PM10 e Coronavirus: il parere del CNR sugli effetti delle emissioni

PM10 e Coronavirus hanno davvero qualcosa in comune? Il CNR-Isac spiega cosa c’è di concreto sugli effetti delle emissioni e la trasmissione per via aerea del Coronavirus

21 aprile 2020 - 16:47

Inquinamento da PM10 e Coronavirus si sono ritrovati a condividere in più occasioni i contorni dell’emergenza Covid-19. Il dibattito più incalzante si è consumato sull’impatto che ha avuto il Coronavirus sulle emissioni di NOx da traffico stradale. Stavolta però è il Consiglio nazionale delle ricerche a fare chiarezza sul legame tra PM10, PM 2,5 e Coronavirus. Ecco il parere nei video sotto del CNR-Isac e cosa scientificamente oggi può definire un legame tra Coronavirus e particolato ambientale.

PM10, PM2,5 E CORONAVIRUS: LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI

Prima di arrivare al nocciolo della questione inquinamento-Coronavirus, bisogna precisare che il parere di CNR-Isac riguarda in modo ampio le emissioni di particolato ambientali, quindi ben oltre quanto si deposita in città a causa dei trasporti. Il chiarimento cauto degli scienziati nei video qui sotto riguarda due domande che hanno innescato curiosità ma anche paura nelle ultime settimane. Le città con maggiori concentrazioni di particolato da PM10 e PM2,5 sono più esposte a patologie pericolose per chi si ammala di Coronavirus? Poi, il contagio da Coronavirus può avvenire anche per via aerea? Le risposte preliminari a queste domande sono arrivate per mezzo di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Atmosphere.

INQUINAMENTO E CORONAVIRUS: QUALI EFFETTI SUI CONTAGIATI

Lo studio dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Lecce e Roma prova a spiegare i legami tra Inquinamento e Coronavirus. Non che l’uno sia la causa dell’altro e viceversa. Lo studio infatti prova ad analizzare i dati e le informazioni note partendo dall’evidenza che il Coronavirus ha avuto un impatto molto variabile sulla popolazione di città diverse. Da qui la necessità di capire se le città più inquinate espongono a maggiore vulnerabilità e rischio di patologie gravi i pazienti contagiati da Coronavirus. Daniele Contini, ricercatore presso JRC-Ispra spiega: “è plausibile che la già avvenuta esposizione di lungo periodo all’inquinamento atmosferico possa aumentare la vulnerabilità degli esposti al Covid -19 a contrarre, se contagiati, forme più importanti con prognosi gravi”. Tuttavia il parere più ampio nel video qui sotto richiede cautela nell’analisi delle cause che concorrono all’elevata mortalità per Coronavirus.

IL CORONAVIRUS SI PUÒ TRASPETTERE PER VIA AEREA?

I fattori ambientali, climatici e naturali che legano Coronavirus e inquinamento, conducono a quella che più ampiamente ha messo in allerta le persone: l’“airborne” del Coronavirus. Quanto lontano può muoversi il virus Covid-19 se trasportato dall’aria? Qualcosa che è strettamente legata ai modi più probabili di contagio: contatti o tosse e starnuti di portatori sani di Coronavirus. E’ possibile che il Coronavirus sia spostato (e trasmesso) assieme alle particelle sospese nell’aria e trasportate dal vento? “La trasmissione airborne può avvenire su due diverse strade”, spiega Francesca Costabile, ricercatrice CNR-Isac. “Trasmissione attraverso le goccioline grandi (> 5 µm) emesse da una persona contagiata con starnuti o colpi di tosse (1-2 metri) oppure attraverso il bioaerosol emesso durante la respirazione e il parlato”. Nel video qui sotto Contini e Costabile fanno una precisazione sul rischio all’interno e all’esterno di edifici, richiamando l’attenzione sulle precauzioni da prendere per evitare il contagio da Coronavirus.

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