No Triv attacca il Governo: inutile estrarre più petrolio, raffinazione impossibile
Il Coordinamento No Triv critica il Governo per il nuovo piano di estrazione petrolifera in Basilicata, evidenziando che l'aumento del greggio sarebbe inutile per la scarsità di capacità di raffinazione
Il Coordinamento No Triv critica il Governo per il nuovo piano di estrazione petrolifera in Basilicata, evidenziando che l'aumento del greggio sarebbe inutile per la scarsità di capacità di raffinazione
Il Governo Meloni tenta di fronteggiare il boom dei prezzi di benzina e diesel, oggi rispettivamente a 2,120 e 2,231 euro, su di 0,013 e di 0,015 euro: lo fa anche col decreto Sblocca Trivelle, provvedimento che punta ad accelerare la produzione energetica nazionale per contrastare le tensioni sui mercati internazionali, col petrolio Brent a 110 dollari per la guerra USA-Iran. La strategia dell’Esecutivo, sostenuta con forza da figure come il vicepremier Antonio Tajani, punta a incrementare l’estrazione interna di idrocarburi. Secondo il ministro degli Affari Esteri, l’obiettivo primario è triplicare la produzione di petrolio in Basilicata per ridurre i costi energetici che gravano sulle imprese e sulla seconda potenza industriale europea. La norma introduce a tal fine meccanismi di accelerazione e la nomina di commissari regionali per superare l’inerzia amministrativa sulle autorizzazioni upstream.
NO TRIV CONTRO GOVERNO: RAFFINAZIONE IMPOSSIBILE
Il Coordinamento No Triv boccia senza appello l’impostazione governativa. L’associazione ambientalista contesta la fattibilità e l’efficacia della misura, sollevando un interrogativo sulla gestione logistica del greggio estratto, come riporta Staffetta Quotidiana: ammesso e non concesso che si riesca ad aumentare la produzione lucana, dove verrebbe raffinato il petrolio?
Con la raffineria di Taranto rimasta tra i pochissimi impianti operativi in Italia, il sistema non disporrebbe della capacità necessaria per assorbire tutti i volumi dei giacimenti interni né per compensare le carenze del mercato europeo e mediorientale.
IL PARADOSSO DEL PETROLIO
Aumentare i quantitativi di greggio estratto sul territorio italiano non significa automaticamente disporre di più benzina e diesel a prezzi inferiori. Tra il pozzo e il distributore esiste infatti una complessa filiera industriale fatta di trasporto, stoccaggio, lavorazione del greggio e distribuzione dei prodotti finiti. È proprio su questo passaggio che si concentra una delle principali obiezioni dei No Triv.
La questione riguarda soprattutto la capacità residua delle raffinerie italiane. Negli ultimi anni il sistema nazionale ha attraversato una profonda trasformazione, con la chiusura o la riconversione di diversi impianti tradizionali e una maggiore dipendenza dalle dinamiche del mercato internazionale.
In questo scenario, l’eventuale incremento della produzione lucana dovrebbe essere inserito in una rete industriale già sottoposta a forti pressioni, evitando che il greggio nazionale debba essere trasportato altrove per essere trasformato.

PRIMA LA RAFFINAZIONE, POI L’ESTRAZIONE
Il paradosso, secondo i critici del provvedimento, sarebbe quindi quello di aumentare l’estrazione senza riuscire a trasformare integralmente quella materia prima in Italia. Il petrolio prodotto in Basilicata potrebbe contribuire alla sicurezza energetica nazionale, ma il beneficio sui prezzi alla pompa sarebbe tutt’altro che automatico.
Il costo finale dei carburanti dipende infatti anche dalle quotazioni internazionali del greggio (vero trionfatore in Medio Oriente), dai margini, dai costi logistici e fiscali e, soprattutto, dal livello delle accise. Al contrario, sarebbe utile prima aumentare la potenza di raffinazione, e poi trivellare.
Senza investimenti paralleli negli impianti e nelle infrastrutture, lo Sblocca Trivelle rischia di intervenire soltanto su uno dei segmenti della catena, lasciando irrisolto il problema della trasformazione del greggio e del suo effettivo impatto sui consumatori e sull’industria.
CRISI ENERGETICA E TRANSIZIONE: UE NEI GUAI
La situazione economica e strategica dei mercati petroliferi e del gas naturale impone al dibattito politico e industriale dell’UE una serie di riflessioni urgenti riguardo alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla protezione della manifattura nazionale. Il tutto mentre la transizione elettrica del Green Deal è un peso in più.
Nel nostro Paese, le associazioni di categoria e i rappresentanti dei settori industriali a forte consumo di energia chiedono a gran voce l’adozione di misure eccezionali per mitigare l’impatto dei rincari, suggerendo l’utilizzo dei proventi derivanti dalla recente vendita del gas stoccato per calmierare i costi e introducendo meccanismi di anticipazione finanziaria a supporto della competitività produttiva.
Intanto, il 17 settembre a mezzanotte scade il taglio accise di 0,171 euro con IVA sul diesel: il gasolio potrebbe decollare addirittura a 2,402 euro. Record mai visto.