Prezzo gas vola a 70 euro in Europa: guai per Case auto e indotto
I contratti TTF ad Amsterdam hanno superato e consolidato la soglia dei 70 euro al Megawattora: numeri quasi da record che fanno preoccupare l'automotive UE
I contratti TTF ad Amsterdam hanno superato e consolidato la soglia dei 70 euro al Megawattora: numeri quasi da record che fanno preoccupare l'automotive UE
Fiammata del gas naturale in Europa, schizzato sopra la soglia psicologica di 70 euro al Megawattora a causa della nuova escalation geopolitica in Medio Oriente: per il settore automotive e la sua vasta catena di fornitura si profila una nuova tempesta perfetta, proprio mentre i costruttori sono impegnati nella complessa transizione verso l’elettrico e nel tentativo di difendere i margini commerciali. L’impatto energetico sui processi produttivi primari è probabile, a nostro avviso: la lavorazione dell’acciaio, le fonderie di alluminio, lo stampaggio dei componenti metallici e la stessa produzione chimica ed energetica delle celle per batterie dipendono direttamente dal gas industriale. Un incremento repentino della materia prima si traduce in costi di produzione fuori controllo, erodendo la competitività delle fabbriche europee rispetto ai concorrenti asiatici e nordamericani, protetti da mercati energetici più stabili.
ENERGIA, UE DEBOLE: L’AUTOMOTIVE PAGA LA CRISI
Il gas europeo torna sopra i 70 euro al Megawattora e riapre una ferita che l’industria del Vecchio Continente conosce ormai da anni. Il nuovo rialzo delle quotazioni del TTF arriva infatti al termine di una lunga trasformazione del mercato energetico europeo, iniziata con la guerra tra Russia e Ucraina e oggi aggravata dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Prima del conflitto Mosca-Kiev, il gas russo rappresentava una componente fondamentale dell’approvvigionamento europeo. La guerra e il successivo ridimensionamento delle forniture russe hanno costretto l’Unione europea a cambiare rapidamente modello, aumentando gli acquisti di gas naturale liquefatto e cercando nuovi fornitori. La crisi del 2022 ha mostrato con chiarezza quanto il costo dell’energia potesse trasformarsi in un problema industriale per l’Europa.
Oggi arriva un secondo shock. Le tensioni militari tra Stati Uniti e Iran hanno aumentato i timori sulla sicurezza delle forniture provenienti dal Golfo Persico e, soprattutto, sul traffico di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz.
INDOTTO SOTTO STRESS PER I COSTI ENERGETICI
Il contraccolpo si abbatte con particolare violenza sull’indotto della componentistica, costituito in gran parte da piccole e medie imprese a forte intensità energetica. Molti subfornitori rischiano di trovarsi nell’impossibilità di trasferire i rincari sui prezzi finali di listino dei veicoli, bloccati da contratti di fornitura blindati con i grandi gruppi e da una domanda finale debole. Il rischio concreto è il blocco operativo o la riduzione dei volumi per le realtà più fragili della filiera.
Questa crisi energetica si inserisce in un quadro di mercato già fortemente appesantito da tensioni sui dazi doganali, rallentamento della domanda di vetture a batteria e costi normativi crescenti legati ai target di emissione UE. Per i colossi dell’auto e l’ecosistema dei fornitori, la priorità diventa ora la rinegoziazione dei contratti di fornitura energetica e l’accelerazione dell’efficienza dei siti, ma lo spazio di manovra a breve termine resta estremamente ridotto.

STELLANTIS E VOLKSWAGEN, IL PROBLEMA ENERGIA È STRUTTURALE
Il tema dei costi energetici non è nuovo per i Gruppi automobilistici. Volkswagen ha indicato più volte l’elevato costo della produzione europea tra gli elementi che pesano sulla competitività dei suoi stabilimenti, mentre Stellantis considera l’andamento dei prezzi di materiali ed energia tra i fattori capaci di incidere sulla redditività.
Per i costruttori, il problema non riguarda soltanto l’aumento delle bollette. Il vero rischio è che il differenziale strutturale dei prezzi energetici finisca per compromettere la capacità dell’Europa di mantenere una base industriale competitiva. Acciaierie, fonderie, impianti per la produzione di componenti e numerose altre attività della filiera automobilistica sono infatti particolarmente esposte al costo dell’energia. Un ulteriore aumento del gas potrebbe quindi tradursi in margini più bassi, investimenti rinviati e maggiore pressione sui costi di produzione.