotendo l'intero settore automobilistico europeo
Il mercoledì nero automotive UE inizia stamane col pesante profit warning BMW, che rischia di essere uno tsunami su Borse, Case, fornitori. Per il Gruppo tedesco, dal 14 maggio guidato da Milan Nedeljković, stime al ribasso su consegne, ricavi e redditività 2026. Limitatamente al ramo auto, l’intervallo delle proiezioni sul margine operativo è stato tagliato dal 4-6% all’1-3%: una maxi sforbiciata. In quanto ai flussi di cassa, la stima per il 2026 è di 2,5 miliardi di euro (tagliata rispetto alla precedente guidance che prevedeva più di 4,5 miliardi), contro i 3,24 miliardi archiviati nel 2025. L’utile complessivo prima delle tasse subirà una contrazione definita significativa.
PROFIT WARNING BMW: PRIMA CAUSA, LA CINA
Ci sono due fattori principali alla base di questo improvviso peggioramento. Primo, il mercato automobilistico in Cina: qui, i marchi locali hanno il sopravvento per varie ragioni (prezzi, tecnologia, fascino dell’infotainment). Per molti anni, il Paese del Dragone ha rappresentato una manna per i costruttori europei di auto di lusso, ma da anni le cose sono cambiate, mentre le autorità di Pechino hanno recentemente modificato i meccanismi degli incentivi statali, provocando un forte calo degli acquisti in tutto il settore. Questa frenata ha scatenato una guerra dei prezzi spietata tra i produttori in Asia. La lieve crescita delle vendite registrata in Europa e negli Stati Uniti non è sufficiente a compensare il crollo avvenuto sul mercato del Celeste Impero.
SECONDO, LA GUERRA USA-IRAN
Come se la transizione green imposta da Bruxelles e il fattore Cina non bastassero, sono piombate fra capo e collo le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Gli impatti del conflitto USA-Iran nell’area si sono rivelati molto più gravosi del previsto. Da un lato, i prezzi dell’energia rimangono alti e continuano a pesare sui costi di produzione delle fabbriche: minaccia tremenda sull’automotive, comparto iper energivoro, tanto più se si devono fare auto elettriche e batterie. Dall’altro, l’instabilità globale sta minando la fiducia dei consumatori, spingendo le persone a rimandare gli acquisti importanti come quelli di una nuova vettura di qualsiasi marca. Macchina che, va detto, è mediamente costosissima per una serie di motivi fra cui l’elettrificazione.

TAGLIO CHIAMA TAGLIO
Come per tutti i profit warning di tutti i Gruppi auto, la dirigenza ha annunciato un piano immediato per tagliare i costi aziendali e rendere i processi industriali più rapidi ed efficienti. Queste misure straordinarie richiederanno spese di riorganizzazione nella seconda metà dell’anno, ma sono ritenute indispensabili per proteggere il futuro della società.
FILIERA TREMANTE
Il passo indietro di BMW ha sollevato un’ondata di forte preoccupazione in tutta Europa, configurandosi come un potenziale terremoto per la filiera, con ripercussioni anche su fornitori e venditori di qualsiasi brand: quando un colosso di questa portata lancia un allarme sui profitti, l’effetto domino è inevitabile. I mercati finanziari temono infatti che i problemi di BMW siano lo specchio di una crisi strutturale che colpirà presto anche gli altri grandi produttori europei, già messi a dura prova dal difficile passaggio verso i motori elettrici e dalla concorrenza dei marchi cinesi nella stessa UE. Che, coi suoi dazi, si rivela impotente e poco lungimirante: si pensi ai costruttori asiatici che aprono fabbriche nel Vecchio Continente al fine di scavalcare le barriere. L’obiettivo degli orientali – proprio per il mercato cinese non più frizzante come un tempo – è invadere a più non posso le capitali europee: fare profitti con l’export.
LE REAZIONI DELLE BORSE
Non ultimo, stamane le azioni BMW sono crollate alla Borsa di Francoforte di oltre il 7% a 63,115 euro, trascinando giù Mercedes-Benz e Volkswagen, mentre a Piazza Affari soffre Stellantis, che ha limitato i danni grazie all’annuncio di una collaborazione con Wayve e Uber per lo sviluppo di robotaxi. Paiono appartenere alla preistoria le previsioni degli esperti – elaborate nel 2019 – su un futuro roseo dell’auto UE grazie all’elettrico e al ban termico 2035.